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L'acqua ticinese è ottima, ma...

La vigilanza su questo bene essenziale deve restare elevata, avverte il Laboratorio cantonale
Depositphotos (verdateo)
Fonte Laboratorio cantonale
L'acqua ticinese è ottima, ma...
La vigilanza su questo bene essenziale deve restare elevata, avverte il Laboratorio cantonale

BELLINZONA - I controlli effettuati nel 2025 dal Laboratorio cantonale confermano l’ottima qualità dell’acqua potabile distribuita nel territorio cantonale. Al contempo, però, evidenziano anche la necessità di mantenere elevata la vigilanza su un bene essenziale, impiegato non solo per il consumo diretto ma anche in numerose preparazioni alimentari.

Nel corso dell’anno l'attività di monitoraggio si è concentrata su diversi parametri microbiologici e chimici. Sul fronte microbiologico, sono stati prelevati 714 campioni presso l’utenza: 13 (1,8%) sono risultati non conformi per il superamento dei limiti di E. coli e/o Enterococchi. Nessun caso ha tuttavia portato a dichiarazioni di non potabilità. Le non conformità hanno riguardato soprattutto piccoli acquedotti di frazioni.

Focus sul radon
Particolare attenzione è stata dedicata anche al radon, gas radioattivo naturale che può disciogliersi nell’acqua e rappresentare un rischio soprattutto se inalato. Tra febbraio e marzo sono stati analizzati 26 campioni in zone considerate a rischio: 6 (23%) hanno superato il valore di riferimento di 100 Bq/L, con un massimo di 205 Bq/L. Tuttavia, nessun campione è stato giudicato pericoloso per la salute, poiché interventi di protezione si rendono necessari solo oltre i 1’000 Bq/L. Le situazioni non conformi sono state segnalate alle aziende, con richiesta di misure correttive.

PFAS in oltre un campione su tre
Il monitoraggio delle acque di falda ha evidenziato la presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in 22 campioni su 63 (35%). Le sostanze rilevate includono PFOS (19%), PFOA (16%) e PFHxS (11%), generalmente in concentrazioni molto inferiori ai limiti di legge. Un’unica eccezione riguarda una falda con valori di PFOS superiori a 300 ng/L: si tratta, sottolinea il Laboratorio cantonale, di un caso noto e già gestito con trattamenti a carboni attivi, che garantiscono la conformità dell’acqua distribuita. Segnalata anche la presenza di PFBA nel 21% dei campioni, con un superamento in un caso del limite di 100 ng/L previsto dalla direttiva UE per la somma di 20 PFAS, normativa che potrebbe essere adottata in Svizzera dal 2027.

L'acqua derivata dal lago non presenta rischi
Per quanto riguarda le captazioni lacustri, le analisi hanno rilevato microcistine prodotte dal cianobatterio Planktothrix rubescens. Il valore più elevato è stato riscontrato a gennaio in acqua greggia (fino a 0,49 μg/L), comunque inferiore al limite raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di 1 μg/L. Dopo i trattamenti, le tossine risultano assenti o presenti solo in tracce, indicando un rischio attualmente basso per l’acqua potabile derivata dal lago.

Non bisogna abbassare l'attenzione
I risultati complessivi evidenziano un sistema idrico di alta qualità, sostenuto da controlli rigorosi e dall’impegno delle aziende e dei Comuni. Allo stesso tempo, emerge la crescente complessità del monitoraggio, dovuta all’evoluzione delle tecniche analitiche e all’aumento delle sostanze rilevabili. Questo comporta standard sempre più elevati e nuove sfide per gli operatori del settore. «I risultati mostrano però anche la fragilità del nostro comparto idrico (in particolare nel sottosuolo) rispetto all’attività umana e confermano l’importanza di tutelare questo bene preziosissimo», conclude il Laboratorio cantonale.

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