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THAILANDIA
19.08.2014 - 21:270

Ha 24 anni ed è sospettato di avere messo al mondo decine di bambini

Caccia al giapponese Mitsutoki Shigeta

BANGKOK - L'intento non è ancora chiaro, ma la condotta è quantomeno bizzarra: è per questo che la polizia thailandese sta dando la caccia a un giovane e facoltoso giapponese sospettato di essere il padre di almeno 16 bambini nati da madri surrogate.

L'uomo, che ha lasciato il Paese poco prima del ritrovamento di nove neonati a lui attribuiti in un appartamento di Bangkok, starebbe comunque collaborando a distanza, e ha inviato agli inquirenti un campione del suo Dna per chiarire la discendenza dei bambini di quella che è stata soprannominata "la fabbrica dei bebè".

Mitsutoki Shigeta (24 anni), figlio di un miliardario magnate delle telecomunicazioni in Giappone, è sospettato di avere messo al mondo decine di bambini. Oltre ai nove ritrovati assieme alle balie in un blitz della polizia dieci giorni fa, si crede che almeno altri cinque passati da quell'appartamento siano stati già portati all'estero: quattro di essi in Cambogia. Destinazione che, vista la pessima reputazione in merito del Paese confinante con la Thailandia e molto più povero, ha fatto pensare all'ipotesi di un traffico di minori. Contro Shigeta, che ha scritto una lettera spiegando la sua posizione, la polizia thailandese non ha comunque formalizzato nessuna accusa.

Ricostruendo la storia, i media giapponesi hanno però fornito nuovi dettagli che confondono ancora di più la situazione. Shigeta, ha raccontato una fonte che lo conosce bene, avrebbe espresso l'intenzione di diventare padre "fino a mille volte". Alcuni ipotizzano un delirio di onnipotenza o uno sfizio da megalomane debosciato; il giovane avrebbe dichiarato che "non c'è migliore cosa al mondo che lasciare dietro di sé tanti bambini", mentre altri indulgono in elucubrazioni su un possibile, strampalato desiderio di Shigeta di coltivare collaboratori destinati ad aiutarlo a gestire il suo patrimonio. La polizia ha già appurato che almeno 12 di quei bambini hanno in comune il padre, sebbene il giapponese non stia ancora stato accusato. La clinica presso cui si serviva Shigeta è stata intanto chiusa.

Lo scandalo è esploso subito sulla scia della storia del piccolo Gammy, il bambino Down con il cuore malato cresciuto dalla madre surrogata thailandese dopo che - secondo la donna - i genitori biologici australiani si erano rifiutati di riconoscere il bambino. Sebbene la coppia neghi, il caso ha contribuito a scatenare un dibattito sulla largamente ignorata questione delle madri in affitto, una pratica teoricamente illegale in Thaialandia ma in pratica ampiamente disponibile.

Le autorità di Bangkok, colte di sorpresa da una storia che ha commosso il mondo ed esposto il sottobosco delle cliniche e degli agenti che forniscono questo servizio, hanno promesso un giro di vite sul settore: che attira futuri padri e madri da tutto il mondo. Il blitz che ha portato alla scoperta della "fabbrica dei bebè" è arrivato in questo contesto. E intanto, la settimana scorsa, ad alcune coppie australiane è stato impedito di lasciare il Paese assieme ai loro neonati nati da madre surrogata, perché non disponevano dei necessari documenti per provare che fossero figli loro.

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