«Mamma, non dovevi sopravvivere per me o per mio fratello, ma per te stessa»

Le parole della figlia della donna vittima di femminicidio a Gnosca durante il presidio di oggi a Bellinzona, organizzato da “Io l’8 ogni giorno”.
Le parole della figlia della donna vittima di femminicidio a Gnosca durante il presidio di oggi a Bellinzona, organizzato da “Io l’8 ogni giorno”.
BELLINZONA - «Mamma stai tranquilla, quella notte non dovevi sopravvivere per me o per mio fratello, ma per te stessa». Sono le parole della figlia della donna vittima del femminicidio avvenuto lo scorso 13 febbraio a Gnosca. Oggi, durante il presidio femminista in Piazza del Governo, organizzato da "Io l’8 ogni giorno" per denunciare la violenza maschile, la ragazza ha tenuto un discorso in memoria della madre.
La testimonianza - In piazza erano presenti anche i parlamentari ticinesi che hanno interrotto la seduta del Gran Consiglio. «Pensavo di essere riuscita a farle smettere di dire: “Sono troppo poco per questo mondo”, ma se lei è morta è perché non è mai riuscita a smettere di crederlo». E ancora: «Mia madre è morta perché a scuola si impara a essere funzionali e non funzionanti. Perché nessuno le ha insegnato che non si può cambiare qualcuno che non vuole cambiare».
«Siamo qui oggi dopo l’ennesimo caso di femminicidio», ci ha invece spiegato Angelica Lepori del collettivo femminista. «Non è un dramma familiare, ma un problema sociale che continua a vedere le donne come oggetti. È importante rendere visibile questa violenza. Non sono “drammi” né casi isolati, ma l’espressione più estrema della violenza maschile contro le donne».
Indice puntato contro le istituzioni - Durante la manifestazione, il collettivo ha puntato il dito contro le istituzioni, accusate di non aver «speso una parola per ricordare la donna uccisa, per ribadire un impegno concreto contro la violenza o per affrontare il tema dell’abuso di alcol, che spesso aggrava situazioni già pericolose. Si è preferito minimizzare, normalizzare, voltarsi dall’altra parte».
Le statistiche, sottolineano le attiviste, parlano chiaro: in Svizzera e in Ticino i femminicidi sono in aumento. Dal 2020, quando il sito Stopfemizid.ch ha iniziato a registrarli, in Svizzera si contano 129 femminicidi, di cui 9 in Ticino. «Per contrastare la violenza sulle donne servono maggiori risorse. Quanto vale la vita delle donne?», si chiedono.
Le richieste - Il collettivo chiede quindi un numero unico di emergenza attivo 24/7, una campagna di prevenzione nelle scuole, nelle associazioni sportive, nei grandi eventi e nei luoghi di lavoro e il potenziamento delle strutture di protezione e accoglienza per le donne che cercano di sottrarsi alla violenza.
«Non è accettabile che, a fronte di numeri così allarmanti, le risorse destinate alla prevenzione, al sostegno e alla protezione delle vittime continuino a essere insufficienti. Investire nella lotta alle violenze sulle donne è una scelta politica urgente e necessaria, che non può più essere rinviata».









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