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Così i ticinesi scoprirono cos'era accaduto a Chernobyl

A quarant'anni dal disastro. La notizia dell'incidente, come altrove, arrivò solamente un paio di giorni dopo. E ne servì un altro perché l'allora Unione Sovietica ammettesse che era accaduto qualcosa di gravissimo
Imago / RSI / GdP
A sinistra: il telegiornale del 28 aprile in cui fu data la notizia dell'incidente a Chernobyl. A destra: un ritaglio della prima pagina del Giornale del Popolo del mattino successivo, quando la gravità del disastro ancora non era nota.
Così i ticinesi scoprirono cos'era accaduto a Chernobyl
A quarant'anni dal disastro. La notizia dell'incidente, come altrove, arrivò solamente un paio di giorni dopo. E ne servì un altro perché l'allora Unione Sovietica ammettesse che era accaduto qualcosa di gravissimo

LUGANO - «Un incidente nucleare si è prodotto in Unione Sovietica, nella centrale atomica di Chernobyl, in Ucraina, nella regione di Kiev. Lo hanno annunciato sia l'agenzia TASS che il telegiornale sovietico, parlando anche di vittime. Quante vittime non è stato specificato». Queste sono le parole che, la sera del 28 aprile 1986, annunciavano nei salotti della Svizzera italiana che qualcosa di grave era accaduto al di là della cosiddetta "cortina di ferro".

A dare notizia del disastro — o meglio, di quello (poco) che si sapeva fino a quel momento —, al telegiornale dell'allora TSI, fu la voce di un giovane Maurizio Canetta. «Poche ore prima dell'annuncio dell'agenzia TASS» proseguiva, «Norvegia, Svezia e Finlandia avevano rilevato l'aumento della radioattività sulla Scandinavia. E avevano emesso l'ipotesi di una fuga radioattiva in Unione Sovietica. Fuga che, secondo gli scienziati scandinavi, risale a ieri». In realtà, l'incidente si era verificato ancora prima: le lancette a Prypjat segnavano l'una e ventitré minuti del 26 aprile. Quarant'anni fa esatti.

Dopo quella scarna comunicazione, Mosca impiegò un altro giorno per confermare, finalmente, quanto era grave quello che era successo alla centrale di Chernobyl. «Il cuore del reattore sta fondendo», si sarebbe letto l'indomani, ormai 30 aprile, sulle prime pagine dei quotidiani ticinesi. Pagine di un mondo lontano. Lontanissimo, se si pensa alla velocità con cui viaggiano oggi le notizie.

Nel nostro paese, le autorità non imposero particolari misure restrittive in seguito all'incidente. E a posteriori, possiamo dire che non fu sbagliato. Fornirono tuttavia qualche consiglio alla cittadinanza, come evitare il consumo di prodotti lattieri e, soprattutto, l'indicazione di spazzolare per bene l'insalata prima di consumarla. Un'indicazione che è rimasta nella memoria anche in Ticino, per voce di Mario Camani, l'allora direttore della Sezione protezione aria, acqua e suolo.

Nel nostro cantone, la sola misura formale fu il divieto di pesca nel Lago di Lugano fino al 1988. E non mancarono gli atti parlamentari sul tema. Come "Incidente nucleare di Chernobyl" e "Provvedimenti di tutela della popolazione in caso di esposizione del territorio a ricadute radioattive"; per citare i titoli di un paio di interrogazioni, datate rispettivamente al 14 e al 16 maggio del 1986, quindi a poco più di un paio di settimane dal momento del disastro.

Il Ticino tra i cantoni più colpiti
Va ricordato che il nostro fu infatti uno dei cantoni più colpiti, perché il passaggio della nube radioattiva coincise con un periodo di forti precipitazioni, contribuendo a un far depositare al suolo più radionuclidi rispetto a molte altre regioni del Paese. Oggi, a quattro decenni di distanza, la contaminazione si è notevolmente ridotta grazie, in particolare, al decadimento del cesio-137, il più persistente degli isotopi generati in seguito all'incidente.

«Oggi, dopo 40 anni, ne abbiamo circa il 40% di quello che si era depositato», ha spiegato, solo qualche giorno fa, il capo della Sezione protezione aria, acqua e suolo Nicola Solcà, nella conferenza stampa indetta dal Laboratorio cantonale proprio per tracciare un bilancio e lo stato dell'arte in materia di monitoraggio e prevenzione, in cui il Ticino svolge un ruolo di primo piano. E lo fa in virtù di quell'eredità "buona" che quel tragico evento ci ha lasciato. Citando le parole del consigliere di Stato Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento sanità e socialità, «nella sua gravità, l'incidente di Chernobyl ha permesso di migliorare la gestione di emergenze future e di costruire un sistema di protezione e controllo d'avanguardia».

(Imago)Cosa è accaduto alla centrale di Chernobyl? Il disastro di Chernobyl è un momento rimasto impresso nell'immaginario collettivo. L'orologio segnava le 01:23 quando una violenta esplosione distrusse il reattore numero quattro della centrale. Il tutto avvenne durante un test di sicurezza sul sitema di alimentazione dell'impianto. A causa di un errore nel controllo della reazione a catena, si innescò un repentino aumento della potenza nel reattore che ne provocò l'esplosione, distruggendo gran parte dell'edificio e lasciandono completamente scoperto il nucleo. Nelle ore immediatamente successive, la notizia non trapelò. Ne all'interno dell'ex Unione Sovietica né, ovviamente, a livello internazionale. Fu la Svezia, il 28 aprile, a lanciare per prima l'allarme a livello internazionale, costringendo l'URSS ad ammettere l'incidente.
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