Cerca e trova immobili
CANTONE

«Avere un disturbo psichiatrico e delle armi? Sì, si può fare. Ma se uno non viene curato…»

Dopo il caso shock dello sparatore di Aarau, lo psichiatra Carlo Calanchini boccia l'idea di controlli regolari su tutti i detentori di armi e si esprime rispetto ai timori emersi nella popolazione.
«Avere un disturbo psichiatrico e delle armi? Sì, si può fare. Ma se uno non viene curato…»
AFP
«Avere un disturbo psichiatrico e delle armi? Sì, si può fare. Ma se uno non viene curato…»
Dopo il caso shock dello sparatore di Aarau, lo psichiatra Carlo Calanchini boccia l'idea di controlli regolari su tutti i detentori di armi e si esprime rispetto ai timori emersi nella popolazione.

LUGANO - È la notte del 30 agosto. Ad Aarau una festa techno sta volgendo al termine quando, intorno alle 2.30, si sentono esplodere dei colpi d’arma da fuoco. Un uomo che poi si scoprirà essere un 43enne giurassiano spara 40 proiettili, servendosi di un fucile d’assalto e di una pistola. Una ragazza di 22 anni perde la vita e altre cinque rimangono ferite, alcune delle quali gravemente. 

L’uomo, si apprende in seguito, aveva disturbi psichiatrici, ma aveva acquistato le armi una ventina di anni fa e le deteneva in maniera regolare. Suo padre rivela poi che è schizofrenico, ma rifiutava qualsiasi forma di cura, e che la famiglia ignorava detenesse armi.

Noi ne abbiamo parlato con il dottor Carlo Calanchini, psichiatra e psicoterapeuta ticinese nonché esperto forense.

«La famiglia avrebbe dovuto agire»
«Questo signore non veniva curato del tutto…è chiaro che le cose non potevano andare a finire bene», ci dice. E smentisce il pensiero diffuso secondo cui, se un paziente rifiuta le cure ma non rappresenta un pericolo per sé o per gli altri, non sia possibile intervenire.

«Non devono per forza esserci gli estremi per un ricovero coatto d’urgenza. Quando una persona continua a peggiorare a livello psichico, ma rifiuta ogni tipo di trattamento, si deve allertare l'Autorità regionale di protezione (ARP) per un ricovero coattivo ordinario a scopo di assistenza», spiega. «La famiglia avrebbe dovuto agire in questo senso, ma spesso in queste situazioni prevalgono paura, indecisione e un affetto che alla fine diventa controproducente, perché porta a temporeggiare». 

Ecco quando vengono fatti i controlli
Ancora più complessa è la questione della detenzione delle armi, anche considerato che non è chiaro se lo sparatore di Aarau abbia acquistato le armi prima o dopo aver ricevuto la diagnosi di schizofrenia.

«Non esistono controlli sistematici e regolari sullo stato psichico di chi ha avuto l’autorizzazione di detenere un’arma», conferma prima di tutto Calanchini. 

L’idoneità ad ottenere il permesso di detenere un’arma oppure a continuare a detenerla viene infatti valutata, attraverso una perizia psichiatrica, principalmente in tre situazioni: in seguito all’avvio di un procedimento penale, a una segnalazione di imminente pericolo fatta alla polizia e, in maniera sistematica, se la persona è stata ritenuta inabile al servizio durante il reclutamento o inabile al porto d’armi durante il servizio. 

«Ne faccio forse quattro o cinque all’anno di queste perizie», ci spiega lo psichiatra. «La maggior parte delle persone che mi trovo a valutare non hanno fatto il servizio militare, ma per dei motivi che poi, nel tempo, spesso sono stati superati o che sono ininfluenti rispetto alla capacità di detenere un'arma, come possono essere attacchi di panico o un’apparente depressione. Si tratta di persone normali che hanno l’hobby della caccia o del poligono». 

Cercò di sparare al vicino...«ma oggi non c'è motivo di pensare che sia pericoloso»
Più delicate le circostanze legate ai procedimenti penali…che però non escludono a priori dalla possibilità di possedere armi. 

«Anni fa, per conto della Magistratura, ho peritato un uomo che praticava la caccia e aveva il permesso d'acquisto di armi», ci racconta Calanchini. «A un certo punto ha avuto una crisi psicotica e ha tentato di sparare a un vicino di casa. Fortunatamente l’arma era inceppata, per cui non è successo niente, ma è scattato un procedimento penale. In seguito ai fatti quest’uomo è stato ricoverato in clinica psichiatrica, io l’ho interrogato insieme al procuratore e appariva in uno stato confusionale totale. Però poi, con le cure del caso, il signore è rientrato nella sua normalità e si è stabilizzato». 

In seguito al procedimento, postosi il problema delle armi, è quindi scattato un meccanismo di controlli regolari. «Ora lui viene annualmente nel mio studio per essere valutato e rinnovare il suo permesso di detenzione. Si tratta di una persona che ha disturbi, sì, e che ogni tanto va a caccia, ma vede regolarmente uno psichiatra e riceve la sua terapia. È stabile, sotto controllo, e non c’è motivo di pensare che sia pericoloso».

Controlli a tappeto? «Il carico di lavoro sarebbe troppo»
Ma, onde prevenire, non sarebbe il caso di svolgere controlli regolari su tutti i detentori di armi? Oppure su tutti i detentori di armi con disturbi psichici? 

«Nel primo caso si dovrebbero creati dei servizi appositi e andrebbero esaminati periodicamente tutti i cacciatori, i tiratori sportivi e i collezionisti d’armi, che non sono pochi. Ciò comporterebbe un enorme sovraccarico di lavoro per gli psichiatri…per rilevare, probabilmente, un 95% di idonei al possesso di armi». Nel secondo caso, dice Calanchini, «si andrebbe invece a imporre una sorta di ipotesi di potenziale colpevolezza a tutte le persone che hanno un disturbo psichico più o meno conclamato. Sarebbe come dire “tu non hai fatto niente, però ogni tot tempo dobbiamo verificare che tu non sia un potenziale omicida”». 

Secondo lo psichiatra, insomma, la prevenzione andrebbe fatta in altre forme: assicurando cure regolari a chi ha disturbi psichiatrici e facendo «un po’ più di psicoeducazione alla collettività». 

«La maggior parte dei reati sono opera di persone "normali"»
Intanto, anche alla luce di altri casi come quello del 65enne che a marzo ha ucciso sé stesso e altre cinque persone dandosi fuoco su un autobus a Kerzers, nella popolazione si fa strada l’idea che sempre più autori di reati abbiano disturbi psichici. 

«Non ho dei dati in questo senso, ma penso che la maggior parte dei reati venga commessa da persone cosiddette “normali”. Perché la normalità non è uno stato acquisito una volta per tutte, è uno stato in evoluzione», commenta Calanchini.

«La schizofrenia non può non essere trattata»
Ritornando allo sparatore di Aarau, lo psichiatra ci spiega poi quali sono i sintomi della schizofrenia e cosa comporta il rifiuto di curarsi con una condizione di questo genere. 

«I sintomi classici, quelli più conclamati, sono idee bizzarre, come essere influenzati o essere stati rapiti dagli alieni, oppure essere in contatto con il diavolo. Allucinazioni, spesso acustiche, che di solito si manifestano con voci che parlano male, che dicono ad esempio “Sei un fallito, non vali niente, ucciditi". Poi ci sono idee di persecuzione, qualche volta religiose o mistiche, e sintomi come involuzione, isolamento, rifiuto di contatti sociali e spegnimento degli affetti». 

«Gli schizofrenici non sono potenzialmente più pericolosi di altre persone», evidenzia Calanchini, «ma di norma non vivono benissimo e hanno bisogno di essere trattati sia con la psicoterapia che con i farmaci». 

La volontà di una persona malata
Le ragioni principali dietro al rifiuto di essere curati sono tre. «Quella più importante è che uno non si rende conto di essere ammalato. Poi c'è il problema della paura dei farmaci, perché molti temono, prendendoli, di diventare un'altra persona. E infine c’è la paura di diventare dipendenti». 

«Un paziente schizofrenico o comunque con disturbi psichiatrici gravi può esprimere la volontà di non essere curato», conclude lo psichiatra. «Bisogna però anche chiedersi cos’è la volontà di una persona così malata. Perché i giuristi giustamente ci mettono lo zampino, ma loro partono dal presupposto che la volontà di un malato mentale grave sia come quella di una persona sana. E non è così».

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE