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Bernardi respinge le accuse: «È una fandonia. È lui che è andato in escandescenza»

L'ex municipale di Bissone si difende in aula e offre una versione opposta a quella dell’accusa sul presunto tentato omicidio intenzionale e incendio.
Bernardi respinge le accuse: «È una fandonia. È lui che è andato in escandescenza»
RescueMedia
Bernardi respinge le accuse: «È una fandonia. È lui che è andato in escandescenza»
L'ex municipale di Bissone si difende in aula e offre una versione opposta a quella dell’accusa sul presunto tentato omicidio intenzionale e incendio.

LUGANO - «È una fandonia incredibile. È lui che è andato in escandescenza». Vladimiro Bernardi respinge le accuse di tentato omicidio intenzionale e incendio intenzionale.

Si è aperto questa mattina alle Assise criminali di Lugano il processo a carico dell’ex municipale di Bissone (difeso dall’avvocata Sandra Xavier), accusato di aver appiccato volontariamente un incendio in un garage e di aver aggredito ripetutamente un inquilino durante un litigio legato al mancato pagamento dell'affitto.

Bernardi nega l'aggressione
I fatti più gravi risalgono al periodo tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre del 2025 e si sono svolti a Melano. Secondo l'atto d'accusa stilato dalla procuratrice pubblica Anna Fumagalli, il 29 novembre 2025 l'imputato avrebbe aggredito ripetutamente la vittima al collo, immobilizzandola sia con una presa cervicale sia con l'avambraccio.

La dinamica ricostruita dall'accusa, e interamente respinta dall'imputato, descrive una colluttazione violenta fatta di agguati, mani al collo, ginocchiate e calci. Solo le grida di soccorso e di dolore avrebbero permesso l'intervento della polizia, allertata da una persona accorsa in aiuto.

Il referto medico della vittima
A documentare le conseguenze è il referto medico della vittima, stilato dall'Ospedale Beata Vergine di Mendrisio: ferite al collo, al tronco, al braccio sinistro e agli arti inferiori. Nella lunga lista che occupa più di una pagina dell'atto di accusa, particolarmente rilevanti sono le lesioni al collo, dovute secondo i medici a «una compressione pericolosa e potenzialmente idonea a determinare esiti letali a seguito di ostruzione venosa giugulare con congestione cerebrale».

Ma andiamo con ordine. Durante l'interrogatorio, il presidente della Corte, il giudice Amos Pagnamenta, affiancato da Raffaella Rigamonti ed Emilie Mordasini, ha cercato di ricostruire non solo la cronologia degli eventi, ma anche le ragioni del litigio.

L'origine del litigio
Come detto, all'origine del contenzioso ci sarebbero gli affitti non pagati dall'inquilino. Tra i due era stato firmato un accordo che prevedeva un affitto gratuito per i primi cinque mesi in cambio della costruzione, da parte dell'inquilino, di una cucina di seconda mano nell'appartamento. «Al sesto mese sono andato a controllare e l'appartamento era in uno stato pietoso e della cucina neppure l'ombra».

Da lì sarebbe iniziata un'escalation. «Non rispondeva alle lettere, neppure alle telefonate e non si faceva trovare. Si barricava in casa per non farsi vedere».

I dubbi del giudice su molti dettagli
Su un punto il presidente della Corte ha insistito: la telecamera di sicurezza nel garage, definita «abusiva» da Bernardi e smontata dall'imputato il giorno prima dei fatti. Una coincidenza? Per l'accusa prova la premeditazione del gesto. «Non c'è nessun nesso», ha spiegato Bernardi. «I fatti sono avvenuti nel corridoio d'entrata e nel locale tecnico che nulla hanno a che vedere con il garage».

Durante l’interrogatorio, l’imputato ha negato sia la ricostruzione del pp sia le accuse contestategli. «È lui che mi ha aggredito. Io ho solo bloccato le sue azioni perché era completamente esagitato. Ho reagito a un’aggressione ingiusta nel modo meno invasivo e meno violento possibile».

«Ho applicato l'euceta»
Alla domanda sul perché il suo referto medico non presentasse alcun segno di colluttazione, Bernardi ha risposto in modo vago. «Io sono stato sottoposto a una visita medica il 3 dicembre. Non c'era nulla sul mio corpo perché il mio metabolismo riesce ad assorbire gli ematomi meglio e più velocemente degli altri. Inoltre ho applicato l'euceta».

Sono diversi gli elementi della ricostruzione dell'imputato sui quali il giudice Pagnamenta ha espresso dubbi. «Non ricordo», «sono passati ormai nove mesi» e «mi sarò confuso» hanno infatti introdotto buona parte delle risposte di Bernardi.

L'accusa di incendio intenzionale
Oltre all'accusa di tentato omicidio intenzionale, l'ex municipale ha dovuto rispondere anche di incendio intenzionale per il rogo scoppiato qualche giorno dopo la lite, il 3 dicembre, all'interno del garage di via Scaironi a Melano, affittato all'inquilino.

Anche in questo caso il presidente della Corte ha espresso dubbi sulla versione dell'imputato: dal telefono rimasto a casa alla reazione di Bernardi alla notizia dell'incendio, descritta come calma dalla persona che lo ha avvisato e come sbigottita dal diretto interessato, fino alle chiamate e ai messaggi cancellati dalla cronologia e ai documenti sensibili del Comune che sarebbero stati bruciati nel camino, ma dei quali la polizia non ha trovato traccia.

Oltre ai fatti di Melano, anche la diffamazione
Non è tutto. Ai fatti di Melano si aggiunge un secondo filone. Bernardi è accusato anche di diffamazione per due suoi articoli apparsi sul Mattino della Domenica nel 2024 contro il sindaco di Bissone Andrea Incertin (difeso dall’avvocato Mauro Ermani).

Nei due articoli, Bernardi accusava Incerti di un suo presunto coinvolgimento in scandali a sfondo sessuale. Fatti che non sono mai stati appurati e che sono sfociati in un non luogo a procedere.

Anche su questo punto le versioni divergono. «Si trattava di avere chiarezza sulla condotta del sindaco. Tutti in Municipio lo pretendevano. Era già tutto noto, non c'era niente di nuovo».

La ricostruzione della cronologia degli eventi e delle ragioni del litigio si è dunque rivelata complessa. Il dibattimento è ora sospeso. Il processo riprenderà oggi pomeriggio alle 14.

Presenti in aula gli assessori giurati, la pubblica accusa chiederà verosimilmente una pena superiore ai cinque anni.

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