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Tradito dal selfie: al polso aveva il braccialetto rubato

Il 32enne residente nel Bellinzonese, ritenuto la mente del colpo alla Stroili di Tavernola, avrebbe portato parte della refurtiva in un compro oro del Mendrisiotto
Tradito dal selfie: al polso aveva il braccialetto rubato
Questura Como
Tradito dal selfie: al polso aveva il braccialetto rubato
Il 32enne residente nel Bellinzonese, ritenuto la mente del colpo alla Stroili di Tavernola, avrebbe portato parte della refurtiva in un compro oro del Mendrisiotto

BELLINZONA / COMO - Un selfie con il proprio cagnolino e un braccialetto rubato meno di un mese prima alla gioielleria Stroili, all’interno del Bennet di Tavernola.

La foto, postata sui social, è costata cara al 32enne italiano residente nel Bellinzonese e arrestato dalla polizia di Como per la rapina a mano armata al centro commerciale lariano avvenuta ad aprile. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo sarebbe la mente del gruppo criminale.

Rapina con pistola e martelli
La rapina era stata particolarmente violenta e sembrava uscita da una scena di un film di azione hollywoodiano. Quattro persone, tutte travisate, avevano raggiunto la gioielleria a bordo di un’auto a noleggio. Mentre uno dei componenti era rimasto al volante, gli altri tre erano entrati nel negozio armati di pistola e con il volto coperto da passamontagna.

I rapinatori avevano minacciato le dipendenti con l’arma e, utilizzando dei martelli, avevano infranto gli espositori in vetro. In pochi minuti erano riusciti a impossessarsi di numerosi monili in oro, per un valore complessivo stimato in circa 90'000 euro, prima di fuggire.

il compro oro del Mendrisiotto
Stando a quanto riporta La Provincia, gran parte di questi sono stati portati in un compro oro del Mendrisiotto dove sono stati venduti. Ma diversi gioielli sono stati invece tenuti dai rapinatori.

Gli arresti fra aprile e maggio
Le indagini della Squadra Mobile di Como avevano già portato all’arresto degli altri tre componenti del gruppo tra aprile e maggio. Gli accertamenti hanno quindi permesso agli investigatori di ricostruire, secondo l’accusa, il ruolo dei diversi partecipanti e di raccogliere elementi anche nei confronti del presunto mandante.

Oltre al 32enne italiano, venerdì è finito in manette un 25enne residente in provincia di Monza. Entrambi sono stati trasferiti nella Casa circondariale di Como. Vale a dire il carcere Bassone

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