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VERZASCA

«Perso un mese di latte e di formaggio»

L'angoscia di Pascal e Danièle Favre, agricoltori di Brione costretti a fare rientrare le capre dall'alpe diverse settimane prima: «Le autorità proteggono solo il lupo. Non noi».
«Perso un mese di latte e di formaggio»
Ti-Press (archivio)
«Perso un mese di latte e di formaggio»
L'angoscia di Pascal e Danièle Favre, agricoltori di Brione costretti a fare rientrare le capre dall'alpe diverse settimane prima: «Le autorità proteggono solo il lupo. Non noi».

VERZASCA - «I cani da protezione? Qui non funzionerebbero assolutamente». Pascal e Danièle Favre sono due agricoltori verzaschesi. Da una vita portano avanti la loro piccola azienda di Brione. E quest'estate sono stati costretti a togliere le capre dall'Alpe Tenc di Dentro, a 1'570 metri di altitudine, con un mese di anticipo. «Il lupo – spiega Danièle – aveva già colpito nella zona, in particolare sbranando delle pecore. Non abbiamo voluto rischiare».

L'esempio virtuoso
E pensare che proprio negli scorsi giorni tio.ch aveva raccontato del progetto virtuoso legato all'Alpe Montoia, nel Gambarogno. Con mastini e sentinelle a cercare di fare convivere escursionisti, agricoltura di montagna e lupo.

«È una bella cosa – spiega Pascal –. Ma non attuabile dalle nostre parti. Non si può paragonare il territorio dell' Alpe Montoia con i pendii degli alpeggi della Verzasca. L'Alpe Tenc di Dentro non è proteggibile. Così come diversi altri alpeggi. Noi alleviamo le capre nere della Verzasca. Si sparpagliano ovunque, lungo il territorio. I cani farebbero fatica a proteggerle tutte quante. Purtroppo in certi contesti questa soluzione non va».

Rientro forzato
Da metà agosto circa le capre della coppia verzaschese sono rientrate nella stalla invernale, situata in Val d'Osola. Destino che accomuna Pascal e Danièle ad altri contadini della Svizzera italiana. «Abbiamo perso un mese di latte e di formaggio – puntualizzano i due –. Non solo. Nel corso di questo mese le capre sono state costrette a mangiare il fieno che serviva per l'inverno. L'aiuto dello Stato? Non ne riceveremo. Così ci è stato detto».

Il futuro
Il pensiero della coppia adesso è rivolto all'inverno. «Il lupo non smetterà di circolare – dice Danièle –. La zona dell'Osola è a rischio. E le capre non le possiamo tenere chiuse. È una specie autoctona. Deve stare nella natura per un determinato numero di ore al giorno. Anche in questo caso i cani servirebbero a poco. È frustrante. Noi abbiamo vissuto di agricoltura dagli anni '80. Abbiamo due figli. Una vorrebbe prendere in mano la nostra attività. Ma le incognite per il futuro sono tantissime».

«Il lupo è una specie da proteggere – aggiunge Pascal –. Ma anche la capra nera della Verzasca. Sapere che le autorità continuano a non essere dalla nostra parte è avvilente. Anche noi meritiamo di essere protetti. Non solo il lupo. Non vogliamo difendere solo il nostro piccolo giardino. Tutto l'arco alpino è toccato da questa problematica».

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