Un frontaliere su due si sente pagato meno dei colleghi svizzeri

Si tratta di uno studio realizzato dal sindacato italiano Cisl e dall'OCST. Quasi la metà degli intervistati denuncia una diminuzione del potere d’acquisto nonostante la soddisfazione per la retribuzione.
BELLINZONA / VARESE - Più di un frontaliere su due ritiene di guadagnare meno di un collega residente in Svizzera che svolge mansioni analoghe. E quasi la metà segnala una diminuzione del proprio potere d’acquisto. È quanto emerge da una ricerca della Cisl (sindacato italiano) sui lavoratori che ogni giorno attraversano il confine per raggiungere il posto di lavoro.
Il 73% si dichiara comunque soddisfatto della retribuzione
Lo studio, realizzato dal centro di ricerca BiblioLavoro insieme alle Cisl dei Laghi, di Sondrio e del Piemonte Orientale e all'Ocst, è stato presentato sabato a Varese. Il sondaggio ha coinvolto 1.542 lavoratori. Il 55,6% ritiene di percepire uno stipendio inferiore a quello di un residente con mansioni simili, mentre il 48,4% afferma che il proprio potere d’acquisto è diminuito. Eppure, il 73% si dichiara soddisfatto della retribuzione.
Il peso del pendolarismo
Tra le principali criticità figurano anche i costi e i tempi degli spostamenti. Quasi un terzo degli intervistati trascorre più di un’ora e mezza al giorno nel tragitto casa-lavoro, mentre il 73,2% utilizza l’auto privata. Per quasi uno su due, le spese di mobilità assorbono tra il 5 e il 10% dello stipendio. Lo smart working, che potrebbe alleggerire il peso del pendolarismo, resta accessibile soltanto al 37,4% del campione.
Dalla ricerca emerge inoltre un marcato divario di genere: il 25,4% delle lavoratrici guadagna meno di 3.000 franchi lordi al mese, contro l’8,2% degli uomini. Questi ultimi sono anche più rappresentati nella fascia salariale superiore ai 5.000 franchi.
«Serve uno Statuto»
Trasferirsi in Svizzera non è però un’opzione per la maggioranza: soltanto un intervistato su quattro sarebbe disposto a farlo. Tra i principali ostacoli figurano il costo della vita, i premi della cassa malati e la lontananza da famiglia e affetti.
Da qui la richiesta della Cisl di uno Statuto dei lavoratori frontalieri. Secondo Marco Contessa, responsabile nazionale Frontalieri del sindacato, occorre riconoscere le peculiarità di chi lavora oltre confine, garantendo maggiore certezza fiscale, trasparenza previdenziale e una governance stabile dei rapporti transfrontalieri.



