Caso Zali, Gobbi sapeva dal 2021. «Mai alcuna comunicazione da parte dell'autorità giudiziaria»

Il ministro al centro della bufera aveva assicurato al collega che la vicenda «era riconducibile a dinamiche inerenti la sua sfera privata»
BELLINZONA - Non accenna a placarsi il clamore mediatico - che ha ampiamente superato i confini nazionali - del caso degli audio che hanno messo nei guai Claudio Zali. Ieri la conoscente del presidente del Consiglio di Stato ha attaccato Antonella Bignasca, editrice del Mattino della Domenica e ha chiamato in causa altri due esponenti di spicco della Lega dei Ticinesi: Lorenzo Quadri e Norman Gobbi. «Già nel 2021 avvisai» entrambi, ha spiegato, «che Claudio (Zali, ndr) aveva comportamenti inopportuni e mi aveva aggredito. Eppure dopo una breve consultazione tra voi, a parole del vostro ministro la cosa è stata messa a tacere».
Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni ha replicato a laRegione. «Confermo di aver ricevuto nel 2021 una segnalazione relativa a presunti comportamenti inappropriati da parte del collega. Ricordo che a suo tempo la questione era stata discussa internamente alla Lega interpellando anche il diretto interessato che aveva escluso la sussistenza di fatti rilevanti, spiegando che la vicenda era riconducibile a dinamiche inerenti la sua sfera privata».
Gobbi sottolinea inoltre un altro punto: «Non è mai pervenuta alcuna comunicazione da parte dell’autorità giudiziaria penale competente che facesse ritenere pendenti accertamenti o procedimenti relativi ai fatti richiamati».



