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FFS Cargo, a Chiasso «nessun licenziamento» ma in 40 dovranno cambiare lavoro e sede

Il destino del personale di locomotiva dello snodo merci del Basso Mendrisiotto, svelato in conferenza stampa dalle Ferrovie.
Ti-Press/Pablo Gianinazzi
FFS Cargo, a Chiasso «nessun licenziamento» ma in 40 dovranno cambiare lavoro e sede
Il destino del personale di locomotiva dello snodo merci del Basso Mendrisiotto, svelato in conferenza stampa dalle Ferrovie.

BELLINZONA - Cambio di luogo di lavoro e di mansione, ma niente licenziamento per 40 dipendenti ticinesi di FFS Cargo in quel di Chiasso.

Lo confermano le Ferrovie in conferenza stampa oggi in quel di Bellinzona per esporre la nuova strategia Traffico a carri isolati (TCI), nel segno della redditività: «L’obiettivo è un Traffico merci in grado di finanziarsi autonomamente dal 2033, come indicato dalla Confederazione in veste di proprietaria delle FFS».

Per raggiungere questo traguardo il TCI, da anni fortemente in perdita, verrà rivisto dal punto di vista dell'assetto e concentrerà l'offerta là dove c'è effettivamente domanda.

«Attualmente, le FFS hanno troppi specialisti concentrati in alcune regioni, troppo pochi in altre. L’azienda deve impiegare il proprio organico dove ci sono merci da trasportare. Pertanto, cambierà luogo di lavoro il personale di locomotiva e di manovra di undici sedi con un volume di traffico molto ridotto o pochi collaboratori», spiegano le FFS, «circa 50 punti di servizio (degli attuali 280), per i quali la domanda è troppo bassa, in futuro non saranno più utilizzati nel traffico a carri isolati».

Fra queste c'è anche Chiasso, oggetto di diverse speculazioni e preoccupazioni in questi giorni soprattutto a livello sindacale, il cui personale di locomotiva «cambierà luogo di lavoro». Quali saranno le nuove mansioni e dove verranno impiegati non è chiaro. Tuttavia, «i licenziamenti, a livello nazionale, resteranno un'eccezione»

«L’obiettivo è quello di mantenere il maggior numero possibile di collaboratori all’interno delle FFS e impiegarli secondo le necessità. Sono quindi favoriti gli spostamenti del luogo di lavoro. Inoltre, le FFS sono costantemente alla ricerca di personale nel Traffico merci per far fronte all’ondata di pensionamenti».

Interpellata in passato sullo scalo di confine, le Ferrovie avevano confermato che «non ci sono ipotesi di chiusura. Dal 2023 a Chiasso è in funzione un nuovo stabilimento per la manutenzione della flotta del traffico merci. È e rimarrà uno stabilimento importante per le FFS».

Non solo in Ticino
La riorganizzazione del TCI comporterà cambiamenti per circa 200 collaboratori e collaboratrici in tutta la Svizzera (circa 130 nella Svizzera tedesca, 40 in Ticino e 30 nella Svizzera romanda). Le FFS garantiscono che verrà offerta «una soluzione a tutte le persone coinvolte: un altro luogo di lavoro presso FFS Cargo Svizzera, un ruolo diverso all’interno delle FFS, in una società affiliata o ferrovia partner oppure un riorientamento professionale accompagnato all’interno delle FFS. In questo contesto le FFS si attengono rigorosamente al contratto collettivo di lavoro (CCL)».

A essere interessato sarà il personale di locomotiva di Briga, Buchs SG e della già citata Chiasso nonché del personale di manovra di Thun, Rothenburg, Yverdon, Payerne, Friburgo, Delémont, Martigny e Wil. Secondo i programmi, le sedi di Sciaffusa e Frauenfeld verranno mantenute, rispettivamente fino al 2028 e fino al 2029. 

Il commento del sindacato

l sindacato del personale dei trasporti SEV è costernato. «Nonostante tutti i nostri avvertimenti, FFS Cargo prosegue con la sua ristrutturazione totale, rischiando di compromettere il proprio futuro e il successo della politica di trasferimento del traffico merci», afferma Philipp Hadorn, segretario sindacale SEV responsabile per FFS Cargo.

Il SEV è irritato dal fatto che dirigenti passati e attuali delle FFS e di FFS Cargo abbiano sempre dichiarato che il TCI fosse senz’altro in grado di raggiungere l’autosufficienza economica, incoraggiando la politica a integrare questo obiettivo nella legislazione. Per il SEV è chiaro: «finché le condizioni quadro continueranno a permettere ai trasportatori stradali di produrre a costi inferiori, nemmeno la ristrutturazione in corso renderà il TCI economicamente autosufficiente, così come non ci sono riuscite le precedenti riorganizzazioni».

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