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SVIZZERA

Tutto ciò che c'è da sapere su "200 franchi bastano"

Sarà probabilmente una votazione incerta fino all'ultimo. Ecco le informazioni da sapere prima di prendere posizione
Depositphotos (REDPIXEL)
Fonte red
Tutto ciò che c'è da sapere su "200 franchi bastano"
Sarà probabilmente una votazione incerta fino all'ultimo. Ecco le informazioni da sapere prima di prendere posizione

SAVOSA - Tra le varie iniziative in votazione il prossimo 8 marzo, quella che sta avendo la maggiore risonanza mediatica è senza dubbio l'iniziativa popolare federale "200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)". In caso di approvazione, il canone radiotelevisivo obbligatorio SSR, oggi pari a 335 franchi annui, verrebbe ridotto in modo significativo.

Quali sarebbero le conseguenze, sia negative che positive? Vediamolo nel dettaglio.

Perché si torna a votare sul canone SSR - Dopo la netta bocciatura (oltre il 70%) dell'iniziativa No Billag nel 2018, il tema riemerge in un panorama mediatico profondamente mutato. L’informazione si consuma sempre più online e cresce la disponibilità a pagare per piattaforme di streaming, mentre radio e televisione tradizionali perdono terreno. In questo contesto, ambienti borghesi di destra legati a UDC, PLR e associazioni economiche hanno rilanciato il dibattito con una nuova iniziativa popolare.

Che cosa propone l’iniziativa - L’obiettivo non è abolire il canone, ma ridurlo in modo sostanziale, portandolo a 200 franchi l’anno. Le aziende verrebbero completamente esentate dal pagamento, e le attività online della SRG SSR subirebbero forti limitazioni.

La mossa preventiva del Consiglio federale - Pur opponendosi all’iniziativa, che comporterebbe un ridimensionamento eccessivo delle prestazioni giornalistiche della SRG SSR, il Consiglio federale ha riconosciuto «un certo bisogno di intervento». Il controprogetto prevede una riduzione graduale del canone a 300 franchi per economia domestica. Allo stesso tempo ha stabilito che le imprese con un fatturato annuo fino a 1,2 milioni di franchi non saranno più soggette al contributo.

Il voto non decide i contenuti - L’eventuale approvazione dell’iniziativa non darebbe agli elettori un’influenza diretta sui programmi. La SRG SSR dovrebbe autonomamente individuare dove tagliare, ma a essere colpiti non sarebbero solo i contenuti legati allo sport e all'intrattenimento. Secondo la direttrice generale Susanne Wille, i risparmi metterebbero in discussione il giornalismo regionale nelle quattro lingue nazionali. «Non potremmo più gestire 17 studi regionali e dovremmo chiudere sedi e uffici». Il mandato di servizio pubblico, fissato nella concessione, resterà invariato fino al 2028. Eventuali modifiche ai contenuti verrebbero discusse solo dopo il chiarimento del quadro finanziario.

È possibile evitare il canone? - Le possibilità sono minime. Tutte le economie domestiche pagano lo stesso importo, indipendentemente dall’uso effettivo di radio o televisione. Le esenzioni riguardano solo categorie specifiche come i beneficiari di prestazioni complementari, i diplomatici e le persone sordocieche.

Quante risorse resterebbero alla SRG SSR - Gli incassi derivanti dal canone, nel 2023, sono stati di circa 1,3 miliardi di franchi. In caso di vittoria del sì, secondo le stime federali le entrate si ridurrebbero a circa 630 milioni, costringendo l’azienda a una profonda riorganizzazione.

Come vengono ripartiti i fondi - Nel 2023 il gettito complessivo ha raggiunto circa 1,4 miliardi di franchi. La quota maggiore è andata alla SRG SSR (come già detto, 1,3 miliardi di franchi). Una parte è stata destinata a emittenti locali private (84 milioni), all’agenzia Keystone-ATS (4 milioni) e alla Serafe per la riscossione del canone (24 milioni). All’interno della SRG SSR, le risorse vengono redistribuite tra le regioni linguistiche.

Gli obiettivi dei promotori - I sostenitori dell’iniziativa contestano l’elevato livello del canone svizzero rispetto al resto d’Europa e sottolineano il calo di pubblico, soprattutto tra i giovani. Accusano inoltre la SRG SSR di fare concorrenza ai media privati online, di produrre troppo intrattenimento e di avere una redazione politicamente sbilanciata a sinistra.

Gli effetti di un sì secondo oppositori e sostenitori - Per i promotori, il taglio obbligherebbe la SRG SSR a concentrarsi sulle sue funzioni essenziali. Governo e oppositori temono invece un indebolimento del servizio pubblico, soprattutto nelle regioni linguistiche minoritarie. Uno studio di BAK Economics prevede centralizzazioni, forti risparmi - a partire dal taglio dei programmi - e fino a 2400 posti di lavoro in meno.

Chi dice no e perché - Contro l’iniziativa si è schierato un ampio fronte che va dal Consiglio federale al Parlamento, fino a esponenti della cultura, dello sport e della società civile. Tutti avvertono che una SRG SSR indebolita lascerebbe spazio a media stranieri e piattaforme internazionali, riducendo la qualità e l’affidabilità dell’informazione.

Un esito ancora incerto - I sondaggi indicano una corsa sul filo di lana. In autunno, una lieve maggioranza, riscontrata da un sondaggio Tamedia-20 Minuten, si diceva favorevole all’iniziativa (53%), ma con forti differenze generazionali. Storicamente, il consenso tende a calare con l’avvicinarsi del voto, anche perché gli elettori più anziani, generalmente più critici, partecipano più attivamente alle urne.

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