Fatti di Camignolo, l'OCST difende i due agenti: «Il rischio è che cresca la paura di agire»

Il sindacato richiama l'attenzione sulle difficoltà delle decisioni prese sul campo e chiede equilibrio nelle valutazioni, ribadendo l'importanza della presunzione d'innocenza.
Il sindacato richiama l'attenzione sulle difficoltà delle decisioni prese sul campo e chiede equilibrio nelle valutazioni, ribadendo l'importanza della presunzione d'innocenza.
CAMIGNOLO - Solidarietà ai due agenti coinvolti nel procedimento relativo ai fatti di Camignolo, ma anche preoccupazione per le possibili ripercussioni sul lavoro quotidiano della polizia. È la posizione espressa dal Sindacato OCST Funzionari di Polizia, che interviene sulla vicenda richiamando l'attenzione sulle condizioni in cui gli agenti sono chiamati a operare e sul rischio che il timore di conseguenze giudiziarie possa condizionarne gli interventi.
Pur ribadendo il pieno rispetto per il lavoro della magistratura e senza entrare nel merito della decisione, il sindacato invita a considerare il contesto nel quale si trovavano i due poliziotti. «Gli agenti intervenuti a Camignolo erano in servizio e stavano svolgendo il compito loro affidato», sottolinea l'OCST, ricordando che chi indossa una divisa deve spesso affrontare situazioni complesse e prendere decisioni in pochi istanti.
Secondo il sindacato, è fondamentale distinguere tra la ricostruzione di un intervento effettuata a posteriori, quando si dispone di tempo e di tutti gli elementi raccolti, e le condizioni nelle quali un agente è chiamato a decidere sul terreno, sulla base delle informazioni disponibili in quel momento. Una differenza che, sostiene l'organizzazione, deve essere tenuta in considerazione nella valutazione dell'operato dei poliziotti.
«Il rischio è che cresca la paura di agire»
La preoccupazione principale riguarda le possibili conseguenze sul comportamento degli agenti. «Se ogni intervento delicato può trasformarsi in un problema personale o giudiziario, si rischia di generare esitazione proprio in chi è chiamato a proteggere la popolazione e a garantire l'ordine pubblico», avverte il sindacato.
L'OCST precisa tuttavia di non voler rivendicare alcuna forma di immunità per gli agenti. Il rispetto delle regole, il principio di proporzionalità e le responsabilità legate alla funzione di polizia restano fondamentali. Quello che viene chiesto è piuttosto «equilibrio, rispetto e fiducia» nei confronti di chi è chiamato a garantire la sicurezza pubblica.
Il richiamo alla presunzione d'innocenza
Il sindacato interviene anche sul tema delle garanzie giudiziarie. Pur condividendo gli appelli al rispetto del lavoro della magistratura, sottolinea che questo principio deve valere in ogni circostanza, indipendentemente da chi si trova sotto inchiesta.
«Presunzione d’innocenza e garantismo non possono essere applicati a geometria variabile, soprattutto quando a essere accusati sono dei poliziotti», afferma l'OCST.
Il comunicato si chiude con un richiamo alla dimensione umana della professione. «Dietro ogni divisa c’è una persona, un lavoratore e una famiglia». Un agente, osserva il sindacato, deve essere consapevole delle proprie responsabilità, ma anche sapere di non essere lasciato solo quando è chiamato a prendere decisioni difficili.
Per l'OCST, la sicurezza della popolazione dipende anche dalla possibilità per i poliziotti di lavorare con la necessaria serenità, senza che il timore delle conseguenze di un intervento finisca per comprometterne la capacità di agire.




