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CANTONELongevità: «Non conta quanto, ma come. Lo stress ci uccide»

09.04.24 - 06:30
Parola dell'ex medico degli astronauti Filippo Ongaro, tra i precursori della medicina anti-aging. Sarà alla Fiera del benessere Tisana
Filippo Ongaro
Longevità: «Non conta quanto, ma come. Lo stress ci uccide»
Parola dell'ex medico degli astronauti Filippo Ongaro, tra i precursori della medicina anti-aging. Sarà alla Fiera del benessere Tisana

LUGANO - Tra le paure più comuni nell'uomo c'è certamente quella di invecchiare. Non è difficile quindi incappare in rimedi di ogni fattura, dalle fantomatiche ricette d'eterna giovinezza, alle più disparate pillole magiche, fino alle nuove frontiere della scienza. Per fare chiarezza su un tema tanto delicato quanto affascinante, abbiamo incontrato Filippo Ongaro, ex medico degli astronauti presso l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e tra i precursori europei della medicina anti-aging e funzionale, oltre che ospite della Fiera del benessere Tisana, da questo giovedì 11 aprile al Centro Esposizioni di Lugano.

Come si raggiunge il traguardo di poter lavorare per l'Agenzia Spaziale Europea (ESA)?
«In parte è stata anche fortuna. Sono capitato nel posto giusto al momento giusto. Ero in Germania per uno scambio universitario quando il professore con cui stavo lavorando mi ha messo a disposizione dell'agenzia spaziale per un progetto in collaborazione con la sede tedesca dell'ESA che prevedeva la creazione di un nuovo programma di allenamento per gli astronauti. Posso dire di aver avuto il merito di essere all'altezza del colpo di fortuna: il progetto che doveva durare sei mesi è diventato una collaborazione di 8 anni».

Quali necessità ha un astronauta rispetto a una persona "con i piedi per terra"?
«Oggi ci si impegna per riuscire a mantenere la salute psicofisica di equipaggi che stanno in orbita per mesi. Potenzialmente anche anni, se pensiamo alla prossima missione su Marte. Gli astronauti vanno incontro a un processo di invecchiamento molto accelerato: indicativamente si dice che sei mesi in orbita equivalgano a circa dieci anni a terra per quello che riguarda l'apparato muscolare, l'apparato osseo e la risposta neuroendocrina. Per il resto gli astronauti non hanno delle esigenze tanto diverse da quelle che abbiamo noi a terra. Si tratta sempre di prevenire l'accelerazione dell'invecchiamento, solo che in orbita questi fenomeni sono molto più veloci ed evidenti. Quindi tutto sommato gli interventi sono simili: allenamento fisico, cura della nutrizione, integrazione alimentare e cura dello stress».

Quanto conta l'allenamento nella ricetta per stare bene?
«Non possiamo dare una stima percentuale, ma possiamo dire che ha un peso importante. Nell'ottica della longevità i classici diecimila passi al giorno fanno certamente bene, ma non bastano. Serve un vero e proprio regime di allenamento fisico che comprenda sia la parte aerobica che quella del sovraccarico con i pesi per il mantenimento della struttura muscolare e della struttura ossea. È anche ciò che può portare maggiormente a dei risultati visibili e a breve termine, tali da generare gratificazione e quindi a spingerti nel proseguire in questo percorso. Con il fitness ti accorgi di stare meglio, hai più fiato, più forza, migliori la mobilità e, banalmente, ti vedi anche meglio».

Sedentarietà, stress, mancanza di sonno, alimentazione non bilanciata. Quali di questi elementi (comuni all'uomo moderno) sono più tossici?
«È difficile stabilire cosa sia più tossico, dipende anche dalle predisposizioni genetiche. Possiamo dire che questi, spesso, sono elementi che si sommano. Però una cosa certa è che una delle maggiori cause dell'accelerazione dell'invecchiamento è lo stress, che agisce a livello dei telomeri. Per semplificare, i telomeri sono dei "cappucci" che proteggono i cromosomi e che vengono tagliati ad ogni replicazione cellulare. Se vengono tagliati in eccesso, ad un certo punto la cellula non può più replicarsi. Rappresentano un parametro importante per capire la velocità dell'invecchiamento. Uno dei fattori che agisce maggiormente sull'accorciamento dei telomeri è proprio lo stress».

Oltre a promuovere uno stile di vita sano, lei è uno tra i precursori europei della medicina anti-aging. Cosa funziona veramente?
«La mia metodologia è principalmente orientata alla correzione e all'ottimizzazione dello stile di vita, non è quindi una metodologia clinica. Sull'area terapeutica, ad oggi non ci sono ancora tantissime certezze, arriveranno presumibilmente nei prossimi anni. Per ora spuntano qua e là alcune indicazioni: mi viene in mente la metformina, che è un farmaco molto vecchio e fondamentale nella terapia dei pazienti diabetici, ma che sembra avere delle azioni protettive nei confronti dei tumori. Sembra avere effetti anti invecchiamento, ma dati certi ancora non ci sono. È anche per quello che insistiamo sullo stile di vita. È un qualcosa che tutti possiamo fare, partendo da azioni molti semplici. Di principio, si inizia eliminando ciò che è palesemente dannoso: fumo, alcool, sedentarietà, droghe e abuso di cibo. In seconda istanza si introducono abitudini sane, quindi corretta alimentazione, allenamento fisico e gestione dello stress. Bisogna concentrarsi non solo su ciò che potenzialmente può allungare la vita, ma anche su ciò che può certamente migliorarla. E questo è uno stile di vita sano».

Anche perché un conto è arrivare a 70 anni con un corpo performante, un conto è arrivarci con un fisico sovrappeso e con una muscolatura atrofizzata...
«Esattamente. È di qualche anno fa uno studio che ha dimostrato come in soggetti ultracinquantenni, due mesi di palestra possano farti recuperare due decadi di completa sedentarietà. Il nostro organismo ha una capacità di recupero fenomenale. Però è chiaro che non dobbiamo aspettare gli ottant'anni per iniziare. La medicina della longevità è principalmente rivolta ai quarantenni e cinquantenni. Poi non significa che non si possa cambiare stile di vita anche più avanti, ma la battaglia la vinceremo solo se interveniamo quando siamo ancora sufficientemente giovani. Oggi si sente tanto parlare di costi della sanità e delle casse malati. I sistemi sanitari sono sotto pressione anche a causa di persone che vivono più a lungo, grazie alla medicina sempre più capace di mantenerli in vita, ma che si ammalano addirittura prima rispetto al passato. Insomma, qui si tratta di una questione di responsabilità individuale. Non è il sistema che deve cambiare, siamo noi. Non è che perdiamo muscoli perché invecchiamo, ma invecchiamo perché perdiamo i muscoli. Le strade sono due: intraprendere quello che è un circolo virtuoso, o cadere in un circolo vizioso».

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