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L'MPS: «Zali si dimetta subito»

Criticata la mancata trasparenza del Governo e chiede l'allontanamento immediato del consigliere di Stato dall'Esecutivo
L'MPS: «Zali si dimetta subito»
Archivio TiPress
Fonte MPS
L'MPS: «Zali si dimetta subito»
Criticata la mancata trasparenza del Governo e chiede l'allontanamento immediato del consigliere di Stato dall'Esecutivo

BELLINZONA - La notizia dell’apertura di un nuovo procedimento penale nei confronti di Claudio Zali, questa volta per ipotesi di reato contro l’integrità sessuale, riaccende il dibattito politico attorno all’ex consigliere di Stato e al suo ruolo all’interno dell’Esecutivo ticinese. Prende posizione il Movimento per il Socialismo (MPS), in relazione all'apertura di un nuovo procedimento penale nei confronti di Claudio Zali. E in una nota stampa chiede al Governo di non limitarsi ad attendere gli sviluppi dell’inchiesta e torna a sollecitare l’uscita immediata di Zali dal Consiglio di Stato.

«Una situazione inaccettabile»
Nel mirino dell’MPS finisce anche la gestione delle informazioni relative al nuovo procedimento. «Siamo contenti che la RSI, nel dare oggi la notizia, abbia comunicato di aver potuto prendere visione della lettera», afferma il movimento. Ma la domanda, secondo l’MPS, è perché il documento non sia stato messo a disposizione di tutti i parlamentari. «A oggi, i parlamentari dell’MPS e quelli degli altri gruppi che non siedono nell’Ufficio presidenziale non hanno potuto avere accesso a questo documento. È una situazione inaccettabile».

Per il movimento, se una comunicazione della Procura viene trasmessa al Parlamento, «non può diventare materia riservata a pochi», soprattutto considerando che riguarda un membro del Governo e una vicenda di «enorme rilevanza istituzionale».

Secondo l’MPS, una gestione di questo tipo rischia inoltre di alimentare «un clima di omertà politica che deve essere spezzato». Il Parlamento, sostiene il movimento, deve poter esercitare pienamente le proprie prerogative di controllo e tutti i deputati devono disporre delle informazioni necessarie.

«Non siamo di fronte a un episodio isolato»
Per l’MPS, il nuovo procedimento non può essere valutato separatamente dagli avvenimenti delle ultime settimane. «Si tratta della seconda inchiesta penale che coinvolge Zali, dopo quella relativa alla vicenda del 14enne detenuto alla Farera», ricorda il movimento, citando inoltre «i comportamenti e le dichiarazioni emersi dalle registrazioni pubblicate» e altre vicende che avrebbero sollevato interrogativi sull’uso del ruolo istituzionale.

«Il punto politico è dunque evidente: non siamo più di fronte a una singola controversia, ma a una successione di fatti che impone una riflessione seria sull’idoneità di Zali a esercitare funzioni di governo», sostiene l’MPS.

Nel comunicato viene criticato anche l’atteggiamento assunto finora dal Consiglio di Stato. Di fronte alle registrazioni nelle quali Zali pronunciava, secondo l’MPS, «parole di inaudita violenza», il Governo si sarebbe limitato a una condanna generale di ogni forma di violenza e dell’incitamento alla violenza, anche verbale.

«Ma questo non basta», afferma il movimento. «Non basta condannare “ogni forma di violenza” in astratto quando ad avere pronunciato quelle parole è un proprio collega di Governo».

L’MPS contesta inoltre le dichiarazioni rilasciate ieri dalla presidente del Consiglio di Stato, ritenendo che anche alla luce della nuova inchiesta assumano un significato ancora più problematico. Il riferimento è in particolare alla «deriva del dibattito pubblico cui abbiamo assistito nei giorni scorsi in Ticino», allo «svilimento dei toni», all'«aggressività crescente» e alla diffusione di messaggi che inneggiano a odio e violenza.

«Paradossalmente, invece di interrogarsi sui comportamenti del consigliere di Stato, si finisce per condannare genericamente il clima che quei comportamenti avrebbero generato», accusa il movimento.

«Deve lasciare immediatamente»
Da qui la richiesta politica. L’MPS ricorda di aver già chiesto, attraverso un’interpellanza, che Zali lasci le sue funzioni di governo senza attendere la fine di settembre, quando era stata annunciata la sua uscita dall’Esecutivo.

«Oggi questa richiesta assume ancora maggiore urgenza», sostiene il movimento. «Non chiediamo una condanna anticipata sul piano penale e non intendiamo sostituirci alla magistratura. Chiediamo una decisione o perlomeno una presa di posizione politica».

Secondo l’MPS, il Governo dovrebbe «perlomeno invitare Zali a lasciare immediatamente qualsiasi attività in seno all’Esecutivo», senza aspettare la scadenza già annunciata.

La questione, conclude il movimento, non sarebbe quindi più soltanto quella di stabilire eventuali responsabilità penali. «La questione è se un consigliere di Stato coinvolto in due procedimenti penali e al centro di una serie di vicende che hanno profondamente compromesso la credibilità della sua funzione possa continuare, anche solo transitoriamente, a esercitare il proprio mandato».

«Il Ticino non ha bisogno di silenzi, reticenze e formule generiche. Ha bisogno di trasparenza e di assunzione di responsabilità politica», conclude l’MPS.

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