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Inerti ticinesi, «Importiamo macerie, esportiamo inquinamento»

La dipendenza ticinese dagli inerti stranieri solleva interrogativi con un'interrogazione di Sara Beretta Piccoli su emissioni, sostenibilità e mancato utilizzo delle risorse locali.
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Inerti ticinesi, «Importiamo macerie, esportiamo inquinamento»
La dipendenza ticinese dagli inerti stranieri solleva interrogativi con un'interrogazione di Sara Beretta Piccoli su emissioni, sostenibilità e mancato utilizzo delle risorse locali.

BELLINZONA - Il Ticino dipende in modo strutturale dall’estero per l’approvvigionamento di inerti da costruzione, con circa 1 milione di tonnellate di sabbia e ghiaia importate ogni anno, principalmente dall’Italia. Il tema è oggetto di una lunga interrogazione firmata da Sara Beretta Piccoli (PVL) che mette sotto accusa il modello attuale di gestione dei materiali, ritenuto responsabile di traffico intenso, emissioni e vulnerabilità del sistema.

Secondo i dati citati dalla deputata, il flusso di importazioni si traduce in oltre 40’000 camion all’anno, più di 200 mezzi pesanti al giorno lavorativo, per un totale che supera gli 80’000 movimenti considerando andata e ritorno. Il solo trasporto transfrontaliero genererebbe tra le 7’000 e le 8’000 tonnellate di CO₂ annue, una stima che non include né il traffico interno né le emissioni legate all’estrazione e allo stoccaggio nei territori di provenienza.

L’interrogazione richiama anche il Piano di Gestione dei Rifiuti (PGR) 2026–2030, che descrive un sistema basato su flussi transfrontalieri interdipendenti: da un lato l’esportazione di materiale di scavo, dall’altro l’importazione di inerti naturali, spesso utilizzando gli stessi vettori di trasporto. Un equilibrio che, secondo Beretta Piccoli, conferma la dipendenza strutturale del Cantone da risorse esterne.

Nell'interrogazione viene fatta notare una contraddizione: mentre si importano grandi quantità di materiale, le cave ticinesi disporrebbero di risorse potenzialmente idonee che non vengono valorizzate a sufficienza, con ricadute economiche e occupazionali per il territorio.

Tra i punti sollevati, anche la sostenibilità a lungo termine di un modello basato su trasporti massicci su gomma e sulla stabilità dei rapporti transfrontalieri, considerati fattori di rischio in caso di cambiamenti normativi o economici. Viene inoltre chiesto se il sistema sia compatibile con gli obiettivi climatici cantonali e federali.

L’interrogazione entra nel dettaglio con 24 domande rivolte al Consiglio di Stato: dalla conferma dei volumi importati e delle emissioni generate, alle misure concrete per ridurre traffico ed emissioni, fino alla possibilità di rafforzare il riciclaggio e l’uso di materiali secondari nel settore edilizio.

Ecco tutte le domande contenute nell'interrogazione:
1. Conferma le stime relative ai volumi di inerti importati annualmente e al conseguente numero di trasporti su gomma come indicato nel PGR 2026-2030?
2. Il Cantone dispone di una valutazione ufficiale delle emissioni di CO₂ generate dal trasporto degli inerti? Se sì, quali sono i dati aggiornati?
3. In che misura l’impatto climatico di questo sistema è compatibile con gli obiettivi cantonali e federali di riduzione delle emissioni?
4. Ritiene sostenibile nel lungo periodo un modello che genera decine di migliaia di trasporti pesanti all’anno?
5. Quali misure concrete intende adottare per ridurre: il fabbisogno di inerti naturali importati, il traffico transfrontaliero di materiali e le emissioni associate?
6. Sono allo studio alternative strutturali, quali: un aumento sostanziale del riciclaggio, l’impiego sistematico di materiali riciclati nel settore edilizio e una pianificazione più incisiva delle risorse locali? Se sì con quali risultanze?
7. Quali scenari sono previsti nel caso di limitazioni future dei flussi transfrontalieri?
8. Sta effettuando verifiche o monitoraggi specifici sull’effettiva applicazione di queste misure, in particolare riguardo all’utilizzo di materiali riciclati, alla valorizzazione delle risorse locali e alla riduzione dei trasporti di inerti provenienti dall’estero?
9.Intende rivedere il modello attuale alla luce degli impatti ambientali complessivi evidenziati?
10. Come intende affrontare e mitigare l'impatto ambientale e infrastrutturale derivante dal costante traffico pesante di inerti, quantificabile in decine di migliaia di camion e migliaia di tonnellate di CO₂ annuali?
11. Sono previste misure concrete per promuovere nuovamente alternative al trasporto su gomma per il movimento transfrontaliero di inerti, come ad esempio il ripristino d’uso del trasporto ferroviario dove possibile?
12. Quali strategie sono in atto o verranno implementate per ridurre la dipendenza strutturale dall'importazione di inerti naturali, in linea con gli obiettivi di economia circolare del PGR 2026-2030 che mirano anche a una più efficace gestione delle risorse naturali locali?
13. l PGR 2026-2030 è ambizioso nel ridurre i depositi in discarica e aumentare il tasso di riciclaggio oltre l'80%. Come verranno monitorati questi obiettivi e quali indicatori specifici, oltre al tonnellaggio, saranno utilizzati per valutare l'efficacia delle politiche in termini di sostenibilità ambientale completa, includendo le emissioni legate ai trasporti?
14. Considerando che le stime attuali non includono l'impatto delle emissioni legate all'estrazione in Italia e ai trasporti intermedi, intende il Consiglio di Stato commissionare uno studio più esaustivo per una valutazione completa dell'impronta carbonica dell'intero ciclo di vita degli inerti importati ed esportati dal Ticino?
15. Considerando che le cave ticinesi dispongono di materiale idoneo, quali ostacoli specifici (burocratici, normativi, tecnici o di prezzo) impediscono attualmente una maggiore valorizzazione del materiale locale rispetto all'importazione, e quali misure concrete potrebbero invertire questa tendenza nel breve periodo?
16. In base alle attuali pianificazioni, la gestione dei materiali inerti in Ticino è regolata dal Piano di gestione dei rifiuti del Canton Ticino 2024-2028, che contiene i dati sui quantitativi e le misure di smaltimento/riciclaggio. Il monitoraggio dei flussi transfrontalieri (import/export di sabbia, ghiaia e materiale di scavo) è gestito nel contesto del Gruppo di concertazione inerti (GCI). Esiste una tabella aggiornata sul modello allegato (Cfr. foto)? Se Sì dove si può visionare? Se no, perché non è stato allestito?
17. Quali sono stati negli ultimi anni i volumi di inerti trasportati all’interno del Cantone rispetto a quelli esportati fuori Cantone o all’estero?
18. Dispone di dati sul numero di frantoi per inerti che hanno cessato l’attività negli ultimi anni e sulle motivazioni di tali chiusure?
19. Quale impatto economico e occupazionale hanno avuto queste dinamiche sulle cave e sulle aziende del settore?
20. Quanti frantoi e impianti di lavorazione degli inerti erano attivi in Ticino negli ultimi 20–30 anni e quanti risultano oggi ancora operativi? Esiste una statistica? Se sì dove si può trovare?
21. Dispone di dati riguardanti la diminuzione della capacità di frantumazione e lavorazione locale degli inerti e le relative conseguenze economiche e occupazionali per cave, aziende e posti di lavoro del settore?
22. Ha analizzato se la progressiva riduzione di frantoi e impianti di lavorazione locali abbia contribuito ad aumentare le importazioni di inerti e i trasporti transfrontalieri su gomma? Se sì con quali risultanze?
23. Ritiene necessario adottare misure per favorire maggiormente la lavorazione locale degli inerti e salvaguardare posti di lavoro e competenze presenti sul territorio? Se sì con quali tempistiche e modalità?
24. Sono state valutate le ricadute ambientali legate all’aumento dei trasporti verso l’estero, rispetto a una filiera maggiormente locale?

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