Sicurezza a Lugano e il «numero oscuro» dei reati

Tamara Merlo interroga il Municipio: «Sappiamo davvero quanti sono?»
LUGANO - I reati registrati dalla polizia raccontano solo una parte della realtà. È da questa premessa che parte un’interrogazione presentata da Tamara Merlo, del gruppo Più Donne, che chiede al Municipio di Lugano di fare luce sul cosiddetto «numero oscuro» della criminalità: quei reati che vengono commessi ma non denunciati e che, di conseguenza, non finiscono nelle statistiche ufficiali.
Il tema torna d’attualità dopo i diversi episodi di violenza verificatisi in città durante l’estate, tra cui due accoltellamenti in pochi giorni. La Città ha reagito rafforzando i controlli nelle zone più sensibili, in particolare durante la movida e nell’area della stazione. Misure che, secondo l’interrogante, hanno già prodotto «primi risultati incoraggianti».
Ma le statistiche di polizia, osserva Merlo, non bastano da sole a fotografare il fenomeno. Nel Consuntivo 2025 Lugano indicava 34,9 reati ogni mille abitanti, definendosi una delle realtà urbane più sicure della Svizzera. Un dato che - fa notare la consigliera comunale - va tuttavia letto tenendo conto anche della popolazione pendolare e turistica.
A Lugano, spiega Merlo, esiste già uno strumento per andare oltre le cifre ufficiali: il sondaggio LOSAI, realizzato nel 2019 con l’Università di Losanna e al quale parteciparono 7'885 residenti. L’indagine aveva rilevato differenze significative nella propensione a denunciare: se nel 2018 veniva denunciato l’84,5% dei furti in abitazione, la quota scendeva al 26,7% per le aggressioni fisiche in strada, al 24,3% per quelle in casa e appena al 5,5% per le molestie sessuali.
Da qui le domande rivolte al Municipio: esistono stime aggiornate del «numero oscuro»? Perché il LOSAI non è più stato ripetuto? E, soprattutto, la Città è disposta a realizzare una nuova indagine di vittimizzazione per confrontare la situazione attuale con quella del 2019?
Merlo chiede inoltre di approfondire le ragioni che spingono le vittime a non denunciare, compreso l’eventuale timore di essere identificate dall’autore del reato, e di affiancare al rafforzamento dei controlli interventi di prevenzione sul disagio giovanile, le dipendenze e la violenza nello spazio pubblico.



