Stalking, il governo dovrà tenere gli occhi aperti

Il Gran Consiglio ha respinto l'iniziativa ─ superata negli eventi dall'introduzione della fattispecie penale lo scorso 1° gennaio ─ chiedendo però al Consiglio di Stato di mantenere alta l'attenzione. Soldati: «L'articolo in vigore presenta aspetti critici»
BELLINZONA - «Condivido le considerazioni commissionali che a oggi sia poco probabile, dopo soli dieci mesi dall'entrata in vigore del nuovo articolo di legge che punisce lo stalking, che esso venga rivisto. In ogni caso, l'articolo sullo stalking dovrà essere necessariamente oggetto di valutazione e revisioni future». Sono le parole con cui Roberta Soldati, prima iniziativista, ha di fatto anticipato quella che sarebbe stata poi la decisione del plenum.
Andiamo con ordine. Come noto, l’introduzione di una specifica fattispecie penale per lo stalking è già realtà dallo scorso primo gennaio. L’iniziativa cantonale, discussa oggi in Parlamento, risale infatti al settembre 2022.
Aspetti critici da rivedere
Fatte queste, necessarie, premesse, possiamo tornare al dibattito. L'articolo in vigore, ha sottolineato Soldati, «presenta infatti degli aspetti critici che a mio modo di vedere dovranno essere prima o poi rivisti. In particolare, è noto che l'alto tasso di recidività dello stalking, circa per il 50% dei casi, e il suo impatto nella vita della vittima deve far sì che esso debba essere un reato perseguibile d'ufficio e non su querela di parte». E, ha proseguito, «ricordo che i dati dimostrano che spesso lo stalking è il preludio di ulteriori atti più estremi, quale l'omicidio e atti, altri atti gravi nei confronti della vittima».
«Lo stalking può togliere a una persona la libertà di vivere serenamente. Significa aver paura di uscire, di rispondere al telefono, di tornare a casa», ha spiegato Simona Genini, co-firmataria dell’iniziativa e co-relatrice del rapporto. «Significa sentirsi controllati e non riuscire più a sentirsi al sicuro. La gravità di questi comportamenti risiede nella loro insistenza. Gesti che, presi singolarmente, possono apparire di poco conto, diventano nel tempo una persecuzione capace di condizionare profondamente la vita di una persona».
«L’iniziativa ci aveva visto giusto»
«Persecuzione» è la parola utilizzata nel suo intervento anche da Alessandro Mazzoleni co-relatore del rapporto. « L'iniziativa del 2022 ci aveva visto giusto. Il legislatore federale, infatti, nel frattempo è intervenuto dal primo di gennaio di quest'anno, gli atti persecutori hanno finalmente un loro posto anche nel Codice Penale. È un passo importante, ma una legge non chiude il problema. Dovremo verificare che sappia davvero proteggere le vittime e intervenire laddove l'esperienza mostrerà ancora delle lacune».
L’aula ha quindi accolto, a larghissima maggioranza (59 favorevoli e 3 contrari), le conclusioni del rapporto che chiedevano di non accogliere l’iniziativa, invitando però il Consiglio di Stato a mantenere alta l’attenzione.
Il dissenso di Più Donne: «Quattro anni per un rapporto. Troppi»
Tra i pochi voti mancanti, si registra quello di Tamara Merlo che ha espresso il suo dissenso per i lunghi tempi impiegati affinché l’iniziativa giungesse finalmente sui tavoli del Gran Consiglio.
«Sposo tutto quello che ha detto l’iniziativista Roberta Soldati ma non sono altrettanto pragmatica. Quindi esprimo il mio dissenso rispetto al fatto che la Commissione ci abbia comunque messo quattro anni prima di uscire con un rapporto su un tema come lo stalking. È un tema complicato e non ancora del tutto sviscerato. E trovo che limitarsi a dire: “Sì, vigileremo” è troppo poco. Quindi non voterò il rapporto, ma ringrazio l’iniziativista per aver portato questo tema importantissimo e ringrazio la Commissione per essersi finalmente chinata sul problema».



