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INTERVISTA
17.11.2015 - 00:360

Il bel rapporto tra Beltraminelli e l’automobile

Ama guidare qualsiasi veicolo e in qualsiasi modo, cerca di ridurre i consumi al minimo e non potrebbe mai rinunciare al cambio manuale. E a proposito delle auto “pulite” dice che…

Vivace, vispo, esagitato: sono tutti e tre simpatici aggettivi con cui Paolo Beltraminelli definisce se stesso all’epoca in cui era ancora bambino. In quegli anni, mentre a piedi sfida un suo coetaneo al classico “chi arriva primo”, rientrando a casa viene urtato da un’automobile. Niente di grave, ma possiamo quantomeno affermare che il primo contatto con l’automobile l’ha già avuto in tenera età. Letteralmente.

Nonostante ciò non ha mai avuto sentimenti negativi nei confronti dell’automobile?

No mai. L’automobile anzi mi è sempre piaciuta moltissimo. O meglio: più che l’automobile in se direi il fatto di poter guidare. Pochi mesi dopo aver compiuto 18 anni avevo già superato l’esame per la patente. Devo dire che complessivamente sia privatamente che per lavoro percorro parecchi chilometri e con qualsiasi veicolo: dal Pinzgauer ai tempi del militare al furgone della società sportiva passando per lo scooter. È una cosa che mi piace. E parecchio!

Piacere di guidare significa anche possedere un’auto sportiva?

In realtà non ne ho mai posseduta una, ad esclusione di una FIAT Ritmo Abarth 125 che mi aveva venduto un amico partito per gli Stati Uniti quando ero giovane. All’epoca mi piaceva guidare anche con una certa vivacità sulle strade di montagna. Seguivo pure le competizioni con gli eroi della Formula 1 che oggi sono scomparsi. Oggi più che le prestazioni dell’automobile apprezzo la praticità: con la famiglia la usiamo per gli spostamenti quotidiani, per caricare le attrezzature sportive, le bici, ci andiamo in vacanza. Possiamo fare veramente di tutto.

Che guidatore è Paolo Beltraminelli?

Con le mie automobili mi piace sempre cercare di battere i miei record sui consumi. Sono molto attento alla guida ecologica. D’altro canto sono uno di quelli che mai e poi mai rinuncerebbe al cambio manuale, tanto che probabilmente sarò l’ultimo uomo sulla terra ad avere un auto con tale cambio.

Ma che bella sorpresa! Lo dico perché la tendenza del mercato va invece nella direzione opposta…

Me ne rendo conto, ma non c’è partita sul piacere di effettuare tu stesso il “bilancino” nelle partenze, sul poter scegliere che marcia usare, sul poter avere l’ultima parola. Essendo una persona molto vivace sento il bisogno di fare qualcosa mentre guido, di lavorare, da qui il cambio manuale per me è diventato irrinunciabile. E poi diciamocelo: uno a cui piace guidare deve avere un cambio così!

Ora che sappiamo come guida, ci chiediamo invece dove guida più volentieri.

Quando sono io al volante le strade tortuose sono un must! Le Centovalli o i vari passi che ti portano in Engadina sono sempre una goduria… Che sia in bici o in auto le strade che mi piacciono sono sempre le stesse.

La convivenza tra automobilisti e ciclisti è sempre più difficile. Esiste una soluzione a questo problema?

Di fatto possiamo osservare come la stessa persona abbia comportamenti assai diversi a dipendenza quando è pedone, ciclista o automobilista. Tutte queste figure sono in conflitto tra di loro e riuscirebbero a trovare la loro dimensione solo se fossero realmente separati. Non solo in strada: lo stesso discorso vale anche per l’escursionista che nel sentiero di montagna si incontra con chi scende in mountain bike. Ci vorrebbe più comprensione e cercare di mettersi nei panni degli altri.

Con chi invece è intransigente?

Con chi dorme al semaforo: la trovo una mancanza di rispetto.

Oggi è a capo del Dipartimento della Sanità e della Socialità. Nonostante ciò essendo ingegnere segue ancora con interesse il progresso tecnologico?

Eccome! Penso per esempio al recente Dieselgate di Volkswagen che ho seguito con interesse e con una visione critica. Nel farlo resto però sempre basito dalla superficialità con cui vengono generalmente trattati dai massi media gli argomenti tecnici legati al mondo dell’auto.

Oltre a sfondare una porta aperta e dire in questo caso un’enorme verità, mi chiedevo per esempio come percepisce il futuro dell’automobile, tra guida autonoma ed energie alternative…

La guida autonoma può essere interessante anche se a mio modo di vedere dev’essere solo parziale e deve poter lasciare, se desiderato, al conducente la possibilità di guidare. Può però aiutare se siamo stanchi, gli anziani che di notte non vedono più bene e via dicendo. Il modo in cui l’elettronica subentra sempre maggiormente alla meccanica un po’ mi dispiace in quanto il percorso tecnologico va in direzione di un mondo sempre più piatto, che smorza la fantasia e l’individualità. Sulle energie alternative invece mi piace sempre ricordare una massima che dovrebbe accompagnare chiunque.

Quale?

Non esiste energia senza scorie. Quando si parla di energia pulita bisogna sempre fare attenzione anche perché se un’automobile non inquina dallo scarico non significa che non inquini il sistema che ha prodotto l’energia che le permette di viaggiare. Anche l’eolico ha le sue scorie se guardiamo i costi di produzione dell’impianto. O il fotovoltaico dei quali bisogna considerare produzione, durata, smaltimento e via dicendo. Non bisogna mai dimenticarsi che non tutto è come appare e continuare ad interrogarsi, a mantenere viva la mente. E l’automobile in questo senso di spunti ne offre davvero parecchi.

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