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L'OSPITE
27.12.2017 - 11:000

Milioni di rughe per Mou, «Basta United, ora una nazionale. Con i soldi guadagnati, poi...»

Arno Rossini è convinto che lo Special One chiuderà al termine della stagione con i Red Devils: «Lo vedo stanco, meno esplosivo del solito. Dopo il Mondiale siederà sulla panchina di una selezione»

MANCHESTER (GBR) - C'era una volta lo Special One. C'era una volta l'intrattenitore, il provocatore, lo stratega e soprattutto il fantastico allenatore. C'era e (forse) non c'è più. Ecco, magari questa è un'esagerazione; dopo l'anno sacro consacrato ai nerazzurri, il portoghese brizzolato noto al mondo come José Mourinho ha però visto un po' offuscarsi la sua stella. Ha vinto ancora molto con il Real Madrid (una Liga e un paio di coppette in tre stagioni), con il Chelsea (una Premier e una Coppa di Lega in un paio d'anni) e con il Manchester United (tre coppe l'anno passato); non ha però più dato quell'impressione di onnipotenza raggiunta con il Porto, nella prima avventura con i Blues e con l'Inter.

Il suo tempo è passato? La gloria è alle spalle? Di certo c'è che, preso atto di un'altra Premier svanita quando ancora fa freddo, la dirigenza dei Red Devils ha glissato sul possibile rinnovo del suo contratto. E il fatto che a dominare in Inghilterra siano i cugini del City di certo non sta aiutando José...

«Io questo Mourinho... lo vedo un po' stanco, un po', non so come dire, appagato - ha sottolineato Arno Rossini - Ecco, sì, forse con il passare degli anni si è un po' seduto. Mettiamola così: mi sembra meno esplosivo del solito».

Lui che ha sempre puntato su carica, provocazione e grinta per far rendere al meglio i suoi giocatori...
«Prendete una sua foto quando era all'Inter e una di ora, allo United. È vero, è passato del tempo, ma il suo invecchiamento è stato netto. Prima aveva un milione di rughe. Ora due milioni. Ma d'altronde non ci si poteva attendere altro: fare l'allenatore logora. Se poi questo lavoro lo affronti come fa di solito il portoghese».

Sta di fatto che pur non vivendo annate magrissime, i risultati paiono in calo. Anche il suo appeal, a dire il vero.
«A Manchester, per guardare la sua ultima panchina, l'anno passato non ha fatto malissimo. L'ultima stagione ha infatti vinto Community Shield, Coppa di Lega ed Europa League. In Europa la sua squadra era tuttavia una spanna sopra ogni rivale e in Inghilterra... beh contava la Premier. E lì è arrivato lontanissimo dal Chelsea».

E quest'anno è lontanissimo dal City di Guardiola.
«Uno smacco per lui, per i tifosi e per i dirigenti. Per questo il rinnovo tarda ad arrivare».

Ma arriverà?
«Non credo proprio».

Fine dell'avventura con i Red Devils? Anche se arrivasse la Champions League?
«Pure con il Porto e l'Inter finì così, no? Quando pensa di aver ottenuto il massimo da un club...».

In realtà in passato è stato anche cacciato. Lui molto pratico...
«Al giorno d'oggi non basta più badare solo al risultato. Serve lo spettacolo. I club e i tifosi voglio anche quello. Per questo credo che lui, con i suoi metodi, dopo due, tre stagioni, cominci a diventare scomodo. Per questo le sue avventure non durano mai tantissimo».

Via dallo United per andare dove?
«Mourinho ha quasi 55 anni. Credo che dopo l'estate, dopo i Mondiali, siederà sulla panchina di una nazionale. E non per forza il suo Portogallo. Qualche big d'Europa magari delusa dalla campagna in Russia - la Germania, la Francia, magari la stessa Inghilterra - o qualche selezione come quella USA, per la quale potrebbe anche divenire il "volto" di tutto il movimento».

Cambio di vita?
«Totalmente. Avrà da lavorare, ma non sarà più un impegno quotidiano. Potrà quindi rallentare, godersi la famiglia e un po' dei milioni che ha guadagnato in carriera».

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