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L'OSPITE

23/03/2016 - 16:00

Città dell’energia... a chi serve ?

Bruno Storni, deputato in Gran Consiglio e membro della Commissione Energia

Foto Archivio Ti-Press
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Due anni fa, parlando sulla stampa di finanze comunali ed energia elettrica, avevo definito la proliferazione delle Città dell’Energia (CdE) come prevalentemente operazione di marketing politico, con ricadute pressoché nulle per l’ambiente. Per statuto “il label Città dell’energia è un riconoscimento per i Comuni che adottano una politica energetica comunale sostenibile. Le CdE promuovono le energie rinnovabili, una mobilità sostenibile e utilizzano in modo efficiente le risorse.”

Ora a fronte dei nuovi obiettivi di politica energetica cantonale, federale e globale (COP21 Parigi), ritorno sull’argomento anche con un esperienza diretta l’acquisto del Label da parte del mio Comune. A Gordola abbiamo ottenuto il Label CdE praticamente per quanto fatto tempo fa: acquedotto, passerella, sussidi abbonamenti trasporto pubblico. Progetti innovativi realizzati, nonostante fossero osteggiati da chi si è buttato nell’effimero Label a costi non indifferenti per il comune (oltre 100mila Fr) e che addirittura ha bocciato la partecipazione ad un progetto europeo per la gestione efficiente delle risorse (acqua potabile) che oltretutto portava a Gordola 200mila Euro, progetto fortunatamente ripreso da SES e Comune di Terre di Pedemonte.

Ma vediamo un paio di situazioni che illustrano quanto si fa e non si fa nel campo energetico in una CdE, ce ne sarebbero diverse altre altrettanto problematiche ma non c’è spazio per tutto.

Edifici pubblici poco esemplari - Capitolo uso efficiente delle risorse: gli edifici pubblici delle CdE sono sovente gli edifici più energivori di queste “città”. A Gordola in questi anni di costose procedure per l’acquisto del Label, non si sono ridotti i grandi consumi (80mila litri nafta 250MWh elettricità), ma a fronte di questi ingenti sprechi, si acquista energia elettrica con il supplemento Tìacqua (0.5 cts/kWh) per ottenere punti per il label. Sarebbe molto meglio per l’ambiente sprecare meno della preziosa energia idroelettrica ticinese.

I tempi per i risanamenti degli stabili comunali sono biblici. Il risanamento del palazzo comunale, che brucia 17 mila litri nafta e 40 MWh elettricità all’anno e che per legge dal 2012 doveva essere agibile ai disabili, è in progettazione da almeno 8 anni. Intanto le porte del palazzo sono ancora a vetro semplice e si aprono verso l’interno (sicurezza?).

L’etichetta energetica dell’insieme degli edifici pubblici di Gordola oscilla tra F e G (gli ultimi della scala) quindi... città dello spreco! L’automobilista ticinese, per un vettura di questa categoria, paga un salato malus sulla tassa di circolazione. Ai Comuni danno il Label se prometti di risanare!

Illuminazione pubblica a LED - Altro settore di competenza dei comuni è l’illuminazione pubblica. Da anni sanno che dal 2015 sarebbe stata vietata la vendita di lampade al mercurio velenose e inefficienti. La SES ha ottenuto 1 milione da Prochilowatt per sostituire 4500 lampade fuori legge con nuove a LED. Ma a Gordola non tutte le nuove lampade sono a LED. Nel 2015 abbiamo montato armature convenzionali al sodio, poi smontate per rimontarle assieme ad altre simili su un’altra via più discosta della nuova “Città dell’Energia”. Eppure quelle a LED sono più interessanti anche economicamente non solo perché consumano meno ma perché non occorre più cambiare le lampadine, la differenza di costo tra un’armatura LED e una al sodio si recupera in pochi anni, tanto che Prochilowatt non sussidia più.

Il label malgrado gli sprechi - Concretamente, per ottenere il label i comuni possono benissimo continuare a sprecare energia, basta qualche promessa e qualche serata pubblica. Praticamente tutti i comuni che l’hanno richiesto (385) l'hanno anche ottenuto.

Ci sono chiaramente diversi comuni, che hanno fatto molto e che il label se lo meritano, ma la banalizzazione di questo marchio ormai 27enne lo declassa ormai a mero strumento di marketing politico. Proprio in queste settimane preelettorali a Gordola non si è esitato a riscaldare il più energivoro edificio del comune per anticipare i festeggiamenti della consegna del certificato prevista in settembre.

“Città dell’Energia”... così non serve - A conferma della debolezza del label il fatto che la Confederazione ha già dovuto aumentare a tre riprese la tassa sul CO2 sui combustibili, in quanto i consumi di combustibili fossili non sono diminuiti come si prevedeva, malgrado ormai più della metà della popolazione svizzera viva in una CdE.

È chiaro che con le CdE non raggiungeremo mai gli obiettivi di politica energetica sia cantonali che federali (che tra l’altro esigono il ruolo esemplare degli enti pubblici), né tantomeno gli obiettivi più recenti dell’accordo di Parigi. 


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