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BRASILE/ITALIA

12/10/2017 - 19:38

Cesare Battisti: «Se verrò estradato mi consegneranno alla morte»

Il presidente Michel Temer ieri avrebbe deciso di revocargli l'asilo

Keystone
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RIO DE JANEIRO - Se mi faranno rimpatriare in Italia "mi consegneranno alla morte". Cesare Battisti mostra abbattimento e preoccupazione ai media brasiliani, dopo l'ennesimo capovolgimento di fronte attorno alla sua vicenda: il presidente Michel Temer ieri avrebbe deciso di revocargli l'asilo politico e l'ipotesi di una sua espulsione - fanno capire le diplomazie di Roma e Brasilia - riappare più che concreta.

Tutti i passi per l'estradizione dell'ex terrorista sono stati fatti, ha confermato oggi il ministro della Giustizia italiano, Andrea Orlando, in sintonia con quello degli Esteri, Angelino Alfano, che ha detto di nutrire "grande fiducia" nell'operato del capo di Stato verdeoro. Mentre il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, ha sottolineato - in un Forum all'ANSA - che "Battisti non ha nulla di eroico e molto di criminale".

Così lui, che pochi giorni fa brindava quasi beffardo all'indirizzo dei fotografi, sicuro di sentirsi "protetto" nel Paese sudamericano, oggi invece si interroga: "Perché non ho diritto di restare qui?".

L'ex membro dei Proletari armati per il comunismo rivolge la domanda ai giornalisti di 'O Estado de S.Paulo', ai quali ha aperto le porte della casa di Cananeia, sul lungomare di San Paolo, dove ha fissato la residenza. La stessa abitazione che la polizia federale sta "sorvegliando giorno e notte" per accertarsi della sua presenza, fa sapere la stampa locale.

"Non so se il Brasile vorrà 'macchiarsi' sapendo che il governo e la stampa hanno creato questo mostro in Italia", afferma Battisti, in un misto tra lo sfogo e la supplica.

"Non sono un clandestino, non sto compiendo nessun illecito", ripete ai cronisti, dicendosi "molto preoccupato" all'idea di non poter rivedere suo figlio di quattro anni, avuto dalla moglie brasiliana.

Poi torna sul suo arresto nella città di Corumbà, al confine con la Bolivia, avvenuto la settimana scorsa, per sospetto traffico di valuta. Un episodio che gli inquirenti hanno inquadrato come un tentativo di fuga all'estero.

"Se avessi voluto andarmene non mi sarei recato in Bolivia, avrei scelto l'Uruguay, perché è un Paese un po' più affidabile ed è dove ho più relazioni", si difende Battisti.

I suoi legali intanto, si sono detti "fiduciosi" che Temer "rispetterà le norme brasiliane" e non lo rispedirà in Italia, "nonostante le pressioni politiche interne ed esterne". "La revisione della decisione presidenziale non è più possibile", insiste la difesa di Battisti facendo riferimento al decreto dell'ex presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, che nel 2010 negò l'estradizione dell'italiano e gli concesse asilo politico.

Ma diverse fonti politiche rivelano che l'ufficio legale del presidente della Repubblica avrebbe già pronta la strategia per rendere inevitabile l'estradizione dell'ex estremista rosso, condannato in Italia all'ergastolo per quattro omicidi commessi durante gli anni di piombo. Anche a prescindere dalla decisione del togato Luiz Fux - relatore del caso presso la Corte suprema - di concedere o meno l'habeas corpus all'italiano. Mentre anche un altro giudice supremo brasiliano, Gilmar Mendes, in un'intervista al Messaggero ha sostenuto che l'estradizione non solo è "possibile", ma che sarà probabilmente pure "veloce".
 
 


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