«Se il PP mi porta una bottiglia di grappa, riesco ancora a farmi dare un milione»

Magnate del petrolio, medico o imprenditore: a processo un 47enne accusato di truffe per quasi 24 milioni. Alla sbarra anche il suo complice
LUGANO - Nome d’arte: Trickster. Professione: musicista. Ma anche magnate del petrolio, proprietario di Ferrari e di elicotteri, oltre che medico. È costellata da identità differenti e diversi alias la vita ostentata dal 47enne austriaco, oggi imputato davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano, presieduta da Amos Pagnamenta.
Truffe da quasi 24 milioni - L’uomo, all’anagrafe Jürgen Pichler, in via principale è alla sbarra con l’accusa di aver truffato numerosi privati e aziende per circa 23,8 milioni di franchi. Sul banco degli imputati anche il suo correo, un 43enne irlandese, accusato di aver fatto da garante e di essersi accaparrato 16,8 milioni. Entrambi sono in carcere in espiazione anticipata della pena. Presenti gli assessori giurati, segno che il procuratore pubblico Nicola Borga chiederà una pena superiore ai cinque anni.
In carcere in Austria. «Poi il disastro» - I fatti incriminati sono avvenuti nell’arco di circa due anni, dal 2022 al 2024, e si sono verificati dentro e fuori i confini nazionali: da Lugano a Basilea, da Milano ad Altendorf, da Bad Ragaz a Santa Margherita, da Zurigo a Wolverhampton (per citare solo alcune località). «Dal 2011 al 2018 potevo contare su un patrimonio di 8 milioni di dollari, soldi provenienti da entrate lecite. Sono stato incarcerato in Austria. Poi è cominciato il disastro».
«Ho un grave problema di personalità» - L’imputato è consapevole d’aver messo a segno delle truffe, sottolineando però come, dietro tutto, a suo parere, ci sia una ragione riconducibile a problemi di salute mentale: «Ho sbagliato, lo so, e per questo sono in carcere. Però, il medico mi ha spiegato perché ho compiuto certe azioni e cosa sta dietro i miei reati: un grave disturbo di personalità». A questo proposito, il perito ha riconosciuto una lieve scemata imputabilità.
«Da ubriaco posso convincere chiunque» - L’uomo, durante gli interrogatori, ha precisato di avere utilizzato i soldi per realizzare i suoi progetti musicali: «Non ho problemi a riferire che sono un manipolatore. Quando sono ubriaco riesco a convincere chiunque. Se il PP mi porta una bottiglia di grappa, potrei riuscire ancora a ottenere un milione».
Lo schema - Stando al corposo atto d’accusa il 47enne avrebbe utilizzato lo schema fraudolento del “buco tappa buco”. Avrebbe costruito un elaborato sistema di truffe fingendosi un imprenditore estremamente facoltoso. Avrebbe millantato di possedere beni di lusso mai esistiti – tra cui Ferrari, elicotteri, aerei, immobili in Spagna e orologi di prestigio – per convincere le vittime a concludere affari con lui.
Il finto medico - Per rendere credibile la messinscena avrebbe presentato, per esempio, documenti falsificati o estratti patrimoniali inesistenti. In alcuni casi si sarebbe anche finto medico per procurarsi medicamenti (tra cui lo Xanax).
«Non mentirò più» - «Nella pausa pranzo mi sono seduto a riflettere - ha poi tenuto a dire il 47enne - Ho cercato di immaginare cosa direbbe mia nonna, deceduta due giorni fa, se mi vedesse qui davanti a raccontare frottole. Ho quindi preso la decisione di non mentire più. Almeno poi potrò guardarmi allo specchio. Mi spiace».
«Non ho nemmeno una giacca» - «Diverse persone mi devono denaro - ha aggiunto in aula - In Sudamerica, per esempio: sia privati sia aziende. Ho anche dei veicoli a Panama, ma da quando mi hanno arrestato non so più nulla. La mia ex moglie e la mia compagna hanno venduto tutti i miei averi: oggi non possiedo nemmeno una giacca».
Il complice: «Ha fatto uscire il diavolo che c’era in me» - Il 43enne irlandese ha spiegato che, fra i due, dopo essersi conosciuti, era nato un rapporto di amicizia: «Lo vedevo come un fratello, pensavo fosse un imprenditore di successo. Però, sono stato manipolato. Se guardo a quel periodo, non riconosco me stesso. Avevo perso il senso di quello che era giusto o sbagliato. Ha fatto uscire il diavolo che c’era in me»
Le accuse e i difensori - I capi d’imputazione sono truffa ripetuta, appropriazione indebita ripetuta, falsità in certificati, infrazione ripetuta alla Legge federale sugli agenti terapeutici, falsità ripetuta in documenti e contravvenzione ripetuta alla Legge federale sugli stupefacenti. Il musicista è difeso dall'avvocato Fabio Käppeli. Il suo complice è invece tutelato dall’avvocato Marco Masoni.




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