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24/04/2012 - 20:00

Lezioni di nuoto obbligatorie, famiglia musulmana ricorre alla Corte dei diritti dell'Uomo

Il consigliere di Stato basilese Christoph Eymann difende la decisione di infliggere delle multe a quei genitori musulmani che non vogliono mandare i figli all'ora di nuoto. Una famiglia islamica ha deciso di ricorrere a Strasburgo





BASILEA - A Basilea non sembra risolversi la disputa tra cinque famiglie musulmane e il dipartimento dell'educazione cantonale. La disputa ruota attorno alle multe comminate nei confronti delle cinque famiglie che si sono rifiutate di mandare i loro figli alle lezioni di nuoto. Una di esse, secondo quanto riporta la Basler Zeitung, presenterà venerdì prossimo ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo.

Le famiglie di religione islamica si rifiutano di far nuotare i loro figli in una classe mista delle scuole elementari. Il direttore del dipartimento dell'educazione di Basilea Città Christoph Eymann, del partito liberal-democratico, comunque, non si lascia intimorire e resta fermo sulle sue posizioni. Di discriminazione non ne vuol sentire parlare. "La legge sulla scuola non è contro i mussulmani" ha dichiarato alla Basler Zeitung, "ma vieta a livello generale l'esenzione dalle lezioni obbligatorie". "Riteniamo fondamentale la partecipazione alle scuole dell'obbligo, indipendentemente dal colore del passaporto" ha aggiunto. Le scuole dell'obbligo - secondo il direttore del dipartimento dell'educazione - rappresentano un elemento di coesione tra la popolazione e questo principio non può essere messo in discussione". Nessuna eccezione quindi. Le lezioni obbligatorie, in quanto tali, non consentono esenzioni. Per nessuno. A Basilea le ragazze di fede maomettana hanno il permesso di indossare il costume integrale, che copre tutto il corpo. Ma evidentemente, per alcune famiglie islamiche non basta. Secondo la commissione basilese sull'Islam (Basler Muslimkommission) la migliore soluzione sarebbe quella di far frequentare lezioni private, che le famiglie mussulmane pagherebbero di tasca propria. Eymann, però, non ne vuole sentire parlare di questa opzione e la rifiuta categoricamente. Secondo il consigliere di stato basilese, in questo caso il problema non sta soltanto nell'imparare a nuotare.  Eymann ritiene giusto che le esperienze comuni di una classe, vengano condivise da tutti. Anche per quanto riguarda l'intenzione di una famiglia musulmana di ricorrere alla corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo Eymann non sembra preoccuparsene più di tanto: "E' un diritto democratico e bisogna accettarlo".

C'è un altro fronte però che non lascia tranquillissimo il consigliere di stato basilese. Un servizio mandato in onda recentemente da "Telebasel" proprio sulla disputa in corso nei due semi-cantoni di Basilea, ha un titolo che non è per niente piaciuto ad Eymann: "Inquisizione contro i musulmani". Il paragone con gli inquisitori che perseguivano in modo violento gli eretici è ritenuto dal direttore del dipartimento dell'educazione basilese "insostenibile". Eymann sta valutando se ricorrere alle vie legali e la sua intenzione è appoggiata dal suo collega di Basilea Campagna Urs Wütrich, del Partito Socialista. "Noi non stiamo lottando contro un gruppo" ha detto Eymann. "Noi vogliamo semplicemente far rispettare una legge, che valga per tutti e che eviti di creare società parallele".

La domanda della Basler Zeitung è se la posizione intransigente del governo nei confronti di quelle famiglie musulmane che non vogliono mandare i figli alle lezioni di nuoto non contribuirà alla creazione di quella società parallela che si vuole evitare. Infatti il rischio è che qualora i genitori perdessero il ricorso alla Corte di Strasburgo ci sarebbe già qualcuno che avrebbe pronto il progetto di creazione di una scuola privata musulmana. "E' possibile che questa può essere una delle conseguenze - conclude Eymann - "Ma la paura di possibili conseguenze non può portarci a non fare rispettare una legge in vigore".
 

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ULTIMO COMMENTO
Armagnac - 25 Aprile 2012 alle 14:26
Un caso del genere non bisogna ne parlarne ne discutere; le lezioni sono obbligatorie punto e basta! In quanto alla Corte dei diritti dell'uomo.... Per quel che vale; che facciano il riscorso; l'importante è parlarne poco; notizie del genere non meritano spazio sui giornali!
L'interessante è sapere cosa dirà la corte dei diritti dell'uomo; possiamo testare il suo livello di affidabilità. In quanto al responso come svizzero non mi importa. Noi dobbiamo essere sovrani di noi stessi come lo sono stati i nostri antenati.

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