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L'OSPITE

29/04/2012 - 09:38

Lugano, sempre più persone in assistenza

Lorenzo Quadri, Municipale di Lugano

Tipress




Sul fronte delle persone in assistenza, qualcosa sta cambiando; purtroppo in negativo. A Lugano il loro numero aumenta. E’ illusorio immaginare che la situazione della “city” rappresenti un caso isolato e non rispecchi, invece, quel che accade a livello cantonale.
Il numero dei casi d’assistenza aperti ha subito un’impennata negli scorsi mesi. Abituati a navigare, negli ultimi anni, su una media tra i 750 e gli 800 casi, a fine 2011 a Lugano si era superata la quota mille. E l’ultimo dato, di questi giorni, parla di 1150 casi aperti.

Se le persone in assistenza aumentano, i motivi possono essere due. O crescono i nuovi casi, o diminuiscono i casi chiusi, ossia le persone che non sono più a beneficio dell’assistenza. Il che ancora non vuole per forza dire che queste persone si siano rese economicamente indipendenti. Una parte di esse potrebbe semplicemente essere finita a carico di altri aiuti sociali; ad esempio l’invalidità.

In concreto a Lugano si osservano entrambi i fenomeni, con particolare incidenza del secondo: chi entra in assistenza fa sempre più fatica ad uscirne, ciò che suggerisce un mercato del lavoro grippato. Ad esempio: se nel primo trimestre 2011 si sono chiusi 73 casi d’assistenza, nello stesso periodo di quest’anno erano solo 51, ovvero la cifra più bassa del quadriennio.

E’ evidente che l’aumento esponenziale del numero dei frontalieri in settori professionali in cui non c’è certamente carenza di forza lavoro residente gioca la sua parte, non di poco conto, nei problemi occupazionali del Cantone.

Notizie poco entusiasmanti giungono  anche dal fronte dell’età delle “new entry” in assistenza.
Infatti, tra le 420 nuove domande  presentate a Lugano nel corso dell’anno 2011, la fascia d’età più rappresentata è quella dai 21 ai 25 anni, con 69 casi. In precedenza non era così. Se a queste 69 domande si aggiungono quelle inoltrate da persone di età compresa tra i 26 ed i 30 anni, che sono 40, arriviamo a 109 nuove richieste di assistenza presentate da persone tra i 21 e i 30 anni.
Traduzione: sempre più giovani non riescono ad entrare nel mondo del lavoro.

C’è poi un altro elemento di cui bisogna tenere conto. La città di Lugano da tempo compie un grande sforzo sul piano dell’inserimento professionale, mettendo a disposizione oltre 200 programmi di lavoro. Senza di essi, le persone in assistenza sarebbero ancora più numerose.

Senza voler fare del catastrofismo, appare chiaro che compito dell’ente pubblico è impegnarsi per alleviare questa spiacevole situazione; pur nella consapevolezza di non disporre, purtroppo, della bacchetta magica.

In primo luogo, sarebbe buona cosa che il Consiglio comunale approvasse in tempi brevi il secondo credito quadro anticrisi (il messaggio è stato licenziato ormai da mesi).

Al di là di questo, è importante

1) conoscere meglio i motivi che portano un numero crescente di persone a finire a carico dello Stato sociale;

2) intensificare i contatti con i datori di lavori presenti sul territorio;

3) creare una rete di domanda ed offerta; questo tanto per citare alcuni semplici esempi.

A Lugano si fa già parecchio. Ma le cifre dicono che bisogna fare ancora di più. Non è né semplice né scontato: la città si sta attrezzando. Con l’obiettivo non già di limitarsi ad accrescere le conoscenze teoriche o statistiche sul fenomeno dell’assistenza, per quanto queste ultime costituiscano la base di partenza, ma di fornire degli strumenti operativi e delle risposte concrete.

Lorenzo Quadri, Municipale di Lugano

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