Cerca e trova immobili
CANTONE

L'eredità buona del disastro di Chernobyl

Che segni ha lasciato in Ticino, a 40 anni di distanza, quell'incidente nucleare? E cosa è cambiato da allora? Da cantone tra i più colpiti a eccellenza nel monitoraggio a livello nazionale.
Imago
L'eredità buona del disastro di Chernobyl
Che segni ha lasciato in Ticino, a 40 anni di distanza, quell'incidente nucleare? E cosa è cambiato da allora? Da cantone tra i più colpiti a eccellenza nel monitoraggio a livello nazionale.
Raffaele De Rosa: «Nella sua gravità, l'incidente di Chernobyl ha permesso di migliorare la gestione di emergenze future».

BELLINZONA - Non ci spingeremo fino ad affermare che il disastro di Chernobyl ha fatto anche cose buone. Anche apparecchiando tutte le virgolette del caso, sarebbe sicuramente troppo. Quello che possiamo però dire è che alle nostre latitudini, il disastro avvenuto il 26 aprile del 1986, ha lasciato in eredità qualcosa di positivo. Qualcosa di costruito nel tempo, trasformando quella che era una situazione di chiaro svantaggio nelle fondamenta della rete di monitoraggio all’avanguardia che abbiamo oggi e in cui il nostro cantone svolge un ruolo di primo piano.

Facciamo però un passo indietro, a quei giorni. Il Ticino, infatti, fu uno dei cantoni in cui la radioattività liberata dall'esplosione del reattore della centrale nucleare di Chernobyl si depositò maggiormente. Questo perché la nube radioattiva proveniente da est fu accolta, arrivata alle nostre latitudini, dalle forti piogge dell'inizio maggio di quell'anno. La notizia del disastro arrivò il 28 aprile. I primi valori fuori norma, un paio di giorni dopo.

«Il primo vero allarme è arrivato alle 12.28 del 30 aprile», ha ricordato Cristina Poretti, responsabile dell'organizzazione nazionale incaricata dei prelievi e delle misurazioni dell'Ufficio federale della protezione della popolazione, durante la conferenza stampa organizzata presso il Laboratorio cantonale per i 40 anni dal disastro. La rete per il monitoraggio delle radiazioni ambientali (NADAM) a quel tempo era in fase di costruzione e le stazioni in funzione erano solamente dodici. E «purtroppo anche nei posti sbagliati», tutte collocate tra la Svizzera centrale e la Romandia.

Nei pesci, nei funghi, nel suolo
A distanza di quattro decenni, grazie al decadimento fisico, la contaminazione provocata dall'esplosione, in particolare quella da cesio-137 nel suolo, si è ridotta di oltre la metà rispetto al 1986. Di fatto, stiamo ancora attraversando quella che viene definitiva la fase al suolo tardiva dell'evento. Il tempo di dimezzamento di questo isotopo del cesio, ha spiegato Nicola Solcà, capo della Sezione protezione aria, acqua e suolo, «è di trent'anni. Quindi oggi, dopo 40 anni, ne abbiamo circa il 40% di quello che si era depositato». E la sua distribuzione — e ancora di più la biodisponibilità — variano in base a molti fattori.

Un esempio? «Nel 1986 e fino al 1988 fu vietata la pesca nel lago di Lugano perché i pesci erano molto contaminati. Oggi se misuriamo il pesce del Ceresio non troviamo praticamente nessuna traccia». Ma il «cesio non è scomparso, è sotterrato nei sedimenti lacustri», quindi la sua biodisponibilità in questo senso è nulla.

Restando "in cucina", a essere ottimi indicatori ambientali sono poi i funghi selvatici dei nostri boschi, che sono uno dei principali focus nelle attività di controllo delle derrate alimentari svolte dal Laboratorio cantonale. Cifre alla mano, dal 1986 a oggi ne sono stati analizzati quasi 800 campioni (praticamente, la metà della totalità dei campioni analizzati) e «ci permettono di vedere l'evoluzione della contaminazione nel tempo», ha sottolineato Nicola Forrer, chimico cantonale e direttore del Laboratorio cantonale.

L'impatto oggi? «Praticamente trascurabile»
Ma qual è la situazione oggi? O meglio, che impatto hanno i residui dei radionuclidi di Chernobyl oggi? Un impatto praticamente nullo. «I livelli che abbiamo misurato in particolare negli ultimi anni sono generalmente contenuti. E nella maggior parte dei casi rispettano i valori di legge. Anche le altre matrici ambientali che misuriamo — erba, terra e latte — confermando che a oggi il trasferimento dall'ambiente alle derrate alimentari è praticamente trascurabile».

Qualche caso, però, può capitare. In particolare con la selvaggina, cinghiali in primis. E il motivo lo ha chiarito lo stesso Forrer. «Nel cinghiale abbiamo la problematica che il cesio si accumula come abbiamo visto molto bene nei funghi, in particolare in un fungo che viene chiamato il "tartufo dei cervi". Cresce un po' all'interno del terreno, nella zona dove adesso il cesio è ancora presente ed è ancora biodisponibile, quindi si può arricchire parecchio di questa sostanza. E i cinghiali in alcuni momenti dell'anno si cibano di questo fungo e quindi diventano loro stessi radioattivi per un determinato periodo». A questo serve lo screening eseguito dall'Ufficio del veterinario cantonale. E se i capi hanno una radioattività superiore alle soglie di sicurezza «il capo viene confiscato e igienizzato». Per il resto, la maggioranza delle radiazioni a cui siamo esposti è dovuta principalmente al gas radon negli spazi abitativi e alle radiografie mediche.

L'eredità buona di Chernobyl
Controllo, monitoraggio (il Laboratorio cantonale è uno dei sette centri di competenza nazionale per la misurazione della radioattività nelle derrate alimentari, ndr.), coordinamento tra Cantoni e Confederazione, anche e soprattutto per quella prontezza d'intervento che resta una priorità in caso di futuri eventi che, si spera, non accadranno mai. «Nella sua gravità, l'incidente di Chernobyl ha permesso di migliorare la gestione di emergenze future e di costruire un sistema di protezione e controllo d'avanguardia», ha affermato il direttore del DSS, Raffele De Rosa. L'eredità "buona" del disastro di quarant'anni fa è, in questo senso, innegabile

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE