Tassa sulla salute, Berna avverte: «Lo stop ai ristorni violerebbe gli accordi con Roma»

È quanto ha ribadito il Consiglio federale in una risposta scritta a una domanda del consigliere nazionale Piero Marchesi (UDC/TI).
BERNA - Una deduzione parziale dai ristorni del ricavato generato dalla tassa sulla salute, che l'Italia intende applicare ai "vecchi" frontalieri, sarebbe contraria agli accordi fra Berna e Roma su questi lavoratori.
È quanto ha ribadito il Consiglio federale in una risposta scritta a una domanda del consigliere nazionale Piero Marchesi (UDC/TI).
Il parlamentare ticinese aveva chiesto al Governo di fare chiarezza sulla questione e se considerasse tale contributo sanitario italiano ai frontalieri come un'imposta o una tassa. Una perizia commissionata dal Consiglio di Stato ticinese qualifica infatti tale contributo ai frontalieri come un'imposta contraria agli accordi vigenti e potrebbe indurre il Governo ticinese a bloccare i ristorni.
Stando a una recente risposta a un'interpellanza del consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega/TI), il Consiglio federale considera invece tale contributo come una tassa, ha precisato Marchesi.
Nella sua risposta odierna, il Governo ricorda dapprima che la cosiddetta tassa sulla salute non è ancora stata introdotta. Inoltre, un'analisi della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI), l'autorità svizzera competente in questa materia, nonché una perizia esterna realizzata su suo incarico, hanno concluso che l'introduzione del contributo sanitario italiano vincolato a uno scopo specifico sarebbe conforme sia alla Convenzione contro le doppie imposizioni sia all'Accordo sui frontalieri tra la Svizzera e l'Italia.
Su questo tema, aggiunge l'esecutivo federale nella sua risposta, sono attualmente in corso colloqui con il Cantone Ticino da un lato e con l'Italia dall'altro. In tale contesto, l'analisi della SFI e la perizia esterna sono a disposizione del Cantone Ticino, se necessario. L'eventuale pubblicazione dovrà essere valutata nell'ambito di questi colloqui, precisa ancora il Governo.
Infine, conclude il Consiglio federale, una deduzione parziale dei pagamenti compensativi o qualsiasi altra misura unilaterale di simile natura (leggi blocco dei ristorni, di cui si discute in Ticino ndr.) costituirebbe una violazione dell'Accordo sui frontalieri.



