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CANTONE / GRIGIONI

Non solo Roveredo: una perquisizione anche nel Mendrisiotto

Gli inquirenti hanno visitato una fiduciaria, il titolare garantisce la propria estraneità ai fatti
EUROPOL
Fonte laRegione
Non solo Roveredo: una perquisizione anche nel Mendrisiotto
Gli inquirenti hanno visitato una fiduciaria, il titolare garantisce la propria estraneità ai fatti

ROVEREDO - L’operazione antimafia “Pozzo”, scattata il 23 febbraio in diversi Paesi europei, conduce anche nel Mendrisiotto. A riferirlo è laRegione. Al centro dell’inchiesta internazionale – coordinata tra Francia, Italia e Svizzera con il sostegno di Europol – un vasto traffico di cocaina dall’Ecuador ai principali porti europei e il riciclaggio dei proventi per conto della criminalità organizzata italiana. Il bilancio parla di sette arresti e sequestri per oltre cinque milioni di euro: ville, tra cui una proprietà a Canobbio acquistata per 1,7 milioni di franchi, vetture di lusso, criptovalute per 60mila euro e contanti per 26mila. Gli indagati sarebbero legati al clan camorristico Ascione-Papale di Ercolano e alla cosca ’ndranghetista Morabito di Africo.

L’inchiesta tocca da vicino anche la Svizzera italiana. Tra i fermati figurano infatti un 52enne napoletano e il figlio di 24 anni, residenti a Roveredo (GR) con permesso di dimora B rilasciato dal Canton Grigioni, nonostante precedenti penali che avevano portato le autorità ticinesi a negare l’autorizzazione al padre. Una circostanza che ha provocato la dura reazione del Municipio di Roveredo, sfociata in una lettera di sette pagine inviata al governo grigionese per chiedere chiarimenti sul rilascio dei permessi a persone rifiutate dal Ticino ma poi inserite nel circuito economico svizzero.

Il 52enne è stato arrestato in Francia, nei pressi di Cannes, insieme alla moglie montenegrina di 37 anni; il figlio è stato fermato a Maslianico, al confine con Vacallo. Altri arresti sono avvenuti a Napoli, Cantù e nuovamente a Cannes, dove è stato preso anche il padre della donna, considerato da Europol un obiettivo di alto livello e ricercato in mezza Europa.

Padre e figlio compaiono nel Registro di commercio ticinese come amministratori unici, in tempi diversi, di una società anonima costituita nel novembre 2020 e attiva nel settore edilizio. La società – l’unica in Svizzera in cui i loro nomi figurano ufficialmente – ha sede negli uffici di uno studio fiduciario con presenza nel Mendrisiotto, dove risultano domiciliate circa 25 aziende. Dopo una prima fase gestita da un fiduciario del Luganese, la carica di amministratore unico è passata nell’agosto 2022 al 52enne e, nel giugno 2023, al figlio, allora poco più che ventenne.

Proprio lo studio fiduciario del Mendrisiotto è stato perquisito il giorno dell’operazione dalla Polizia federale. Il titolare ha affermato a laRegione la propria estraneità ai fatti e di aver «prestato la massima collaborazione agli agenti presentatisi nel mio ufficio. Ho messo a disposizione tutte le carte richieste e ho risposto alle domande riguardanti il mio ruolo nella SA e i rapporti con i due arrestati». Il fiduciario precisa inoltre di aver incontrato i due clienti «forse una o due volte» dal 2020 e che l’attività della società sarebbe stata «quasi nulla», senza elementi che potessero far emergere sospetti. «Mi sento tranquillo», ha concluso.

L’indagine, avviata nel gennaio 2023 dopo una segnalazione delle autorità svizzere su sospetti movimenti finanziari, ha progressivamente rivelato un sistema articolato di riciclaggio: società di comodo, false fatturazioni, investimenti immobiliari e trasferimenti transfrontalieri frequenti. La svolta è arrivata lo scorso novembre con il sequestro di un ingente carico di cocaina nel porto di Anversa, episodio che ha permesso di collegare diversi sospetti italiani e montenegrini e di far scattare, il 23 febbraio, il blitz coordinato in tutta Europa.

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