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Caso Nurnberg, la replica della RSI: «Il licenziamento non è legato alle accuse di mobbing».

L’emittente sostiene che il pagamento non implichi ammissione di responsabilità né conferma le tesi dell’ex dipendente.
Ti-Press
Caso Nurnberg, la replica della RSI: «Il licenziamento non è legato alle accuse di mobbing».
L’emittente sostiene che il pagamento non implichi ammissione di responsabilità né conferma le tesi dell’ex dipendente.

LUGANO - Dopo la pubblicazione dell’articolo da parte di Tio, arriva a stretto giro la replica dell’ufficio stampa della RSI: il caso riguarda il licenziamento della giornalista Paola Nurnberg. Nei giorni precedenti, anche il sindacato UNIA aveva preso posizione.

«Contrariamente a quanto può essere lasciato intendere da UNIA e Paola Nurnberg - si legge nella nota stampa - il licenziamento non è legato alle accuse di mobbing formulate dall’ex collaboratrice. Si tratta di una vertenza distinta, fondata su presupposti giuridici diversi, affrontata tempestivamente a tutela anche del rispetto delle regole professionali e della credibilità dell'azienda».

E ancora: «È errato affermare o lasciare intendere che il pagamento rappresenti una conferma della fondatezza delle accuse rivolte alla RSI o equivalga a un’ammissione di responsabilità o a una conferma delle tesi sostenute dalla controparte. Il versamento effettuato dalla RSI non costituisce in alcun modo un riconoscimento di licenziamento abusivo».

Il pagamento della pretesa avanzata in causa, stando a quanto afferma la RSI, «è avvenuto senza riconoscimento di responsabilità e senza che ciò possa essere inteso come un’ammissione rispetto alle argomentazioni della ex dipendente».

L’azienda ha ritenuto che «il valore monetario della causa non giustificasse le spese che avrebbe dovuto in ogni caso affrontare, potenzialmente superiori al valore litigioso stesso. Pertanto, d’intesa con il legale esterno incaricato, si è ritenuto di versare quanto richiesto al fine di chiudere la vertenza».

La RSI respinge l’accusa che il licenziamento abbia qualsiasi legame con la segnalazione disciplinare fatta da Paola Nurnberg, «che era stata riconosciuta e aveva portato alla sanzione di un collega. A prova di questo, in seguito a quell’episodio l’azienda si è adoperata per recuperare pienamente l’inserimento di Paola Nurnberg in azienda, coinvolgendo anche la direzione generale della SSR, il sindacato SSM».

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