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CANTONE«Chattava con più bambine, le manipolava e poi andava oltre»

20.02.24 - 11:49
Chiesti tre anni di detenzione, di cui uno da scontare, per il 34enne accusato di atti sessuali con fanciulli.
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«Chattava con più bambine, le manipolava e poi andava oltre»
Chiesti tre anni di detenzione, di cui uno da scontare, per il 34enne accusato di atti sessuali con fanciulli.

LUGANO - Tre anni di detenzione, di cui uno da scontare e due sospesi condizionalmente per un periodo di cinque anni. È questa la pena richiesta dalla pubblica accusa per il 34enne oggi a processo alle Assise criminali di Lugano.

«L'imputato non si è limitato solo all'online, ma ha agito anche nel mondo reale», osserva la procuratrice pubblica Chiara Buzzi. «E la sua preferenza, l'ha ammesso lui stesso, è nelle bambine tra i 7 e gli 8 anni. Fortunatamente, però, difficilmente a quell'età hanno accesso ai social media».

Buzzi ricorda inoltre che «in seguito alle prime due condanne, quella del 2014 e quella del 2020, l'uomo è immediatamente tornato a consumare materiale pedopornografico».

«Nessuna sprovvedutezza, le manipolava» - In tutto ciò, rincara la dose la procuratrice, «non si può parlare di sprovvedutezza, come sembra volerci far credere per inzuccherare la pillola». Il 34enne «utilizzava infatti decine di profili social fittizi per adescare ragazzine, fingendosi loro coetaneo. Chattava in contemporanea con più bambine, e lui stesso le chiama bambine, cercando quella più spinta. Iniziava con complimenti e lodi, manipolando le minori, per poi passare oltre se vedeva che la ragazzina non si opponeva».

«L'ha fatto solo perché minacciata» - Per quanto concerne poi l'episodio avvenuto nel Sopraceneri, e quindi l'accusa di coazione sessuale, Buzzi ritiene che non vi fosse alcuna consensualità. «La 15enne ha agito solo sotto la pressione psicologica esercitata dall'imputato, con le minacce di pubblicare le foto di nudo da lei inviate. La giovane viveva poi una situazione familiare fragile e difficile. L'imputato lo sapeva e ne ha approfittato, il che costituisce un’aggravante».

«Bieche pulsioni sessuali» - Per la pubblica accusa la colpa del 34enne, sia dal profilo oggettivo che soggettivo, è quindi grave. «Lo è perché ha messo a repentaglio lo sviluppo di queste minori. A lui non interessava del loro benessere, ma solo di soddisfare le sue bieche pulsioni sessuali».

«È cambiato» - La parola passa poi alla difesa. «L'imputato ha agito in modo immaturo e superficiale, con un trait d'union che è un'incapacità di comprendere le sofferenze delle vittime», esordisce l'avvocato Davide Corti, sostenendo però di aver osservato un grande miglioramento nell'atteggiamento dell'uomo. «All'inizio di questo procedimento non condivideva con nessuno le sue esperienze. Nel tempo ha però iniziato a parlare con i suoi familiari, con il suo datore di lavoro e con la psicoterapeuta. Oggi condivide tutto, anche gli errori che fa».

La difesa chiede poi il proscioglimento dell'uomo dal reato di coazione sessuale e si rimette alla Corte per quanto riguarda la commisurazione della pena. Nessuna contestazione, invece, rispetto all'obbligo di continuare la psicoterapia e al divieto di utilizzo dei social network.

«Chiedo scusa» - «Voglio chiedere scusa a tutte le vittime coinvolte, che hanno sofferto a causa mia», dichiara infine il 34enne. «Ho la volontà di migliore e continuare il percorso psicoterapeutico fino a quando sarà necessario».

La sentenza è attesa per le 12.30.

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