Ristorni, la Lombardia: «Con il Ticino troveremo una soluzione, ma no ai diktat sui ristorni»

La Regione tira diritto sulla "tassa sulla salute": per Massimo Sertori il contribuito che i frontalieri dovrebbero pagare è «modesto»
La Regione tira diritto sulla "tassa sulla salute": per Massimo Sertori il contribuito che i frontalieri dovrebbero pagare è «modesto»
MILANO - Sullo scontro con il Canton Ticino in materia di ristorni dei lavoratori frontalieri ai Comuni di confine italiani, l’assessore regionale lombardo Massimo Sertori invita alla calma e al dialogo, escludendo effetti immediati per i territori lombardi. «Il blocco dei ristorni minacciato dal Canton Ticino non ha effetti immediati, i nostri Comuni possono stare tranquilli, perché quelli pagati sono relativi a due anni fa», afferma.
Confronto, ma solo «su un piano di leale collaborazione»
L’assessore agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo risorsa idrica della Lombardia, nonché presidente della Regio Insubrica, sottolinea la volontà di arrivare a un’intesa: «Un accordo riusciremo a trovarlo, i rapporti bilaterali sono ottimi e con gli amici svizzeri siamo sempre stati in grado di trovare delle soluzioni. A patto però che il confronto avvenga su un piano di leale collaborazione. Non ci si può sedere a un tavolo e minacciare di non versare quanto è dovuto».
«È una loro versione»
Al centro della polemica, com'è noto, c’è il contributo per le spese sanitarie del 3% sui vecchi frontalieri. «Il Ticino ritiene che questo contributo, deciso da una Finanziaria del 2024, sia lesivo della revisione degli accordi italo-svizzeri del 1974 e per questo hanno sospeso in via preventiva il 50% dei ristorni. Ovviamente, è una loro versione. Fra l’altro lesiva di un accordo internazionale fra Italia e Svizzera. Quindi saranno Roma e Berna a dover affrontare la situazione», spiega Sertori.
Le minacce non servono
La Regione Lombardia resta comunque disponibile al confronto, anche alla luce dei contatti istituzionali tra i due Paesi. «Prendo atto dell’incontro tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro Karin Keller-Sutter della Federazione elvetica, nell’ambito del quale hanno auspicato un incontro tra Regione Lombardia e Canton Ticino. Io sono convinto che si possa trovare una soluzione, a patto di confrontarsi alla pari. Non è possibile sedersi a un tavolo minacciando di bloccare la metà dei ristorni».
«Non è una tassa» e il contributo è «modesto»
Sertori respinge inoltre la definizione di “tassa sulla salute”. «Non è corretto parlare di tassa. I frontalieri fino al 2000 hanno sempre pagato. Versavano, attraverso bollettini alle vecchie Asl, circa 600.000 lire per il servizio sanitario. Dal 2000, con il diritto di opzione, possono scegliere tra sistema svizzero e italiano. Se optano per quello svizzero pagano un’assicurazione privata di almeno 350 franchi al mese; se scelgono quello italiano, per un vuoto normativo, hanno l’assistenza gratuita anche per i familiari».
Da qui la scelta del Governo di introdurre un contributo, giudicato «modesto». «Nel caso di una busta paga di 4.000 euro netti si tratta di circa 120 euro al mese per coprire il servizio sanitario per sé e per i familiari. Una cifra sensata che la Lombardia utilizza per aumentare fino al 20% gli stipendi di medici e infermieri che lavorano nei presidi ospedalieri di confine, dove c’è un forte problema di attrattività verso la Svizzera», evidenzia.
Obiettivo: sanità di qualità
L’obiettivo finale, conclude l’assessore, è garantire servizi sanitari adeguati su entrambi i lati della frontiera: «Questa norma mira a mantenere una sanità di qualità per chi vive nelle zone di confine, sia cittadino italiano sia svizzero che sceglie di curarsi nei nostri ospedali».




