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IRAQ

19/07/2017 - 19:00

Decine di esecuzioni e vendette a Mosul

Un incubo per tutti coloro che sono sospettati, a torto o a ragione, di aver avuto legami con lo 'Stato islamico

Keystone / AP
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BAGHDAD - La conquista di Mosul, ex roccaforte Isis nel nord dell'Iraq, da parte delle forze governative irachene è diventata un incubo per tutti quelli sospettati, a torto o a ragione, di aver avuto legami con lo Stato islamico. Decine di loro sono stati uccisi e torturati dai militari iracheni e da miliziani lealisti nel corso di una vera e proprio caccia al "terrorista".

La denuncia viene oggi da Human Rights Watch (Hrw), organizzazione umanitaria internazionale che conduce un'inchiesta basata su testimonianze e prove raccolte sul terreno. Da mesi e in corrispondenza con l'avanzata delle forze irachene dentro e fuori i quartieri di Mosul, giungono racconti di uccisioni sommarie, torture e altri tipi di violenza contro civili, anche donne e bambini, associati direttamente o indirettamente all'Isis.

In diverse testimonianze raccolte dall'Associated Press (Ap) a Mosul, militari iracheni tra cui alti ufficiali ammettono - a condizione di rimanere anonimi - di aver ucciso persone sospettate di esser legate allo 'Stato islamico' in un clima di generalizzata «sete di vendetta».

Nella sua fulminea espansione in Iraq e Siria tra il 2013 e il 2014, l'organizzazione jihadista si era macchiata di violenze e atrocità commesse contro decine di migliaia di persone, militari e civili, in varie regioni siriane e irachene. Queste violenze erano state allora giustificate da persone vicine all'Isis come "vendette" per i crimini attribuiti in precedenza alle forze governative nei confronti di comunità delle regioni poi cadute in mano allo 'Stato islamico'.

Belkis Wille, ricercatore di Hrw citato dall'Ap, evidenzia il rischio che le uccisioni sommarie registrate di recente e attribuite ai militari iracheni possano alimentare il già vizioso circolo della violenza in Iraq e in tutta la regione. Nei giorni scorsi rappresentanti dell'Onu in Iraq si erano detti fortemente preoccupati per questa situazione.

Dal canto suo, il premier il premier iracheno Haidar al Abadi ha condannato oggi le violazioni commesse da parte di «individui», membri delle forze governative o delle milizie anti-Isis nella regione di Mosul, affermando però che «si tratta di casi individuali commessi da persone ignoranti o che si erano accordate con l'Isis stesso per gettare cattiva luce sull'operato delle forze di sicurezza».

Il portavoce del ministero della difesa iracheno, il generale Tahsin Ibrahim, ha invece smentito l'esistenza di casi singoli di «uccisioni per vendetta» e ha assicurato che «la situazione è sotto controllo». Nei giorni scorsi aveva suscitato scalpore un video in cui si mostravano militari iracheni gettare persone sospettate di appartenere all'Isis dai piani alti di un edificio vicino all'Eufrate e di sparare ai loro corpi a terra.

Una sorte meno tremenda attende invece una donna francese, catturata a Mosul assieme ai suoi due figli di sei mesi e otto anni, e accusata di essersi arruolata nell'Isis. Il suo essere straniera, in possesso di un passaporto europeo, sembra averla salvata da possibili uccisioni a sangue freddo. Il suo avvocato in Francia ha chiesto che sia riportata in patria mentre il governo francese afferma che deve essere processata in Iraq.

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