«Ho paura di perdere i miei cari sotto le bombe. Ma la libertà ha un prezzo»

Parla la 40enne iraniana Shabnam Mazidi, che da quattro anni vive in Ticino.
Parla la 40enne iraniana Shabnam Mazidi, che da quattro anni vive in Ticino.
LUGANO - «Da una parte c’è la paura…quella di perdere la mia famiglia e i miei amici sotto le bombe. Dall’altra parte, però, c’è la speranza di trovare la libertà». A dircelo, commentando il pandemonio scoppiato in Medio Oriente questo weekend, è Shabnam Mazidi, una 40enne iraniana che dal 2022 vive nel Luganese.
L’escalation delle tensioni tra il fronte USA-Israele e l'Iran ha infatti segnato un punto di svolta nella regione, con l’uccisione del leader iraniano Ali Khamenei e uno scambio di attacchi aerei, missilistici e con droni.
Bombe vicino a casa - Shabnam, intanto, racconta di essere riuscita a parlare al telefono con sua sorella, seppur brevemente, sabato. «Mi ha detto che sono tutti vivi. Era però piuttosto di fretta perché abita vicino alla zona in cui è stato ucciso Khamenei e stava radunando i suoi averi per spostarsi in un’area più sicura».
La famiglia di Shabnam, come lei, spera che questo conflitto possa condurre il Paese verso un Governo più aperto e rispettoso dei diritti umani. «Finora il popolo ha fatto quello che poteva, ribellandosi al regime, ma la gente veniva uccisa per strada e non si è risolto niente. I miei familiari hanno paura, ma sentono di non avere un'altra via».
«Vogliamo la pace, ma non possiamo continuare così» - Il popolo iraniano «non vuole la guerra, vuole vivere in pace. Ma anche senza guerra sta male», continua la 40enne. «Quindi o continuiamo a vivere così, con la repressione e distruzione quotidiana del regime, o decidiamo di accettare questa sofferenza sperando di arrivare a un cambiamento. La libertà ha un prezzo e noi lo stiamo pagando con il nostro sangue. Stiamo pagando con la speranza di arrivare alla libertà».
L'ombra del nucleare - Il conflitto, in definitiva, per gli iraniani è un male necessario. «Se c’è guerra muoiono, se non c’è guerra muoiono comunque. So che tante vite innocenti andranno perse, ma se non cambia nulla il popolo continuerà a vivere nella sofferenza».
E lo spettro del nucleare non lascia indifferenti. «Stiamo parlando di un Governo che uccide la sua gente per strada», sottolinea Shabnam. «Se riuscisse a realizzare una bomba nucleare cosa potrebbe fare?!».
Gli interessi di Trump - Riguardo al presunto desiderio di Trump di aiutare il popolo iraniano, tuttavia, la 40enne si dice incerta. «Quello che posso dire è che nessun Paese fa qualcosa per un altro popolo senza guardare ai propri interessi. Ma se questi interessi coincidono con i nostri, tanto meglio. Va detto che gli iraniani conoscono molto bene le dinamiche geopolitiche, perché dopo tutto quello che abbiamo subito in questi 47 anni di regime, tra censure, torture e uccisioni, sappiamo bene quali sono gli interessi dei singoli Paesi».
Intanto migliaia di cittadini svizzeri ed europei si trovano ancora bloccati tra Dubai, Abu Dhabi, Doha, Kuwait e Bahrein, presi di mira dall’Iran con attacchi di droni. «Mi dispiace che l’Iran stia attaccando altri Paesi che c’entrano poco o nulla», commenta Shabnam con gli occhi lucidi. «Spero che la gente non giudichi il popolo iraniano, perché noi non siamo il nostro Governo».
«Io mi sveglio e sento gli uccellini. Loro bombe e sirene» - Per Shabnam e tanti altri iraniani all’estero, ad ogni modo, non è facile osservare da lontano l'evolversi della situazione. «C’è sempre questo sentimento di dispiacere e senso di colpa. Mi chiedo “perché io sono qui al sicuro e loro no? Perché io mi sveglio con il canto degli uccellini e loro con il suono delle sirene e delle bombe?”».




