Forse c'è un potenziale “assassino” tra noi

Di base è un forte analgesico. Ma se lo mischi con altro ti uccide. Il criminologo Franco Posa: «L'incubo del Fentanyl non si ferma alle frontiere»
Di base è un forte analgesico. Ma se lo mischi con altro ti uccide. Il criminologo Franco Posa: «L'incubo del Fentanyl non si ferma alle frontiere»
BELLINZONA - «È possibile che il Fentanyl sia già tra di noi?» Si interroga il criminologo clinico Franco Posa, reduce da un convegno sul tema negli Stati Uniti. «Nella zona di Philadelphia la situazione è fuori controllo», afferma. Aggiungendo: «Pensare che la "droga degli zombie” sia solo un fenomeno americano è ingenuo».
Specialisti preoccupati – In Svizzera preoccupa la diffusione di crack e cocaina. Ma gli specialisti già qualche anno fa avevano lanciato il monito sul Fentanyl. «Che è fino a 100 volte più forte della morfina e 50 volte più dell’eroina – rammenta Posa –. Di base è un analgesico potente che, per “sballarsi”, viene abbinato ad altri oppioidi sintetici».
Miscele da paura – Le conseguenze sul sistema nervoso centrale e periferico sono devastanti. «C'è chi muore dopo la prima assunzione a causa di un arresto respiratorio. L’identificazione di Fentanyl miscelato con eroina da strada è tra le ultime evidenze tossicologiche in Europa. Sta emergendo inoltre la sempre maggiore diffusione di miscele con Nitazeni e Xylazine».
«Non ci sono confini per questo problema» – Allarmismo? Non proprio. Il criminologo cita i dati dell’Unione Europea: «Ben 137 decessi associati al Fentanyl nel 2021 in Paesi membri dell’UE. Non credo proprio che il problema si fermi alla frontiera. Non ho a mia disposizione dati epidemiologici riferiti alla situazione svizzera, ma penso comunque che l’emergenza non abbia confini. Le statistiche della vicina Italia indicano che tra il 2018 e il 2023 le forze di polizia hanno sequestrato 123,17 grammi di Fentanyl. Bisogna considerare che si può avere un’intossicazione acuta con appena 3 milligrammi».
Polizia cantonale molto cauta – «A livello di tendenze, negli ultimi anni non abbiamo segnali della presenza di questa sostanza in Ticino», fa sapere il Servizio comunicazione, media e prevenzione della Polizia cantonale, interpellato da tio.ch. Allo stesso tempo però c'è chi la pensa diversamente.
La Svizzera rischia di perdere il treno? – «La Svizzera rischia di non accorgersi di cambiamenti improvvisi e pericolosi nel mercato illegale delle droghe o dell’emergere di nuove abitudini di consumo», aveva dichiarato Thilo Beck, specialista in dipendenze a Zurigo, sulle colonne della NZZ Am Sonntag nel 2025. Il riferimento in quel caso era legato alla sospensione (per ragioni economiche) del monitoraggio delle acque reflue di dieci impianti di depurazione da parte dei ricercatori del Politecnico federale di Zurigo e dell’Università di Losanna.
Mercato nero – Posa studia da anni il tema. «Le miscele si evolvono continuamente. La criminalità organizzata è ingolosita dal business che c'è dietro il Fentanyl perché un bassissimo dosaggio garantisce un alto reddito. La cocaina, per fare un esempio, economicamente rende meno. Allo stesso tempo, paradossalmente, il Fentanyl non rende felici gli spacciatori. Perché chi diventa dipendente da questa sostanza muore "troppo in fretta". Il fenomeno ha avuto origine negli anni '90, con una sovraprescrizione di questo medicamento negli Stati Uniti. Nel frattempo, però, c'è stata una proliferazione del mercato nero».
Serve più monitoraggio – Per il criminologo del Bellinzonese, ma non solo per lui, si rischia di arrivare impreparati a un'eventuale proliferazione di questa sostanza in Svizzera. «Miscelata con altre danneggia diverse aree cerebrali, compromettendo anche le capacità cognitive e motorie. Uccide per crisi respiratorie irreversibili. Capisco che sia difficile monitorare la sua evoluzione. Per questo impegnarsi in monitoraggi efficaci, rapidi e capaci di seguire un'evoluzione continua delle strategie di diffusione illecita è fondamentale».
Un contributo alla scienza – La recente esperienza statunitense ha permesso a Posa di contribuire alla riflessione scientifica sul tema. «L’Istituto di ricerca che dirigo, NeuroIntelligence, ha partecipato attivamente alla proposta e alla realizzazione di strategie innovative per l’identificazione della sostanza e delle sue miscele. Strategie presentate a Washington nel novembre 2025 e recentemente a Philadelphia».
Agenti muniti di “antidoto” – Posa va oltre. «L’attività di sensibilizzazione deve coinvolgere tutti gli operatori interessati sul territorio. Sempre in occasione dell’esperienza statunitense, abbiamo condiviso, per esempio, l’utilità di mettere a disposizione delle forze dell’ordine il Naloxone, medicamento ampiamente noto che inibisce l’effetto della sostanza. Il Naloxone può essere usato, senza alcun rischio, per soccorrere o salvare chi ha assunto Fentanyl».




