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L'OSPITE
23.09.2015 - 08:130

L'innovazione è donna

Lea Ferrari, Partito Comunista

Il progetto "vota donna" evidenzia il divario tra la quota di donne nella popolazione svizzera, nel 2014 le donne superavano gli uomini, e la presenza femminile in parlamento, che riguarda un terzo dei seggi. Le donne sono quindi sottorappresentate in politica così come lo sono molte categorie di mestieri, per le une e per gli altri i tempi e i ritmi lavorativi ostacolano la partecipazione attiva alla cosa pubblica, croce e delizia del sistema di milizia. La presidente della commissione federale per le questioni femminili, Étiennette Verrey, ha promosso il voto di genere senza discriminazioni di partito motivandolo con il fondamentale e necessario punto di vista femminile.

Sono d'accordo nell'affermare la diversità tra uomo e donna, influenzata a livello biologico da diversi stimoli ormonali, di cui si deve debitamente tenere conto. Un esempio di attualità è la previdenza per la vecchiaia 2020 che giustamente vuole far fronte con un'adeguata regolamentazione e compensazione ai lavori part-time, in prevalenza ricoperti da donne. Ingiustamente la riforma delle pensioni mira ad un prolungamento dell'età pensionabile a 65 anni e si vuole rimpolpata dall'aumento dell'IVA, che, in quanto imposta indiretta, pesa su tutti i ceti senza distinzioni di reddito.

La donna è naturalmente spinta a mantenere le relazioni sociali, in questo senso si è costituito evolutivamente il suo cervello, come dimostrato dalla psichiatra statunitense Louann Brizendine. Una società moderna, progredita e democratica non può dirsi tale se non permette ad ogni suo cittadino di esprimere completamente le proprie capacità, perciò quando i servizi di asilo nido, di mensa, di dopo-scuola saranno efficiente, ovvero quando il destino della donna non sarà più inseparabile da quello di madre, si avranno più donne attive in politica. Le quote rosa sono una risposta maschile che svicola dai bisogni essenziali per conciliare famiglia, lavoro e vita sociale. Il futuro socio-economico prevederà una crescenta mobilità delle persone e la donna parte già svantaggiata perché non le sono garantite tuttora le condizioni quadro per affrontare serenamente una carriera.

Non solo la donna, ma con lei, gli esclusi: oggigiorno non potersi permettere almeno un soggiorno all'estero è fonte di marginalizzazione, le vacanze al mare sono uno status symbol; tra i giovani, l'eurotrip o l'erasmus hanno creato generazioni più propense al dialogo e al confronto multietnico, un atout prezioso per farsi strada nel mondo globalizzato, e chi non ne ha beneficiato perché non ha svolto studi superiori, resta indietro.

Siamo nell'economia del sapere (knowledge economy): l'ignoranza costa cara. A qualsiasi giovane il sistema scolastico deve offrire una solida istruzione di base, senza corsie preferenziali e con l'estensione dell'obbligatorietà scolastica, possibilità di scambi linguistici, accesso e partecipazione gratuita ad eventi culturali, conoscenze informatiche e dei mezzi di comunicazione.

In particolare le giovani donne devono rappresentare un motore di forte innovazione nell'edificazione di un mondo di eguali. Alle donne si deve riconoscere lo stesso salario e la stessa considerazione, promuovendo studi e ricerche di genere che approfondiscano gli ostacoli e la motivazione che contraddistinguono il percorso formativo femminile, garantendo scelte in piena libertà e consapevolezza. L'universo femminile è ancora tutto da scoprire.

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