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01/05/2013 - 10:12

No al Concordato anti-ultrà, obiettivo 7.000 firme

"Mina le fondamenta dello Stato di Diritto e dà potere anche alle agenzie private". Iniziata la raccolta firme

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BELLINZONA - "Un Concordato che mina le fondamenta dello Stato di Diritto in cui viviamo, il quale dovrebbe garantire un controllo sugli abusi effettuati dalle forze dell'ordine. Ma quando si parla di stadio questo principio non vale più". E' un estratto del documento attraverso il quale il gruppo ultrà Bellinzona Boys 2005 spiega i motivi della sua contrarietà all'inasprimento del Concordato intercantonale sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive, votato dal Gran Consiglio lo scorso 16 aprile. Da qualche giorno è iniziata la raccolta firme che vede promotori di questo referendum i principali del tifo organizzato ticinese ed i principali gruppi sociali. L'obiettivo dichiarato è quello di raccogliere le 7.000 firme necessarie entro il 7 giugno per poter dare alla popolazione la possibilità di esprimersi.

Un inasprimento che non riguarda soltanto le manifestazioni sportive, ma si allarga anche a quelle extra-sportive. "Ecco dunque che i carnevali, le feste di paese (come, ad esempio, le varie sagre dell’uva), i mercati e via dicendo - si legge nel comunicato stampa diramato mercoledì mattina - vengono sottoposti a forme di controllo che difficilmente una visione razionale e realista della realtà potrebbe concepire. Tutto questo per reprimere la violenza, la quale è semplicemente un sintomo di una società che porta in sé problemi mai affrontati e che ancora oggi si cerca di nascondere dietro ai gruppi che si recano allo stadio per sostenere la propria squadra".

Come accennato all'inizio, secondo i contrari all'inasprimento, con questo Concordato vengono minate le fondamenta dello Stato di Diritto in cui viviamo. "La polizia - si legge nella nota - ha il potere di fermare con la forza, e trattenere in stato d'arresto per ore un tifoso, solamente a causa di un presunto sospetto che egli possa essere coinvolto in atti violenti, tutto ciò pure senza nessuna prova a sostegno. Questo potere viene inoltre dato anche agli agenti di sicurezza privati: lo Stato demanda l’esercizio della forza coercitiva, di cui dovrebbe mantenere il monopolio assoluto, ad agenzie private, venendo meno al suo compito di evitare abusi!"

Un altro aspetto controverso di questa legge "è la possibilità di essere accusato e condannato a una pena restrittiva che gli vieti l'ingresso agli stadi, semplicemente stando alla testimonianza di un poliziotto o di un agente di sicurezza privato, il quale però non ha nessun dovere di identificarsi. Oppure ci si può basare su immagini registrate con impianti di videosorveglianza interni agli stadi, i quali si sono dimostrati poco adeguati a questo fine, come dimostra la recente vicenda di Ambrì, dove è stato inizialmente accusato e condannato a non poter assistere a nessuna manifestazione sportiva per anni un ragazzo che, la sera dei fatti incriminati, non era nemmeno in Svizzera (essendo state messe sotto pressione, le autorità hanno poi fatto un passo indietro)".

Anche le restrizioni dirette per i club di calcio e hockey previste dal Concordato sono considerate esagerate. "Con le norme appena accettate dal Gran Consiglio ogni squadra dovrebbe infatti richiedere l’autorizzazione alle autorità per ogni partita di campionato o di coppa, misura che andrebbe a pesare finanziariamente sulle squadre, confrontate con una burocrazia troppo elevata. In un periodo in cui la situazione economica di molti club ticinesi non è prettamente rosea, una misura tale non sarà certamente d’aiuto".

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