L'OCST boccia le tre iniziative. «Sul dumping meglio votare no»

Il sindacato invita a votare no alle tre iniziative dell'8 marzo: no su dumping salariale, imposizione individuale e canone SSR.
LUGANO - Anche il sindacato OCST dice no all'iniziativa popolare «Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale!» su cui si andrà a votare il prossimo 8 marzo. Per il sindacato, in Ticino ci sono già strumenti per combattere il dumping, come possono essere ad esempio il salario minimo legale, i contratti normali di lavoro con salari minimi vincolanti, e i controlli effettuati dall'Ispettorato del lavoro e dalle le commissioni paritetiche. «Un sistema - spiega l'Ocst - in grado di individuare le infrazioni con rapidità e di sanzionarle altrettanto rapidamente. Inoltre, grazie al volume elevato di controlli, le statistiche disponibili fotografano già oggi in modo molto preciso la realtà del mercato del lavoro ticinese».
Per il sindacato l'iniziativa su cui si voterà a marzo «non interviene sui meccanismi che permettono il dumping, ma si limita a produrre ulteriori dati su fenomeni che conosciamo già a fondo, appesantendo in maniera esagerata l’apparato dell’Ispettorato. Non fornisce nessuno strumento nuovo per combatterlo in quanto non introduce mezzi sanzionatori aggiuntivi, non rafforza i livelli salariali minimi e non interviene sulle condizioni normative che rendono possibile il dumping legale».
Un "no" arriva anche per il secondo oggetto in votazione, quello sull'Imposizione individuale. In questo caso l'OCST spiega che «il sistema attuale pone delle questioni di equità: innanzitutto, nella dichiarazione d’imposta per i coniugi, il reddito della donna è considerato come accessorio a quello dell’uomo. In secondo luogo il cumulo dei redditi tende a creare un disincentivo al lavoro della donna. Tuttavia il modello proposto dall’iniziativa aumenta la burocrazia, favorisce i redditi elevati e genera importanti perdite di gettito fiscale. È alto il rischio che le perdite fiscali vengano compensate con aumenti delle imposte, riduzione delle prestazioni e dei servizi alla popolazione o l’introduzione misure di risparmio a carico del personale pubblico e sociosanitario».
Infine un terzo "no" per l’iniziativa “200 fr. bastano! (Iniziativa SSR)”. «L’iniziativa - viene spiegato - vuole colpire in maniera distruttiva il servizio pubblico radiotelevisivo, dato che la sua riuscita provocherebbe, secondo le stime, la perdita di quasi 700 posti di lavoro considerando anche le aziende che beneficiano dell’indotto della SSR».



