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18/05/2017 - 20:42

«Blue Whale? Un gioco perverso amplificato dai media»

Preoccupa il gioco che spinge i giovani al suicidio. Lo psicologo: «Ascoltare i problemi dei ragazzi». L’esperto: «Che sia vera o no, gli effetti sono gli stessi». La polizia: «Nessun caso in Ticino»

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BELLINZONA - Blue Whale. Verità o bufala? Realtà o finzione? «Il problema è che se la gente crede che sia vera, non ha importanza se lo sia o meno: gli effetti sono gli stessi». Questo è il pensiero del giornalista informatico e noto cacciatore di bufale Paolo Attivissimo che abbiamo contattato in merito al gioco della morte proveniente dalla Russia, che ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora, indignando e preoccupando molte persone, anche in Ticino.

Cos’è Blue Whale? - Il gioco segue una folle escalation di compiti che i giovani dovranno assolvere giorno per giorno prima della richiesta finale: il loro suicidio. Partito dalla Russia - dove si conterebbero 157 casi di suicidio tra i giovani - la balenottera azzurra sembra abbia solcato i mari e si sia diffusa anche in altre nazioni del Vecchio Continente (Italia, Francia, Gran Bretagna). Una psicosi europea che negli scorsi giorni ha raggiunto la Svizzera, con un presunto caso nel Canton Vaud, e che ha coinvolto anche il nostro Cantone.

«Nessun caso in Ticino» - Un’interrogazione firmata dai deputati PPD Giorgio Fonio e Claudio Franscella ha infatti chiesto lumi al Consiglio di Stato su un ipotetico caso di una giovane ticinese che sarebbe caduta nella rete di questo gioco mortale. La polizia - da noi contattata - ha però smentito la notizia limitandosi a dire che «non c’è alcun caso accertato in Ticino».

Pericolo reale o fenomeno ingigantito? - I due deputati, però, «considerata la delicatezza del tema e la sua pericolosità» hanno chiesto al governo delle soluzioni che tutelino la salute dei giovani ticinesi. Ma questa preoccupazione è giustificata? Oppure si tratta solo di un fenomeno ingigantito dall’interesse mediatico e dallo stupore generale che il caso ha creato?

Il ruolo dei media - Per Mattia Antonini, psicologo e psicoterapeuta del servizio medico psicologico di Bellinzona, contattato da Radio Fiume Ticino, questi fenomeni vengono spesso amplificati dai media. «A volte si preferisce fare una trattazione un po’ sensazionalistica dei problemi piuttosto che calarsi sulle cose che davvero preoccupano i ragazzi».

«Mito diffuso in internet» - Anche Paolo Attivissimo concorda sul ruolo giocato dai media nel fenomeno Blue Whale. «Il gioco probabilmente nasce come mito diffuso su Internet ed è basato sulla fantasia». Ma poi si trasforma in qualcosa d’altro. «È diventato "reale" quando alcuni suicidi giovanili sono stati legati tra loro dalla stampa e collegati a Blue Whale».

Disagio - Secondo Antonini, i suicidi possono essere dovuti alle difficili condizioni di vita in Russia e non essere necessariamente collegati al gioco. «Non conosco le reali ragioni di questi gesti. Ma so che il Paese ha un grave problema di disoccupazione giovanile, di alcolismo e da qualche mese è pure stata depenalizzata la violenza domestica».

«Una sfida perversa» - La cosa forse più preoccupante è che alcuni adolescenti possano togliersi la vita su richiesta. Per gioco. Ma per Antonini è forse questa la caratteristica che rende Blue Whale interessante. «Il cervello degli adolescenti è caratterizzato da una forte reattività dopaminergica. In altre parole i giovani sono molto sensibili a tutto quello che è eccitante, nuovo e pericoloso. Sebbene conoscano i pericoli non riescono a resistere alle parole sfida, challenge ed estremo». Blue Whale, secondo lo psicologo, è costruito in maniera perversa. «Stuzzica l’eccitazione tramite il classico schema della sfida. È perverso perché gioca su sensazioni negative. Sulla distruttività».

«Parlatene, non è una vergogna» - Per lo psicologo è importante che i ragazzi capiscano che non è una vergogna avere brutti pensieri. «Bisogna parlarne e trovare una soluzione. Il fenomeno di giocare con la morte è sempre esistito. Ricordatevi il film con James Dean (Gioventù Bruciata, Ndr) dove i protagonisti corrono in macchina e lasciano che essa si schianti in fondo alla scogliera, saltando fuori all’ultimo momento. Queste cose possono far parte dell’adolescenza». L’importante per Antonini è il dialogo. «I genitori possono parlare della morte ma soprattutto della vita con i loro figli».

«Non esiste alcun padrone» - Paolo Attivissimo conclude "l’affare Blue Whale" con un consiglio alle persone vulnerabili e che potrebbero farsi manipolare. «Non esiste alcun "padrone della vita" che obbliga le persone a fare cose contro la loro volontà attraverso un'app o un social network». Insomma come disse Doc Brown nella trilogia di "Ritorno al Futuro", «il vostro futuro non è scritto, quello di nessuno è scritto, il futuro è come ve lo create, perciò createvelo buono!»

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1 commento da TIO
sedelin - Giovedì alle 22:05
«Non esiste alcun "padrone della vita" che obbliga le persone a fare cose contro la loro volontà attraverso un'app o un social network». TUTTE BALLE! il POTERE che esercitano i social sulle ancor fragili menti dei giovanissimi é enoreme! chi ricorda il suicidio della ragazza a causa dei social? lo pseudo esperto attivissimo ha la memoria corta.

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9 commenti da FACEBOOK
Luca Marocchini - Giovedì alle 23:46

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