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SVIZZERA
01.11.2017 - 16:390

Nuova strategia agricola: più accesso ai mercati internazionali

Agli attori della filiera agroalimentare vanno fornite nuove prospettive. Soddisfatto il mondo economico

BERNA - I mercati agricoli nazionali e internazionali devono essere meglio connessi. Oltre a questo, agli attori della filiera agroalimentare vanno fornite nuove prospettive. Sono i due punti principali su cui si basa la strategia del Consiglio federale per la Politica agricola a partire dal 2022 (PA22+).

"Vogliamo portare l'agricoltura svizzera verso un futuro brillante", ha detto oggi il consigliere federale Johann Schneider-Ammann ai media a Berna. "La situazione è buona e curata", ma ci sono alcuni punti migliorabili e margini di miglioramento, ha aggiunto. In questa prospettiva, il governo ha approvato un'analisi globale dell'evoluzione a medio termine.

Le nuove prospettive per gli attori della filiera vanno fornite nei settori mercato, azienda e risorse naturali. Per i tre ambiti sono proposti orientamenti con i quali possano essere colmate le lacune della politica precedente e affrontate le sfide future. Il progresso tecnico, come ad esempio la digitalizzazione, svolgerà un ruolo fondamentale.

A medio termine i mercati agricoli nazionali e internazionali dovranno poi essere meglio connessi nel quadro di accordi commerciali. "L'agricoltura deve rimanere concorrenziale per svolgere il suo ruolo nel migliore dei modi", ha spiegato il ministro.

Una migliore interconnessione con i mercati esteri gioverà anche alla sicurezza alimentare della Svizzera, poiché circa il 40-50% del fabbisogno indigeno di derrate alimentari è importato. Il governo è convinto - ha affermato ancora Schneider-Ammann - che una parziale abolizione della protezione doganale è vantaggiosa dal profilo economico e, se accompagnata da adeguate misure di sostegno, gestibile per la filiera agroalimentare elvetica.

Ci sono diverse realtà alle quali ci potremmo rivolgere per una cooperazione. Una di queste realtà, ha detto il consigliere federale, è ad esempio il Mercosur - ovvero il mercato comune dell'America meridionale -, ma per una maggiore collaborazione è necessaria un'apertura del mercato. In futuro sarà infatti sempre più difficile concludere accordi vantaggiosi dal profilo macroeconomico senza fare considerevoli concessioni in settori come quello agricolo.

Una riduzione della dipendenza, con le dovute compensazioni, del settore dalla protezione doganale - ha insistito - consente di preservare la flessibilità per la conclusione di accordi di libero scambio vantaggiosi per l'economia svizzera.

Anche l'impatto ecologico va tenuto in considerazione. In Svizzera ci sono i mezzi per produrre in maniera sempre più rispettosa dell'ambiente, ha evidenziato il ministro. È necessario intervenire in particolare per ridurre il carico ambientale a un livello sopportabile per gli ecosistemi.

Per arrivare a soluzioni tangibili, l'esecutivo ha incaricato il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) di elaborare un documento interlocutorio sulla concretizzazione degli orientamenti della PA22+. In esso dovranno essere precisate le misure che potrebbero contribuire a ridurre i costi di un'eventuale apertura del mercato nel quadro di accordi commerciali bilaterali.

Sulla base dei riscontri, nel quarto trimestre 2018 il Consiglio federale condurrà una procedura di consultazione.

La strategia del governo soddisfa il mondo economico - Economia e agricoltura si dividono sulla strategia del Consiglio federale per la Politica agricola a partire dal 2022 (PA22+), presentata oggi. Per economiesuisse le proposte sono un primo passo atteso da tempo - seppur prudente - nella giusta direzione, mentre per l'Unione svizzera dei contadini (USC) il governo ignora la volontà del popolo e vuole sacrificare il settore.

Secondo l'esecutivo, i mercati agricoli nazionali e internazionali devono essere meglio connessi e agli attori della filiera agroalimentare vanno fornite nuove prospettive.

In un comunicato, economiesuisse loda la volontà di adoperarsi per la liberalizzazione del mercato agricolo, ricordando che al momento quello elvetico è uno dei più chiusi al mondo e per questo i prezzi delle derrate alimentari nella Confederazione sono così elevati.

Questo protezionismo costa circa 3,5 miliardi di franchi all'anno alla popolazione e alle imprese. Riforme vanno introdotte rapidamente - sottolinea l'associazione - per evitare una discriminazione delle aziende esportatrici svizzere. Economiesuisse sostiene dunque l'obbiettivo del Consiglio federale di condurre una politica agricola in grado di migliorare la posizione sul mercato, la competitività e la capacità d'innovazione dei contadini.

Di tutt'altro avviso l'Unione svizzera dei contadini, secondo cui il governo, dopo che tutto il resto del globo ha capito che il libero scambio in materia agricola non è la ricetta per il successo economico di un Paese, ignora i recenti sviluppi internazionali spingendo per un'apertura delle frontiere.

L'analisi di Berna non apporta alcuna prospettiva all'agricoltura e occulta fattori chiave come il livello dei costi di produzione, si legge in una nota. Inoltre il governo non ha tenuto conto dell'opinione dei cittadini, che lo scorso 24 settembre con il 78% dei voti a favore si sono espressi per un rafforzamento della sicurezza alimentare. Vogliamo "idee nuove e non vecchie ideologie", rivendica infine l'USC.

Per il PLR la migliore connessione dei mercati nazionali ed esteri nel quadro di accordi commerciali avvantaggerà tutti a patto che siano adottate le dovute misure di accompagnamento. Il futuro dell'agricoltura svizzera "poggia sulla qualità della produzione in un ambiente liberalizzato e competitivo", scrive il partito in una presa di posizione, aggiungendo che non vi è ragione di temere la concorrenza internazionale.

Sostegno ai contadini arriva invece dall'UDC, stando alla quale il Consiglio federale mette in pericolo il loro sostentamento e le forniture di derrate alimentari con la propria visione "lontana dalla realtà e incomprensibile". Il partito in un comunicato chiede, invece dell'apertura delle frontiere, un miglioramento delle condizioni di produzione interne.

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