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09/08/2017 - 13:13

«Io e Johansson non eravamo leader. Dopo di noi nulla fu più lo stesso»

Alfio Molina, un'immersione di ricordi a Lugano. «Slettvoll? Tracciò la strada. Il primo titolo? Per me fu più emozionante il ritorno in LNA nell'82»

Keystone
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LUGANO - Protagonista per oltre un ventennio davanti alla porta, Alfio Molina è uno dei simboli “storici” del Lugano. Nato bianconero, l'estremo difensore ha segnato indelebilmente un'intera epoca della squadra ticinese, prendendola per mano, giovanissimo, in Prima divisione, e portandola, da campione maturo, fino al titolo.

«Dalla Prima divisione, vinta nel 1963/64, siamo cresciuti insieme, io e la società - ci ha raccontato proprio l'ex campione - è stata una bella avventura, lunga e ricca di soddisfazioni».

Hai fatto tanta LNB ma poi hai anche goduto, nell'ultima parte della tua carriera, per i successi.
«Ci sono stati alti e bassi. Ci sono state le delusioni per le retrocessioni e le gioie per le promozioni. Ecco, proprio a un ritorno in LNA è legato il mio ricordo più dolce: rientrare tra i grandi, al termine del campionato 1981/82, fu sensazionale».

Una promozione l'avevi già vissuta nel 1971.
«Anche quell'anno fu molto bello. Tanto più che in Nazionale riuscì pure a giocare Olimpiadi e Campionati del Mondo contro avversari come la Russia, la Cecoslovacchia e la Svezia. Le sensazioni dell'81/82 furono però diverse, più profonde. Un conto è vincere a vent'anni, quando sei mosso da tanto entusiasmo. Un conto è farlo a trenta, quando sei più riflessivo, maturo».

L'85/86 come lo ricordi?
«Come l'anno di Slettvol e dei frutti portati dall'essere professionisti. Quel Lugano tracciò una strada che poi seguirono tutte le rivali. Indicò cosa serviva per vincere. E vinse. In quel campionato io giocai molto poco (il titolare era Thierry Andrey, ndr) ma nello spogliatoio c'ero. Avevamo qualità, avevamo voglia...».

Ti è toccato fare da leader di un gruppo affamato?
«Leader no. Per natura sono taciturno. Forse sono stato più un punto di riferimento, per quel che facevo, per come mi comportavo».

Chi era quindi, il leader di quella squadra, Kent Johansson?
«Neppure. Anche lui non è mai stato un chiacchierone. Lui “parlava” sul ghiaccio, dava l'esempio. In questo sì che era seguito. Il vero condottiero di quella squadra era Slettvoll. Senza dubbio. Mostrò a tutti quel che si doveva fare, lavorò duro e gettò i semi per tante vittorie. Grazie a lui e a quel Lugano l'hockey svizzero cambiò, migliorò. Dopo di noi nulla fu più lo stesso».

Qual è stato, secondo te, il Lugano più forte: quello del 1985/86 o quello del 2003/04? Vota nel sondaggio.

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4 commenti da TIO
BarryMc - 10 Agosto alle 12:47
Come dite voi sotto, Alfio è il numero 1 a tutti gli effetti.
Nessuno come lui.
Fosse di questa generazione sarebbe in NHL da un bel po'.
La MITICA RESEGA va assolutamente intitolata a lui.
IMMENSO!

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5 commenti da FACEBOOK
Sandro Rennis - 10 Agosto alle 14:45
Tralasciando il fatto che ho vissuto quel Lugano....un giornale dovrebbe scrivere in italiano per lo più corretto

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