Keystone
LIBANO
04.11.2017 - 22:170

Dimissioni del premier: «Temo per la mia vita»

La quiete è stata interrotta all'ora di pranzo con l'annuncio di Hariri, apparso sugli schermi della tv al Arabiya

BEIRUT - Con una mossa a sorpresa e senza precedenti il premier libanese Saad Hariri si è dimesso. Lo ha fatto con un annuncio trasmesso dai media sauditi da Riad, dove era tornato ieri sera in fretta e furia dopo esserci stato in visita già nei giorni scorsi.

Le dimissioni sono state accompagnate da un attacco frontale all'Iran, arcinemico dell'Arabia Saudita, e al suo alleato libanese, il movimento sciita Hezbollah, che per circa un anno ha fatto parte del governo di 'unità nazionale' guidato da Hariri, notoriamente protetto da Riad.

Il Libano, Paese dagli equilibri fragili ma che negli ultimi anni di guerre nella regione è emerso come il più stabile e sicuro dell'area, piomba ora nell'incertezza istituzionale: con lo spettro di tensioni confessionali e col rischio dello scoppio di violenze tra seguaci del fronte filo-iraniano e i rivali del blocco filo-saudita.

L'eco dello scontro regionale tra Iran e Arabia Saudita si è subito avvertito anche in Yemen, altro teatro di conflitto tra i due giganti regionali, dove gli insorti vicini all'Iran hanno sparato un missile balistico contro l'aeroporto di Riad, intercettato dalla contraerea saudita.

La quiete di Beirut è stata interrotta all'ora di pranzo con l'annuncio di Hariri, apparso sugli schermi della tv al Arabiya per annunciare le sue dimissioni dalla carica di premier, accusando l'Iran di «interferenze negli affari del mondo arabo» e Hezbollah di «aver creato uno Stato nello Stato».

Solo due giorni fa aveva incontrato a Beirut Ali Akbar Velayati, emissario della guida suprema della Repubblica islamica Ali Khamenei. Proprio dopo questo incontro Hariri è stato convocato d'urgenza a Riad. Hariri ha oggi affermato che «il braccio dell'Iran nella regione sarà tagliato».

Ha anche lasciato intendere di temere per la propria vita e di aver percepito oggi in Libano la stessa tensione che c'era prima dell'assassinio di suo padre, l'ex premier Rafiq Hariri nel 2005: «Ho percepito che qualcosa veniva ordito in segreto contro la mia vita», ha detto.

Hariri era stato nominato premier alla fine del 2016 al termine di una estenuante negoziazione regionale che aveva visto anche l'elezione di Michel Aoun, stretto alleato di Hezbollah, a presidente della Repubblica. Il governo di 'unità nazionale' esprimeva il clima di compromesso tra Iran e Arabia Saudita.

Da allora però l'ascesa al potere del principe ereditario saudita Muhammad ben Salman, assieme all'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, sembra aver riportato d'attualità la priorità saudita-americana di metter sotto pressione l'Iran. Nelle scorse settimane gli Usa hanno imposto nuove sanzioni agli Hezbollah, e Washington ha rimesso in discussione l'accordo sul nucleare iraniano.

Il presidente Aoun è stato informato solo poche ore prima delle dimissioni del premier con una telefonata di Hariri, che dovrebbe far ritorno a Beirut tra tre giorni. Aoun ha intanto dato mandato alle forze di sicurezza e all'esercito di «prendere le misure necessarie per mantenere l'ordine nel Paese». E la Banca Centrale ha assicurato che il sistema economico-finanziario regge, grazie all'ingente quantità di riserve di valuta straniera presente nei suoi forzieri.

Nell'attesa che domani parli in tv il leader degli Hezbollah, Hassan Nasrallah, l'Iran ha reagito in maniera composta, affermando che l'annuncio di Hariri si inserisce nel quadro dell'inasprimento della politica saudita-americana contro la Repubblica islamica. Mentre da Israele il premier Benjamin Netanyahu ha detto che «le dimissioni di Hariri sono una sveglia per la comunità internazionale di fermare l'aggressione iraniana nella regione».

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Ultimo aggiornamento: 2017-11-25 02:58:07 | 91.208.130.86