«Biechi istinti sessuali. E le bambine avevano la stessa età delle sue figlie»

Condannato e riconosciuto colpevole di tutti i capi di imputazione un 61enne del Luganese che ha abusato di due bambine sue parenti. Ma la pena è in gran parte sospesa con la condizionale.
LUGANO - «L'imputato ha assunto comportamenti predatori. E ha agito solo per dare sfogo ai suoi biechi istinti sessuali, in un contesto familiare in cui le vittime si sentivano protette». Lo ha detto oggi alle Assise criminali di Lugano il giudice Curzio Guscetti, annunciando la condanna del 61enne svizzero residente nel Luganese che ha abusato sessualmente di due bambine sue parenti.
Le due vittime, lo ricordiamo, avevano subito le molestie in due periodi distinti. Una tra il 2012 e il 2018, quando aveva tra gli 8 e i 14 anni, e l'altra tra il 2022 e il 2023, quando aveva tra i 12 e i 13 anni.
Per l'uomo la Corte ha ritenuto corretta una pena di due anni e otto mesi di detenzione, di cui otto mesi da scontare e il resto sospeso con la condizionale per un periodo di prova di due anni.
Imposto poi un trattamento ambulatoriale psichiatrico e l'interdizione a vita di svolgere attività professionali o extraprofessionali a contatto con minori.
Condannato a tutto tondo
Il 61enne è stato riconosciuto colpevole di tutti i capi di imputazione: atti sessuali con fanciulli, coazione, pornografia, violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa d'immagini, registrazione clandestina di conversazioni, ricettazione, delitto contro la legge federale sulle armi, falsità in documenti e frode fiscale.
Credibili le vittime...lui decisamente meno
«Con il suo agire l'imputato ha leso l'integrità fisica e sessuale delle giovani e segnato lo sviluppo personale e sessuale di entrambe», ha sottolineato il giudice in aula.
La Corte ha infatti ritenuto credibili entrambe le vittime, riconoscendo anche gli addebiti riguardanti la seconda sorella, che l'uomo aveva ripetutamente respinto.
«Le sue dichiarazioni sono risultate lineari e credibili», ha spiegato Guscetti. «La giovane ha specificato il luogo e il contesto in cui si sono verificati i palpeggiamenti nonché le masturbazioni dell'uomo in sua presenza. Le sue affermazioni sono poi apparse totalmente disinteressate: la ragazza non ha mai assunto un atteggiamento accusatorio e non ha mai rincarato la dose. L'evidente difficoltà che ha avuto nel raccontare l'accaduto emerge inoltre chiaramente dai filmati delle deposizioni». A rafforzare la sua versione, infine, si è aggiunta la testimonianza resa da un amico riguardo a un episodio sospetto.
L'imputato, al contrario, è stato giudicato poco credibile. «In corso di inchiesta ha sminuito le sue responsabilità, definendo i suoi comportamenti come "scherzi" fonte di malinteso e attribuendo determinate responsabilità a una delle vittime».
«Ha approfittato della loro vulnerabilità»
La colpa del 61enne, in definitiva, è stata considerata grave sia dal punto di vista oggettivo e soggettivo. «Ha approfittato della vulnerabilità delle bambine, che avevano la stessa età delle sue figlie».
D'altro canto, la Corte ha riconosciuto che l'agire dell'uomo si è fermato a masturbazioni a distanza, filmati e toccamenti. «Ci si trova dunque fortunatamente nella parte minore e meno lesiva della fattispecie di questo tipo di reati».
Diverse infine le attenuanti prese in considerazione nella commisurazione della pena, tra cui il lungo tempo passato dai fatti relativi alla prima vittima, la buona condotta tenuta in seguito all'arresto e, rispetto alla frode fiscale, la volontà di far fronte a quanto indebitamente sottratto dallo Stato.
Durante il dibattimento, lo ricordiamo, la pubblica accusa aveva chiesto una pena di tre anni e dieci mesi di carcere, più un trattamento ambulatoriale per la cura dei disturbi psichici e il divieto di esercitare attività professionali o extraprofessionali a contatto con minori.
La difesa, invece, aveva proposto una pena di massimo due anni interamente sospesa con la condizionale.




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