Giornalista allontanato dalla Rsi: «Come ha vigilato l'azienda?»

La vicenda riaccende il dibattito sulle misure adottate dall'azienda per prevenire e gestire episodi di molestie e comportamenti inappropriati.
LUGANO - Risalirebbe a circa due mesi fa l'episodio che avrebbe dato avvio agli accertamenti interni sfociati nel successivo allontanamento del giornalista dalla RSI.
Stando a più fonti a conoscenza della vicenda, i presunti fatti si sarebbero verificati durante una trasferta di lavoro. A segnalare l'accaduto sarebbe stata una videomaker (un'esterna), che avrebbe riferito quanto avvenuto una volta rientrata in Ticino. In seguito alla segnalazione, la RSI avrebbe avviato una procedura interna di verifica.
Sempre secondo le informazioni raccolte, l'episodio non sarebbe circoscritto a un'unica segnalazione. Nel corso degli accertamenti sarebbero infatti emerse ulteriori testimonianze di altre collaboratrici riguardanti presunti comportamenti ritenuti inappropriati.
La vicenda era chiacchierata da diverse settimane nei corridoi di Comano. In molti sapevano, insomma. Il diretto interessato, ad oggi, non ha voluto prendere posizione ed ha, anzi, chiuso tutti i suoi profili social.
Negli ultimi anni la RSI è stata confrontata anche con altre segnalazioni relative a comportamenti inadeguati nei confronti di collaboratrici donne in seno alla Rsi. Tra i casi che hanno avuto rilevanza pubblica figura quello che ha coinvolto la giornalista Paola Nurnberg.
«Interrogativi sul clima aziendale»
Barbara del Collettivo Io lotto ogni giorno, contattata, dichiara: «Abbiamo letto la notizia e siamo rimaste profondamente colpite. Non conoscendo nei dettagli il caso né avendo accesso agli atti dell’inchiesta, non possiamo esprimerci sulla situazione specifica. Possiamo però rilevare alcuni elementi di contesto già emersi pubblicamente negli anni scorsi. In passato, diverse testimonianze interne alla RSI avevano sollevato interrogativi sul clima aziendale, in particolare rispetto alla gestione di episodi di sessismo e molestie. Le conclusioni dell’inchiesta interna di allora erano state oggetto di un ampio dibattito pubblico. È inevitabile che il caso attuale venga percepito all’interno di questo contesto più ampio, che può aver favorito la sottovalutazione di comportamenti problematici».
«Preoccupa inoltre - sottolinea l'attivista - il fatto che, secondo quanto riportato dai media, le segnalazioni non sarebbero isolate. Questo solleva domande legittime sul ruolo e sulla vigilanza dell’azienda negli anni passati. Riteniamo comunque positivo che, in questa occasione, l’azienda abbia reagito tempestivamente sospendendo il giornalista in attesa dell’esito dell’inchiesta interna. Si tratta di una misura cautelare importante, che in passato non sempre era stata adottata con la stessa rapidità».
Al momento nessuna persona coinvolta ha contattato il collettivo per condividere la propria esperienza. «Le nostre valutazioni si basano esclusivamente su informazioni di dominio pubblico. Proprio per questo riteniamo necessario prenderci ancora del tempo per confrontarci internamente prima di rilasciare una posizione ufficiale a nome del collettivo».
«Tolleranza zero»
Voci riguardo questi presunti abusi erano giunte anche alle nostre orecchie. Tanto da spingerci a contattare l'azienda per un commento: «La RSI - ci veniva risposto - applica una politica di tolleranza zero nei confronti di qualsiasi forma di molestia, discriminazione o comportamento lesivo dell’integrità personale e prende con la massima serietà ogni segnalazione ricevuta, seguendo con attenzione tutti gli accertamenti necessari, come precisamente definito nei regolamenti aziendali. Per tutelare la privacy delle collaboratrici e dei collaboratori coinvolti, non è possibile entrare nel merito di singoli episodi. Garantiamo tuttavia che ogni fase del processo – dagli approfondimenti e dalle eventuali indagini interne fino alla valutazione e applicazione di possibili provvedimenti – viene condotta con rigore, serietà e trasparenza».



