«C'è un piano francese per la pace in Libano», ma Parigi smentisce

Il ministero degli esteri di Parigi in serata ha dichiarato che non esiste "alcun piano francese" per tentare di porre fine alla guerra in Libano tra Israele e il movimento filo-iraniano Hezbollah.
Quattordicesimo giorno di guerra. Gli Usa hanno preso di mira la strategica isola iraniana di Kharg e con il blocco dello Stretto di Hormuz imposto dall'Iran, i prezzi del greggio continuano a cresce. Venerdì il petrolio Brent, benchmark mondiale, ha chiuso sopra i 103 dollari al barile, rimbalzando del 40% dall'inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Nel frattempo gli attacchi su Teheran e Beirut continuano.
«C'è un piano francese per la pace in Libano», ma Parigi smentisce
Il governo francese, secondo Axios e Channel 12, avrebbe formulato una proposta per porre fine alla guerra in Libano che include un passo senza precedenti: il riconoscimento di Israele da parte del Libano. Gerusalemme e Washington starebbero quindi esaminando la proposta che potrebbe portare a uno storico accordo di pace tra Libano e Israele.
Il ministero degli esteri di Parigi, pero', in serata ha dichiarato che non esiste "alcun piano francese" per tentare di porre fine alla guerra in Libano tra Israele e il movimento filo-iraniano Hezbollah. "La Francia ha sostenuto l'apertura delle autorità libanesi a colloqui diretti con Israele e si è offerta di facilitarli.
Sarà compito delle parti, e solo delle parti, definire l'agenda di questi colloqui", ha affermato il Ministero degli Esteri in una dichiarazione inviata all'Afp. In precedenza il presidente Emmanuel Macron aveva invitato Israele ad accettare "la disponibilità dell'esecutivo libanese ad avviare colloqui diretti", ai quali "tutte le componenti della società devono essere rappresentate", offrendo di "ospitarli a Parigi".
"Ho parlato ieri con il presidente Aoun, il primo ministro Salam e il presidente del parlamento Berri. Bisogna fare tutto il possibile affinché il Libano non precipiti nel caos", ha scritto Macron su X.
Il governo di Beirut in questi giorni ha espresso profonda preoccupazione per la ripresa della guerra provocata dalla decisione di Hezbollah di tornare ad attaccare il territorio israeliano "per vendicare la morte della guida suprema Ali Khamenei". Raid intensi a cui l'Idf e il ministro della Difesa Israel Katz hanno minacciato di rispondere con una vera e propria manovra di terra in Libano. Ora, secondo le fonti di Axios e Channel 12, il Libano in una fase iniziale dichiarerebbe la propria disponibilità ad avviare negoziati per un patto di non aggressione permanente con Israele. (fonte ats ans)
ImagoIl piano di Parigi per la pace in Libano
Il governo francese ha formulato una proposta per porre fine alla guerra in Libano che include un passo senza precedenti: il riconoscimento di Israele da parte del Libano.
Quella che per tutta la giornata era stata solo un'indiscrezione, ha preso corpo nella serata di sabato quando tre fonti a conoscenza del dossier hanno riferito alla tv israeliana Channel 12 che Israele e gli Stati Uniti stanno esaminando la proposta di Parigi che potrebbe portare a uno storico accordo di pace tra Libano e Israele.
Il governo di Beirut in questi giorni ha espresso profonda preoccupazione per la ripresa della guerra provocata dalla decisione di Hezbollah di tornare ad attaccare il territorio israeliano "per vendicare la morte della guida suprema Ali Khamenei". Raid intensi a cui l'Idf e il ministro della Difesa Israel Katz hanno minacciato di rispondere con una vera e propria manovra di terra in Libano.
Ora, secondo la proposta francese Beirut e Gerusalemme avvieranno negoziati diretti, con il sostegno di Stati Uniti e Francia. Inizialmente - riferisce Channel 12 - i negoziati saranno trattati dagli alti livelli diplomatici, per poi passare al livello politico più elevato.
Probabilmente a Parigi, come desidera l'amministrazione francese. Il Libano in una fase iniziale dichiarerebbe la propria disponibilità ad avviare negoziati per un patto di non aggressione permanente con Israele.
Secondo le fonti a conoscenza della proposta, la "dichiarazione politica" finale (che dovrebbe arrivare in due mesi) includerà il riconoscimento iniziale di Israele da parte del Libano e sottolineerà l'impegno del governo libanese a rispettare la sovranità e l'integrità territoriale di Israele. Israele e Libano ribadiranno il loro impegno nei confronti della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza, che ha posto fine alla guerra del 2006, e dell'accordo di cessate il fuoco del 2024.
Il governo libanese si impegnerà a prevenire attacchi contro Israele dal suo territorio e ad attuare il suo piano per disarmare Hezbollah e proibire l'attività militare nel Paese. L'esercito libanese verrebbe ridispiegato a sud del fiume Litani e l'Idf si ritirerebbe entro un mese dai 5 punti presi dall'inizio della guerra. Le forze Unifil verificheranno il disarmo di Hezbollah a sud del fiume Litani, mentre una coalizione di Paesi operante sotto mandato del Consiglio di Sicurezza supervisionerà il disarmo di Hezbollah nel resto del Paese.

Pugno duro di Teheran, retata contro i sostenitori di Pahlavi
Nelle ultime 72 ore, la polizia iraniana ha arrestato con l'accusa di spionaggio 54 sostenitori di Reza Pahlavi, il figlio dell'ultimo scià che dall'esilio in Usa.
«Colloqui diretti Israele-Libano nei prossimi giorni»
Rappresentanti israeliani e libanesi dovrebbero incontrarsi nei prossimi giorni per una serie di colloqui. Lo riporta Haaretz citando due fonti a conoscenza della questione.
Una fonte ha affermato che l'ex ministro Ron Dermer, a cui il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affidato la gestione del "portafoglio Libano", dovrebbe condurre negoziati diretti con i rappresentanti libanesi.
La fonte ha aggiunto che anche gli Stati Uniti sono coinvolti nell'iniziativa, con Jared Kushner, genero del Presidente Donald Trump, per conto di Washington. Una seconda fonte ha affermato che i colloqui potrebbero svolgersi a Cipro o a Parigi, con Cipro attualmente considerata la sede più probabile. (fonte ats ans)
Trump, altri Paesi inviino navi per sicurezza Stretto di Hormuz
"Molti Paesi, specialmente quelli colpiti dal tentativo dell'Iran di chiudere lo Stretto di Hormuz, invieranno navi da guerra - in collaborazione con gli Stati Uniti d'America - per mantenere lo Stretto aperto e sicuro". Lo scrive Donald Trump su Truth. "Si auspica che la Cina, la Francia, il Giappone, la Corea del Sud, il Regno Unito e gli altri Paesi penalizzati da questa restrizione artificiale inviino navi nell'area, affinché lo Stretto di Hormuz cessi di rappresentare una minaccia da parte di una Nazione che è stata totalmente decapitata", aggiunge. "Abbiamo già annientato il 100% delle capacità militari dell'Iran; tuttavia, per loro è facile inviare uno o due droni, sganciare una mina o lanciare un missile a corto raggio in un punto qualsiasi lungo questa via d'acqua, o al suo interno, a prescindere da quanto siano stati duramente sconfitti", osserva ancora il tycoon nel suo post. Nel frattempo, "gli Stati Uniti bombarderanno incessantemente la linea costiera, affondando continuamente imbarcazioni e navi iraniane. In un modo o nell'altro, renderemo presto lo Stretto di Hormuz APERTO, SICURO e LIBERO!" , conclude Trump. (ats)
L'Iran e l'uranio arricchito
"Da qualche parte nelle profondità sotterranee dell'Iran, all'interno di decine di cilindri di piombo sigillati, sarebbero nascosti 450 chili di uranio arricchito, materiale sufficiente per 11 bombe nucleari. Gli esperti avvertono che finché l'uranio arricchito rimarrà sul territorio iraniano, questa guerra sarà lontana dall'essere considerata un successo". Lo riporta la tv israeliana Channel 12. "In questo momento il mondo intero sta cercando proprio quei 450 chili di polvere radioattiva, conosciuta come 'yellowcake' per poter dichiarare una vittoria sull'Iran". Il generale Yitzhak Ben‐Israel, fisico e capo del centro di cybersicurezza dell'Università di Tel Aviv, ha spiegato che "qualche centinaio di chilogrammi è qualcosa di molto facile da nascondere. Gli impianti - le decine di migliaia di centrifughe, le fabbriche - sono molto difficili da occultare. Ma il materiale in sé è facilissimo da nascondere: lo metti in un contenitore, lo sigilli e lo nascondi". (ats)
Esplosioni udite nel centro di Tel Aviv dopo allarme aereo
Forti esplosioni si sono udite nel centro di Tel Aviv dopo che nella città è scattato l'allarme aereo per un nuovo lancio di missili dall'Iran. Lo ha constatato l'agenzia italiana ANSA sul posto. (ans)
AfpFumo e fiamme si levano da un impianto energetico nell'emirato di Fujairah, nel Golfo. 14 marzo, impianto energetico degli Emirati Arabi Uniti«Colpiti oltre 90 obiettivi militari iraniani su isola Kharg»
"Ieri sera, le forze statunitensi hanno condotto un attacco di precisione su vasta scala sull'isola di Kharg, in Iran. L'attacco ha distrutto depositi di mine navali, bunker per missili e numerosi altri siti militari. Le forze statunitensi hanno colpito con successo oltre 90 obiettivi militari iraniani sull'isola di Kharg, preservando al contempo le infrastrutture petrolifere". Lo rende noto su X il Comando Centrale militare Usa (Centcom). (ats)
«Ridurremo in cenere le infrastrutture petrolifere legate agli Usa»
L'esercito iraniano ha promesso di "ridurre in cenere" le infrastrutture petrolifere ed energetiche legate agli Stati Uniti in Medio Oriente. "Tutte le installazioni petrolifere, economiche ed energetiche appartenenti alle compagnie della regione che sono in parte di proprietà degli Usa o che collaborano con gli Usa - ha detto ai media di Teheran il portavoce del quartier generale di Khatam al-Anbiya, affiliato alle Guardie della rivoluzione - saranno immediatamente distrutte e ridotte in cenere". (ats)
Prezzo del gas: dopo la guerra, il freddo
Una nuova tegola si sta per abbattere sul prezzo del gas dopo il balzo del 57,11% segnato al Ttf di Amsterdam in due settimane di guerra in Iran. Secondo BloombergNef, specializzata nella ricerca e nell'analisi dei mercati dell'energia, dei trasporti, dell'industria, delle costruzioni e dell'agricoltura, "già le previsioni dello scorso 11 marzo indicavano un significativo calo di temperatura nell'ultima parte del mese e gli ultimi aggiornamenti lo confermano, perché i segnali dell'arrivo del freddo non sono scomparsi, confermando la severità dell'ondata". Di conseguenza "la precipitazione delle temperature potrebbe alzare la richiesta di riscaldamento a fine stagione spingendo i prezzi al rialzo nel caso in cui ci fosse una minor produzione di rinnovabili". Secondo le previsioni meteorologiche in Europa centro-settentrionale fino a sabato prossimo le temperature minime potranno avvicinarsi agli zero gradi nella Svizzera centrale, in Germania, Olanda e nel Regno Unito. Nel frattempo le scorte Ue sono scese sotto il 30% portandosi al 29,11% a 332,58 TWh. Si mantengono poco sopra al 45% le scorte italiane a 91,53 TWh, confermandosi pari a quasi 1/3 del totale mentre quelle tedesche scendono al 21,93% a 55,08 TWh. (ats)
ImagoTeheran: «Da inizio guerra colpiti almeno 56 musei e monumenti»
"Almeno 56 musei e monumenti o siti storici" di diverse province iraniane sono stati colpiti direttamente durante gli attacchi militari degli Stati Uniti e di Israele iniziati lo scorso 28 febbraio, rimanendo interessati da "danni infrastrutturali e gravi": lo ha dichiarato sabato il Ministero del Patrimonio Culturale, del Turismo e dell'Artigianato di Teheran. I maggiori danni hanno riguardato la capitale Teheran, con 19 luoghi colpiti, ha aggiunto il ministero, citato dall'Isna. "A Teheran, il palazzo storico di Golestan è stato parzialmente danneggiato, così come la Piazza Naghsh-e Jahan a Isfahan, circondata da diversi monumenti storici. Anche il sito storico di Siraf, nel porto del Golfo Persico meridionale di Bushehr, è stato parzialmente danneggiato", ha dettagliato il dicastero. (ats)
Trump ha respinto l'offerta di Putin sull'uranio iraniano
Il presidente americano Donald Trump, nella sua telefonata avuta in settimana, ha respinto l'offerta del suo omologo Vladimir Putin di trasferire in Russia l'uranio arricchito dell'Iran, come parte di un accordo utile a finire alla guerra. Lo riporta Axios, secondo quanto appreso da alcune fonti. La messa in sicurezza di 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60% in possesso dell'Iran è importante, in quanto si tratta di materiale fissile convertibile in uranio di grado militare nel giro di poche settimane e sufficiente per realizzare più di 10 ordigni nucleari. In teoria, l'offerta di Putin potrebbe contribuire a facilitare la rimozione delle scorte nucleari iraniane senza la necessità di un intervento militare terrestre da parte degli Stati Uniti o di Israele. La Russia, già potenza atomica, ha custodito in passato l'uranio a basso arricchimento dell'Iran nel quadro dell'accordo sul nucleare del 2015.Durante la telefonata di lunedì, Putin ha avanzato diverse idee per chiudere la guerra tra Stati Uniti e Iran. "Non è la prima volta che tale proposta viene avanzata. Non è stata accettata. La posizione degli Stati Uniti è che dobbiamo avere la certezza che l'uranio sia messo in sicurezza", ha detto ad Axios un funzionario americano. (ats)
Iran: «Ridurremo in cenere le infrastrutture petrolifere legate gli a Usa»
L'esercito iraniano ha promesso di "ridurre in cenere" le infrastrutture petrolifere ed energetiche legate agli Stati Uniti in Medio Oriente, in risposta alla minaccia di Donald Trump di attaccare l'isola di Kharg. "Tutte le installazioni petrolifere, economiche ed energetiche appartenenti alle compagnie della regione che sono in parte di proprietà degli Usa o che collaborano con gli Usa - ha detto ai media di Teheran il portavoce del quartier generale di Khatam al-Anbiya, affiliato alle Guardie della rivoluzione - saranno immediatamente distrutte e ridotte in cenere". (ans-afp)
Il perché delle incursioni a Kharg
Gli impianti di lavorazione del petrolio situati a Kharg costituiscono un pilastro dell'economia iraniana. Circa il 90% del greggio iraniano viene lavorato a Kharg: pertanto, qualsiasi interruzione delle attività di raffinazione potrebbe paralizzare l'economia del Paese, già in forte difficoltà dopo due settimane di attacchi. L'obiettivo strategico delle incursioni sull'isola, finora risparmiata dalla guerra, fa emergere la minaccia di futuri attacchi contro le infrastrutture petrolifere come una significativa escalation nell'impegno degli Stati Uniti di garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Trump ha preannunciato l'invio della Us Navy per scortare le petroliere nella navigazione attraverso la cruciale via d'acqua, dopo che le unità navali iraniane ne avevano di fatto bloccato il transito in risposta al conflitto in corso, innescando un balzo dei prezzi delle quotazioni del greggio anche oltre i 100 dollari al barile. (ats)
«Distrutti siti militari di Kharg»
Gli Usa hanno preso di mira la strategica isola iraniana di Kharg, distruggendo esclusivamente i suoi obiettivi militari. Poco prima di salire a bordo dell'Air Force One presso la Joint Base Andrews, in Maryland, diretto verso la Florida, il presidente americano Donald Trump ha annunciato su Truth che gli Usa avevano sferrato pesanti attacchi aerei contro l'isola di Kharg, risparmiando le infrastrutture vitali attraverso cui transita il 90% circa di tutto il greggio iraniano. Una mossa mirata a fare pressione su Teheran affinché non interferisca con il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz tra mine piazzate e i missili lanciati contro le petroliere, ma anche indirizzata alla Cina, unico Paese indicato come ancora destinatario del petrolio in uscita voluto dai Pasdaran, perché possa favorire un traffico marittimo regolare. Nel suo post, Trump ha definito l'attacco una delle "più potenti incursioni aeree nella storia del Medio Oriente", precisando che sull'isola, simile a una striscia di terra lunga circa 8 chilometri che ospita il più importante impianto petrolifero dell'Iran, sono stati colpiti esclusivamente obiettivi militari. "Ho scelto di non distruggere le infrastrutture petrolifere dell'isola", ha scritto ancora Trump. "Tuttavia, qualora l'Iran - o chiunque altro - dovesse compiere azioni volte a ostacolare il libero e sicuro transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, riconsidererò immediatamente tale decisione". (ats)
Afp



