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L'OSPITE
20.12.2017 - 07:020

Che Diavolo di disastro, per Gattuso è dura: «Avrà giusto il tempo per la messa di Natale»

I rossoneri sono in piena crisi. Come possono rialzarsi? Secondo Arno Rossini «Servono lavoro sodo e umiltà. Che il Milan giochi... non da Milan»

MILANO - Cena di Natale annullata. Vacanze di Natale annullate per far posto al... ritiro punitivo. I recenti, pessimi, risultati hanno fatto andare su tutte le furie i dirigenti del Milan, che hanno deciso di rinchiudere i giocatori a Milanello. E di buttare la chiave fino a data da destinarsi. Questo nella speranza di spingerli a dare più di quanto abbiano fatto finora; nella speranza di dare la svolta a una stagione fin qui amarissima.

La punizione darà i frutti sperati? La "reclusione", condita da sedute extra di lavoro tecnico e tattico, spingerà il Diavolo a rialzare la testa? In fondo la rosa in mano a Gattuso non è tremenda. Certo è che i numeri finora collezionati...

«La situazione è davvero difficilissima - è intervenuto Arno Rossini - è molto più dura di quanto si potesse pensare quando è stato esonerato Montella ed è stato chiamato Rino (Gattuso, ndr)».

Leviamoci subito un dubbio. Il problema del Milan riguarda la qualità della rosa?
«Di sicuro non stiamo parlando di una squadra di grandi campioni. Ci sono però elementi importanti, con alle spalle una carriera di rilievo. Non valgono forse lo scudetto o la qualificazione in Champions League; un piazzamento molto in alto nella classifica di Serie A, da Europa League diciamo, possono però ottenerlo».

Allora cosa sta andando storto?
«Sono tanti i fattori da prendere in considerazione e tutti correlati tra di loro. Il gruppo è "slegato". Donnarumma è insicuro. Ci sono dei giocatori che sono stati strapagati e che non stanno rendendo quanto tutti si attendevano. Non ci sono leader. E poi ancora, a livello societario, è arrivata la bocciatura dalla UEFA...».

Un disastro, insomma.
«C'è tanta negatività, questo è certo. Non sarà facile per Gattuso riuscire a raddrizzare la barca».

Quali tasti deve toccare l'allenatore per tentare di risolvere la situazione?
«Rino è un uomo di grande temperamento. Negli ultimi giorni ha cercato di spronare i suoi, di far venire a galla il loro orgoglio. Visto quanto capitato, è evidente che il messaggio non è passato. A questo punto deve provare a percorrere altre strade. Deve far giocare il Milan... non da Milan».

Ovvero tutto il contrario di quanto annunciato nelle primissime conferenze stampa?
«Si deve essere pratici, umili. I rossoneri possono esprimersi a un livello consono alla loro storia? No. Meglio, quindi, badare al sodo. Meglio lasciare da parte la ricerca del bel gioco e pensare a fare più punti possibile. Difesa, attenzione e pochi fronzoli. Il pressing alto? Ha senso quando hai gli interpreti giusti e quando tutti insieme lo fanno. Questo non accade; meglio allora arretrare il baricentro del gioco e attendere gli avversari. Non sarà spettacolare ma può dare risultati nell'immediato. E poi la sofferenza: va messa in conto. In attesa che arrivi la svolta, quell'episodio o quella partita in grado di scuotere l'ambiente e di dare il via alla ripresa».

Lasciamo da parte per un attimo Gattuso e la piazza milanese. In generale, quanto tempo serve a un allenatore per lasciare il segno?
«Per far accettare i suoi metodi e far comprendere almeno in parte le sue idee? Non meno di sei settimane di lavoro».

Rino potrebbe non avere tanto tempo.
«Per il momento, tenuto conto del suo passato e dell'amore a lui riservato dal popolo rossonero, non è in discussione. Però deve cominciare a vincere con continuità. La pazienza in questo mondo non è molta. Credo che almeno fino a febbraio, se i risultati saranno scarsi, gli daranno credito. Se invece i numeri collezionati dovessero essere pessimi, se le sconfitte si moltiplicassero, allora la sua panchina comincerebbe a traballare molto prima. E potrebbe anche tornare Montella».

Non una grande prospettiva per l'allenatore rossonero.
«Purtroppo però questa è la realtà. Gattuso è in ogni caso un combattente nato: le proverà tutte per far rialzare il suo Milan. Già sta impegnandosi a fondo per impostare la squadra a livello tattico e per arrivare a conoscere alla perfezione le caratteristiche dei suoi giocatori... nel prossimo futuro, se possibile, lavorerà anche di più. Continuerà a spingere finché non riuscirà a ottenere qualcosa. In questo momento, ne sono convinto, Rino non conosce la differenza tra giorno e notte. Per tutto quello che sta facendo, gli rimarrà giusto il tempo per andare a messa a Natale...».

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