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19/06/2017 - 21:20

Brexit, negoziati avviati con «toni costruttivi»

Londra sembra aver digerito la trattativa in due fasi: prima le garanzie sui cittadini e gli impegni finanziari e poi le future relazioni

Keystone
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LONDRA - Troppo presto per speculare sul risultato finale delle trattative con Londra sulla Brexit, avverte Angela Merkel. Ma la sintesi della maratona negoziale di sette ore tra le squadre del Regno Unito e dell'Unione europea, capitanate dal britannico David Davis e dal francese Michel Barnier, per un «ritiro ordinato», ha toni «costruttivi». Sia Davis che Barnier parlano di «buon inizio», e citando Winston Churchill il primo, e Jean Monnet il secondo, si dicono «determinati» a raggiungere l'intesa.

Londra sembra aver digerito la trattativa in due fasi - compiere progressi sufficienti su garanzie per i cittadini, impegni finanziari e frontiere dell'Irlanda prima di passare alla seconda fase sulle future relazioni - contro cui si era battuta in un primo tempo. Ma Davis avverte: la questione della partnership futura fa parte del negoziato e «niente sarà concordato fino a quando tutto sarà concordato», ribadendo anche che il Regno Unito «lascerà il mercato unico e l'unione doganale».

Un primo passo avanti potrebbe arrivare già lunedì, quando la Gran Bretagna pubblicherà un documento sulle garanzie per i cittadini che costituirà la base per il negoziato, con Davis che immagina si possa arrivare ad un'intesa sul punto in «tempi ragionevolmente rapidi».

Barnier e Davis hanno comunque concordato di fare un round negoziale al mese (individuando le prime date del 17 luglio, 28 agosto, 18 settembre e 9 ottobre) usando il tempo tra l'uno e l'altro per elaborare proposte e scambiarle. In un primo momento ci saranno tre gruppi di lavoro che si occuperanno dei «diritti dei cittadini, conti e altre questioni», mentre il dossier sulla frontiera irlandese, trattandosi di una questione «più sensibile e complessa», è stata affidato ai più stretti collaboratori di Barnier e Davis.

Su tutta la complessa partita pesa però la situazione di difficoltà politica in cui arranca Theresa May. La leader che avrebbe dovuto condurre la trattativa col pugno di ferro, e che invece appare sempre più in bilico dopo la batosta elettorale dell'8 giugno, le oggettive difficoltà a formare un governo, la gestione degli attacchi terroristici e l'incendio della Grenfell Tower, che hanno contribuito ad offuscarne la popolarità.

Una fragilità, quella della premier britannica, a cui in molti, nella Ue, guardano con preoccupazione. Come avverte il capogruppo del Ppe all'Eurocamera Manfred Weber: «Il grosso problema è che non abbiamo idea di cosa vogliono i britannici: sono nel caos».

Il timore è che la mancanza di un vero mandato politico di May sulla Brexit possa risultare in una situazione di stallo, che allo scadere dei termini previsti dall'articolo 50 (29 marzo 2019), conduca ad un'uscita non concordata del Paese dal blocco: un'opzione non auspicata dai 27, ma a cui oggi, molto più di dieci giorni fa, si guarda, e a cui ci si prepara. Come testimoniano le parole del capo della vigilanza unica europea (Ssm), Danielle Nouy, secondo cui la Bce prepara le banche anche a uno scenario di 'hard Brexit'.

Per questo il presidente dell'Eurocamera Antonio Tajani e il negoziatore del Parlamento Ue per la Brexit Guy Verhofstadt sollecitano affinché «i negoziati comincino sul serio», perché i tempi previsti dal Trattato sono strettissimi.

D'altra parte, sembra che in queste ore, in casa Tory, si stiano valutando possibili manovre, magari con una sostituzione temporanea di May con Davis, eventualmente in attesa di portare il ministro degli Esteri Boris Johnson alla leadership. Una toppa che non si capisce fino a che punto possa però essere risolutiva in concreto. E anche se Johnson, nella riunione con i colleghi Ue a Lussemburgo, sembra indossare improbabili occhiali rosa - «Ci saranno molte discussioni, sul denaro e sul resto, ma dobbiamo alzare la prospettiva e guardare al futuro: siamo amici» e «l'intero processo porterà ad una risoluzione felice del rapporto» - la poltrona che attende May, al vertice dei leader Ue, tra qualche giorno, appare invece davvero assai scomoda.

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