Iniziativa sull'alimentazione, il fronte del NO: «Obiettivi impossibili»

Il Comitato ticinese mette in guardia da costi e conseguenze per famiglie, agricoltura e filiera agro-alimentare
BELLINZONA - Il Comitato ticinese per il NO all'iniziativa sull'alimentazione, che sarà sottoposta a votazione popolare il 27 settembre, ha illustrato oggi, mercoledì, in conferenza stampa le ragioni per respingere la proposta.
L'incontro ha messo in evidenza le criticità dell'iniziativa, che esige, secondo i contrari, un grado di autoapprovvigionamento di almeno il 70%, quindi per raggiungere questo obiettivo lo Stato dovrebbe limitare drasticamente il consumo di alimenti di origine animale, riducendo la libertà di scelta dei consumatori.
Per Federico Haas, vicepresidente di Hotelleriesuisse «non sarebbero solo la filiera agroalimentare, le consumatrici e i consumatori e l'economia a farne le spese, ma anche numerosi altri settori».
Sulla stessa linea Alessandra Alberti, rappresentante della Federazione delle industrie alimentari svizzere (FIAL), che ha sottolineato come l'iniziativa cambierebbe profondamente la filiera agroalimentare, «generando costi lungo tutta la filiera: dalla produzione agricola alla trasformazione, dalla logistica fino alla distribuzione e alla ristorazione». Secondo Alberti, «questi maggiori costi si riflettono inevitabilmente sui prezzi dei prodotti che acquistiamo ogni giorno».
Il presidente dei Giovani Contadini, Giacomo Bassetti, ha inoltre sottolineato che «le nuove norme penalizzerebbero la produzione vegetale. Anche se noi agricoltori ci mettessimo tutti a produrre frutta, verdure e cereali dopo avere rinunciato all'allevamento animale o quasi, verremmo comunque penalizzati. Perché chiede nuove restrizioni per fertilizzanti e prodotti fitosanitari, legati ancora più strettamente alla biodiversità e all'acqua potabile e all'uso di sementi specifiche».
Denis Vanbianchi, membro di comitato dell'Alleanza Patriziale, ha invece ricordato che nemmeno durante la Seconda guerra mondiale, con una popolazione dimezzata e una maggiore disponibilità di territorio agricolo, si raggiunse il 70% di autoapprovvigionamento richiesto oggi dall'iniziativa.
Anche il Consiglio federale e il Parlamento sono contrari all'iniziativa, ritenendo «le richieste eccessive e gli obiettivi impossibili da raggiungere nell'arco di dieci anni».



