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STATI UNITI
12.09.2017 - 08:060

Nuove sanzioni dell'ONU a Pyongyang

Approvata una risoluzione per il bando alle importazioni tessili dal Paese asiatico e un tetto alle esportazioni di petrolio e gas

WASHINGTON - Nuove sanzioni dell'ONU alla Corea del Nord: il Consiglio di sicurezza ieri sera ha approvato all'unanimità una risoluzione per il bando alle importazioni tessili dal Paese asiatico e un tetto alle esportazioni di petrolio e gas.

Cosa prevede la sanzione - La risoluzione prevede il "bando alle esportazioni tessili di Pyongyang", mentre sono state alleggerite rispetto al testo originario le sanzioni proposte su tutte le esportazioni di gas naturale e petrolio. Nel documento approvato dai Quindici, infatti, si afferma che "gli Stati membri devono vietare la fornitura diretta o indiretta, la vendita o il trasferimento alla Nord Corea di gas naturale e dei prodotti petroliferi raffinati, e Pyongyang non si deve procurare tali prodotti".

Le eccezioni - Si pone tuttavia un'eccezione consentendo la "fornitura, il trasferimento o la vendita a Pyongyang di tutti i derivati del petrolio sino a 500'000 barili per un periodo di tre mesi a partire dal primo ottobre, e sino a 2 milioni di barili all'anno a partire dal primo gennaio 2018". Questo "a condizione che siano impiegati esclusivamente per il sostentamento della popolazione e che non generino profitti da investire nei programmi nucleari o balistici".

Inoltre si decide che tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite vietino a loro cittadini o entità di agevolare o effettuare trasferimenti da una nave all'altra di qualsiasi merce od oggetto che vengono forniti, venduti o trasferiti da o per la Nord Corea. E si afferma che "gli stati membri non devono fornire visti lavorativi a cittadini nordcoreani a meno che non vengano approvate esenzioni caso per caso" dall'apposito comitato.

Complicità di Russia e Cina per l'uso della forza - Non è invece previsto nel documento, il cui testo è stato ammorbidito per ottenere il via libera di Russia e Cina, l'autorizzazione all'uso della forza e l'inserimento del leader Kim Jong Un nella lista nera con divieto di viaggio e blocco degli asset finanziari, ma si amplia l'elenco di individui ed entità del regime soggetti alle misure restrittive.

"La Corea del Nord non ha ancora passato il punto di non ritorno", ha detto l'ambasciatrice americana all'ONU, Nikki Haley, dopo l'approvazione delle sanzioni contro il regime asiatico, precisando che "gli USA non cercano la guerra con Pyongyang".

Le nuove sanzioni adottate dal Consiglio di sicurezza dell'ONU contro la Corea del Nord tagliano le ultime esportazioni significative del regime e, insieme alle precedenti sanzioni, ora è bandito oltre il 90% del suo export, che nel 2016 era pari a 2,7 miliardi di dollari", ha precisato l'ambasciatrice americana al Palazzo di Vetro.

La nuova risoluzione prevede "il divieto totale all'export tessile, che vale quasi 800 milioni di dollari l'anno e rappresenta il settore maggiore della sua economia - ha aggiunto -. Inoltre taglia di circa il 30% la fornitura di petrolio a Pyongyang e oltre il 55% dei prodotti petroliferi raffinati".

"Il mondo civilizzato deve fare quello che la Corea del Nord non sta facendo, ossia fermare la sua marcia verso la costruzione di un arsenale nucleare. La scelta è loro. Se continueranno su questa strada continueremo ad aumentare la pressione, se decideranno di cambiare percorso il mondo vivrà in pace con loro", ha commentato la Haley.

L'ambasciatrice ha poi sottolineato che il risultato di ieri sera (anche Cina e Russia hanno votato sì al documento) "non sarebbe stato possibile senza la forte relazione costruita tra il presidente americano Donald Trump e il collega cinese Xi Jinping".

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Geng Shuang, citato dall'agenzia Nuova Cina, ha affermato che si tratta di "misure necessarie", dopo l'ultimo test nucleare della Corea del Nord del 3 settembre, il più potente dei sei fatti. Pechino spera che le nuove sanzioni siano attuate in pieno, ribadendo l'opposizione ai sistemi antimissile Thaad in Corea del Sud. La crisi, secondo il rappresentante permanente cinese all'Onu Liu Jieyi, "deve essere risolta in modo pacifico".

Dal canto suo il governo sudcoreano ha notato che le nuove sanzioni dell'Onu sono un "pesante" monito e "rappresentano il rinnovato impegno della comunità internazionale a non tollerare lo sviluppo nucleare e missilistico del Nord". La risoluzione 2375, votata in risposta del test atomico del 3 settembre, è la nona con sanzioni per il Nord dal 2006, anno della prima detonazione nucleare.

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