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28/01/2015 - 08:01

“La bambina sta male, aiutateci”

L’odissea di una bambina di 6 anni tolta alla famiglia affidataria

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LUGANO - Nascere da due genitori problematici non deve essere una colpa. Essere affidata a una famiglia che ti ama lo è ancora meno. La storia di Eva (nome di fantasia), una bimba di 6 anni, negli scorsi mesi ha fatto molto discutere. Facciamo ora il punto della situazione.

In affido e felice - Il papà con problemi comportamentali, la mamma pure. «Ci siamo attivati, grazie ai servizi sociali, per dare subito alla bimba una vita normale – ci dice la zia paterna della piccola –. È’ stata trovata una famiglia affidataria magnifica, mia nipote per 5 anni è stata felice».

Da oggi avrai un’altra famiglia - Un fulmine a ciel sereno, una decisione improvvisa: «Durante un normale colloquio la famiglia affidataria viene informata a voce che verrà loro tolto l’affido, a voce senza nessuna decisione scritta. Nel pomeriggio, inoltre, tre assistenti alla bimba praticamente sconosciute si sono recate all’asilo da mia nipote e l’hanno informata che avrebbe cambiato famiglia, quella attuale non era più la sua casa. Ma ci rendiamo conto?».

La vita cambia, anzi crolla - Il racconto della zia si fa intenso, in gioco c’è una giovane vita. «Mia nipote malgrado la nostra opposizione viene trasferita, dalla nuova famiglia affidataria si è trovata malissimo». Dopo solo due settimane la situazione precipita: la bambina sta male. Viene spostata in un foyer e poi al Cpe di Mendrisio. «Hanno fatto apparire la piccola come una giovane con problemi. Così non è. Il suo pediatra lo ha infatti confermato per iscritto che se c’era una cosa da non fare era proprio creare cambiamenti radicali nella vita della bimba. L’unica volta che ho potuto vederla, un’eccezione a Natale, la bimba era spenta, triste... temiamo per la sua salute. Alla famiglia naturale e a quella affidataria che per 5 anni ha cresciuto la bimba, sono stati infatti sospesi senza ragione tutti i diritti di visita dal giorno del suo trasferimento, fatto che secondo la zia paterna ha creato un grave trauma d’abbandono nella bimba, dato che tutto ciò che è successo per lei è inspiegabile. Purtroppo il trauma è stato ulteriormente aggravato dal fatto che anche dopo il giorno di Natale nessun altro contatto è stato possibile».

Governo, sbrigati! - «Il Consiglio di Stato – sostiene la zia – dovrà esprimersi in merito, soprattutto sulle decisioni, forse discutibili o quantomeno incomprensibile prese dall’Arp3 (Autorità regionale di protezione 3 di Lugano) e dall’Uap (Ufficio dell’Aiuto e della Protezione di Lugano) competente. Ci aspettiamo una presa di posizione del Governo, a breve. Abbiamo addirittura chiesto tramite una mozione urgente al CdS che una commissione esterna analizzasse il caso per valutare cosa realmente è successo».

La risposta di Beltraminelli – Si è subito attivato Paolo Beltraminelli, il direttore del Dss, dopo la nostra telefonata. Volevamo risposte e lui, una risposta, ce l’ha fornita. “La mia è l’opinione di un Consigliere di Stato preoccupato per una bambina – ci dice –. Premetto che, come in tutti i provvedimenti, effettueremo una revisione critica, si può sempre fare meglio. Daremo una risposta concreta sul caso specifico tramite un atto parlamentare”. Ed entra nel merito: “Per me l’importante è che la bambina stia bene. Per questo motivo ho sentito i suoi curatori e mi hanno detto che reagisce in modo positivo, ora frequenta l’asilo ed è contenta, ha una vita normale. Inoltre, oltre alla presa a carico consueta, gli è stato affiancato un curatore che segue gli interessi della piccola. Ripeto, per me il tema è molto delicato ma la mia prima preoccupazione è stata quella di capire se la bimba stava bene… e così è”. Ora non resta altro da fare che attendere la risposta ufficiale del CdS.

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43 commenti da TIO
SosPettOso - 28 Gennaio 2015 alle 22:42
Esempio pratico
Per vendetta a seguito di un banale litigio la madre di vostro figlio vi calunnia pesantemente in ARP. Sebbene voi abbiate smentito e lei rimaneggiato le accuse, l'ARP della regione vi sospende il diritto alle relazioni per più di un mese. Una volta chiarito l'equivoco l'ARP scrive "...è dunque ragionevole mantenere un diritto di visita ampio, come quello previsto dall'accordo del..." ma poi statuisce un calendario ridotto di un terzo dimezzando i pernottamenti. Al momento di fare reclamo chiedete (oltre che un ripristino effettivo e non solo dichiarato) che i vostri diritti alle relazioni che sono andati persi vengano compensati e vi viene risposto così:

"Neppure la richiesta di compensazione per i diritti di visita persi durante la sospensione cautelare puo' essere accolta. Recuperabili sono unicamente i diritti di visita persi se il motivo è imputabile al genitori che ha la custodia (ad esempio in caso di comodità o di assenza inaspettata; cfr. MEIER/STETTLER, op. cit. n.773). Nel caso concreto i diritti di visita persi scaturiscono dalla risoluzione di sospensione cautelativa dell'Autorità di protezione..."

In poche parole si premia l'attivismo della madre, ancorché mendace.
Perché se la madre semplicemente non si fosse presentata (e non vi avesse calunniato) le sarebbe toccato compensare il diritto di visita.
Se invece vi ha calunniati inducendo l'ARP in errore allora non deve compensare!
Se invece a seguito delle calunnie vi farà finire in arresto (tipicamente denuncia di reati sessuali) riceve anche un premio....

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