Oltre mille nuovi svizzeri all'anno: ecco perché vogliono il passaporto
Numero di naturalizzazioni sempre relativamente alto in Ticino. Ma cosa rispondono i candidati alla domanda più importante dell'iter?
LUGANO - Oltre mille nuovi svizzeri all'anno in Ticino. Ma quanti di loro si sentono davvero 'rossocrociati dentro'? E cosa rispondono quando l'esaminatore chiede le motivazioni per cui vogliono il passaporto? Se da una parte l'iter per ottenere il documento elvetico è sempre più un duro percorso a ostacoli, dall'altra le argomentazioni portate da alcuni candidati suscitano qualche perplessità. Lo sostengono gli stessi esaminatori. "A volte - evidenzia Flavio Pesciallo, leghista membro della commissione delle petizioni a Lugano - qualcuno ha la spudoratezza di dire che vuole diventare svizzero per trovare lavoro più facilmente. Viva la sincerità, ma a me non va bene".
Crescita demografica - È una Svizzera che cambia. E sul piatto ci sono anche elementi contrastanti, come ad esempio il voto contro l'immigrazione di massa, o le naturalizzazioni agevolate. Attualmente, tra le 30.000 e le 40.000 persone vengono naturalizzate ogni anno nella Confederazione. Secondo l'Ufficio federale di statistica nel 2045 gli abitanti della Svizzera saranno 10,2 milioni (contro gli 8,2 attuali). E questo soprattutto grazie all'immigrazione.
Percorso duro - Le direttive per arrivare alla naturalizzazione sono uguali per tutti. Ma in ogni Comune poi ci si organizza in modo diverso. "Di base - fa notare Francesca Machado (Verdi), membra della commissione della legislazione a Locarno - c'è dapprima un incontro con la nostra segreteria. Poi una breve intervista personale. In seguito c'è l'esame sulle conoscenze in civica, storia e geografia. Solo una volta superati questi scogli, i candidati arrivano da noi e si sentono porre il fatidico quesito". Da qui il preavviso favorevole, o sfavorevole, al Municipio. E l'incarto che passa al Cantone e alla Confederazione.
Desiderio di votare - A Locarno sono una cinquantina all'anno le nuove naturalizzazioni. Tra le 400 e le 500 a Lugano. "Le motivazioni - riprende Machado - sono spesso simili tra loro. il candidato sostiene di sentirsi ormai del posto, manifesta il desiderio di partecipare attivamente alla vita del Paese, di potere andare a votare. Difficile stabilire se si tratti di convinzioni reali, oppure se i candidati si sono preparati bene le risposte in anticipo".
Integrazione - In molti puntano sul fatto di avere frequentato le scuole in Ticino, altri sulla certezza di non volere più fare ritorno nella propria nazione d'origine. La parola d'ordine è comunque sempre integrazione. "Alcuni anziani - riprende Machado - spiegano di essere in Ticino da una vita e di avere tutto qui. Magari non sanno neanche benissimo l'italiano, sbagliano qualche verbo. Ma a quel punto si considerano anche altri aspetti, più umani. Si guarda ad esempio se fanno parte di qualche associazione, se si sono adattati al contesto culturale locale. Non possiamo naturalizzare solo chi ha la laurea in italiano".
Lingua - Per Pesciallo la questione linguistica deve invece essere prioritaria. "Non esiste che uno diventi svizzero e non sappia la lingua del posto. In ogni caso è nostro compito valutare la motivazione del candidato a 360 gradi, non fermarci in superficie. A volte si presentano delle persone incompetenti. E ti chiedi come abbiano fatto a superare il gradino dell'esame di civica e storia".
Domande toste - Machado non è d'accordo: "Quell'esame è tosto. Alcune domande sono difficili anche per i veri svizzeri. Quando arrivano da noi, i candidati hanno già superato diverse prove. La burocrazia è parecchia e la lista dei requisiti è lunga. Senza contare il periodo di attesa. Personalmente do per scontato che una certa motivazione, al di là di possibili frasi costruite, ci sia. Anche per questo è difficile che chi arriva al nostro livello venga poi respinto. I casi di bocciatura all'ultimo gradino sono rari e non dovuti alle motivazioni scadenti del candidato".



